Analisi esoteriche: Mazinga Z.



LORENZO BARBERIS

Compie oggi quarant'anni il cartone animato che ha maggiormente influenzato la mia generazione - e, ovviamente, me in prima persona - Mazinga Z di Go Nagai, nato il 2 ottobre 1972 (due giorni prima del mio compleanno). Si parlava, negli anni 2000, di "Generazione Mazinga", per indicare quella generazione cresciuta negli anni '80 con i cartoni animati giapponesi. Non so se abbia avuto una reale influenza culturale così profonda, ma certo ha condizionato poi il boom dei manga a partire dai '90 in poi, quindi almeno sotto un profilo culturale ha un rilievo. Io, in realtà (forse per ragioni anche di tempistiche) mi sono poi rivolto soprattutto al fumetto italiano, avendo colto "l'ondata perfetta" di Dylan Dog, nel 1986. Ma, comunque, i cartoni giapponesi hanno inciso profondamente nel mio immaginario. Anche perché Mazinga è più esoterico di quanto si pensi.

A partire dal nome: in giapponese, Majingā significa "Dio-Demone", un indizio della sua natura ibrida. Sebbene da noi venissero definiti "robottoni" prima che si imponesse il corretto "mecha", si tratta di un concetto molto cyberpunk: Mazinga è infatti un esoscheletro potenziato, che si muove collegandosi al cervello di un pilota. Naturalmente è ancor più complesso di così, perché i mecha hanno - già qui, nell'opera fondante, come analizzerà poi in modo più apertamente esoterico Evangelion - una sorta di personalità propria, interagendo in modo complesso col pilota. Siamo più nei dintorni del cyborg, della contaminazione tra tecnologico e organico, un ambito più disturbante e affascinante della coeva fantascienza occidentale, magari catastrofica ma ancora più "pulita" nella fusione uomo-macchina, meno centrale e comunque meno iconica negli anni a venire. Il cyberpunk, che inizia a formarsi nel 1977 nell'avanguardia Mirrorshades, guarderà inevitabilmente a questo modello.




Ma, come detto, l'evocazione divino/diabolica non è un caso: Go Nagai è fortemente influenzato dalla cultura ermetica. Nato il 6 settembre 1945, a un mese esatto dal bombardamento nucleare di Hiroshima che sconfigge il Giappone (e spezza simbolicamente l'aura divina del suo imperatore), nel 1970 realizza un primo fumetto esoterico, Mao Dante, ispirandosi dichiaratamente all'Inferno dantesco e alla sua interpretazione visiva di Dorè. Qui è ancora assente l'elemento tecnologico: i poteri dell'inferno si risvegliano, condizionando anche un ragazzo che diviene un devilman, metà uomo, metà demone, e che usa i poteri che ha ottenuto per cercare di scongiurare l'Apocalisse. I temi esoterici della Commedia dantesca vengono fusi col mito degli Oni, i demoni della tradizione giapponese, non senza qualche polemica, pare, anche in Giappone per la contaminazione religiosa (propria dell'esoterismo, va detto).

L'evoluzione naturale di Mao Dante è quindi Mazinga Z, dove i temi esoterici si fondono a quelli cibernetici, in un gusto della contaminazione tipico delle sue opere che si rivolge a un tema all'apparenza meno delicato: ma, in realtà, cruciale nella società tecnologica che si va aprendo con la terza rivoluzione di quegli anni, che Go Nagai quasi precorre.


Nel 1973 infatti la crisi petrolifera mondiale porterà a una accelerazione nelle tecnologie informatiche per un principio diversificazione economica, con la nascita di Internet (1974) e la "pace spaziale" Apollo-Soyuz, che creano le condizioni per una stagione di grande sviluppo tecnologico, oggi in parte rallentato sul versante spaziale. Go Nagai, per quanto precorritore dei tempi (e, così, fondatore del grande genere specifico dell'animazione nipponica, così come i supereroi lo sono del fumetto statunitense), fu probabilmente influenzato dal grande salto tecnologico dell'esplorazione lunare: le sue battaglie non sono spaziali (come sarà poi in altri anime di mecha) ma certo risente il clima di entusiasmo tecnologico di quegli anni, che per contro - per mantenere vivo il sogno - richiede una "altra fantascienza" rispetto al puro tema spaziale.

Ma tornando a Mazinga e ai suoi influssi danteschi: Dottor Inferno ritrova l'esercito robotico creato dalla civiltà di Mikenes durante la sua sopravvivenza sotterranea, e decide di usarlo per i suoi piani di conquista. Appare evidente la citazione dantesca: anche in Dante, negli Inferi cristiani, sopravvivono i mostri della tradizione classica, che riappaiono poi puntualmente in forma di contaminazione robotica (e non puramente zoologica) nell'anime. 

Ma altre sono le citazioni: l'androgino Barone Ashura riprende in chiave orrorifica il mito di Tristano e Isotta, mentre il Conte Blocken, nazista redivivo con testa mozzata fluttuante, segna la connessione con il nazismo esoterico (e le ossessioni nipponiche per l'ingombrante passato nella guerra mondiale).




In seguito, quando col Grande Mazinga - la serie successiva, del 1974 - si giunse direttamente al confronto con la civiltà di Mikenes, la figura dell'Imperatore delle Tenebre ha una evidente ispirazione luciferiana.

Negli stessi anni di Mazinga Z., inoltre, Go Nagai sviluppa un nuovo adattamento dei concetti di Mao Dante, sviluppando l'anime di Devilman (1972-1973), poi trasposto anche a fumetto. 

L'universo narrativo è integrato: nel 1973, in un lungometraggio per il cinema, Mazinga e Devilman si incontrano per combattere contro la demoniaca Silen.

L'autore produrrà poi altre serie robotiche come Jeeg Robot (1975), di grande successo in Italia, e dopo altre serie minori nel 1976 come Ga-kin, il robot magnetico, si dedica col suo studio soprattutto ai remake e agli ampiamenti del suo vasto universo narrativo.

L'arrivo in Italia dei primi robot è del 1978, con una immediata levata di scudi che causa l'allontanamento dalla RAI. Robottoni e altri "diseducativi" cartoni giapponesi faranno la fortuna delle tv locali che riescono ad accaparrarseli e poi, dagli anni '80, del nascente colosso di Fininvest (poi Mediaset), il polo privato di Silvio Berlusconi, che non si pone eccessivi scrupoli pedagogici (ma nemmeno filologici, distinguendosi per tagli sconsiderati e programmazioni casuali).

In qualche modo, i megarobot hanno quindi contribuito a forgiare una nuova era, in Italia e non solo, educando una intera generazione sui loro principi, più o meno recepiti e compresi. La grande opera di Go Nagai ha avuto quindi un successo innegabile: e una altrettanto innegabile componente "esoterica".

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