Dylan Dog 2005 (221-232)


LORENZO BARBERIS

Il 2005 di Dylan Dog inizia come al solito in quegli anni nel segno della Barbato al 221 con una sua bella storia, "Il Tocco del Diavolo", che ricordo si apriva con una sorta di disclaimer sulla "complessità di lettura della storia" (che, intendiamoci: era più complicata della media bonelliana, ma nulla di indecifrabile: e mostrava, anche in questo, una oggettiva difficoltà di sperimentare in Bonelli).

Buona anche "La saggezza dei morti" di Medda (al 222) sugli orrori della provincia tratteggiati col solito perfetto sarcasmo.

Il 223 di Ruju è un lavoro onesto ma che non mi aveva entusiasmato, come pure il suo 224, eccezionalmente a colori in concomitanza con un aumento di prezzo (di dieci centesimi). La motivazione di un albo a colori extra lasciò perplessi molti lettori: non si giustificava per alcuna ricorrenza, e anche l'aumento di prezzo non era motivazione tale da spingere a indorare così la pillola.

La Bonelli sosteneva un cadeaux occasionale, così, per pura generosità: e lascia però perplessi la poca eccezionalità del regalo; forse un Ruju-Freghieri come questo (dignitoso, come al solito, ma un po' anonimo) avrebbe addirittura beneficiato del B/N. Sono del resto "prove generali" per il colore: i successivi numeri a colori, pochi anni dopo, saranno ben più eleganti e riusciti. Ma già la colorazione del 100 e del 200 erano migliori, pensate come tali. Qui il colore aggiunto a posteriori è, appunto, posticcio.

Al 225 ritorna Masiero dopo l'esordio al 218, con una prova, "Insonnia", che convince, supportato da un buon Cossu usato al meglio del suo straniamento.

Masiero (1967), di Rovigo, si avvicina al fumetto nel 1985 con Fumo di China; scrive "Raccontare Dylan Dog" e l'analogo volume dedicato a MM. Entra nel 1991 in Bonelli, lavorando inizialmente su Mister No. Su Dylan Masiero cerca, con un certo successo, di portare un taglio pirandelliano, alla Così è se vi pare, che risponde abbastanza bene a Sclavi (che al Mattia Pascal dedicò anche un numero). La nomina a Redattore Capo Bonelli gli toglierà però tempo per la sceneggiatura, in seguito, rendendo la sua presenza più episodica.

Non male anche il 227, con apertura meta-fumettistica (nel rimpianto dello splatter dei tempi d'oro), scena iniziale horrorifica citata da un vero episodio del mostro di Milwakee, colonna sonora di Chopin per il massacro che segue (in campo lunghissimo). Interessante anche il lavoro che Masiero compie qui sull'archetipo del killer dylaniato, tipicamente volto a belle ragazze, accennando a un serial killer dall'attrazione omoerotica. Anche tutto il tema sovrannaturale (la possessione "al femminile" da parte di Joe Storm, il killer, qualificato come sottilmente effettinato, e inclusa la vittoria finale del mostro) è un tentativo interessante di ragionare "out of the cage".

Masiero anche al 229 e al 230, con storie non prive di interesse, in particolare L'Inquilino Misterioso, dotato di certi spunti di innovazione della Gabbia su cui sarebbe interessante tornare.

Il De Nardo al 226 mi manca; il 228 della Barbato è invece, nuovamente, molto interessante nel suo certificare, con una storia fortemente fuori dai canoni, la "morte dell'autore" intesa come la "morte di Sclavi" al suo personaggio, ormai quasi definitiva a parte una manciata di storie che arriveranno di lì a poco.

Chiudono nuovamente Ruju, e poi Faraci, con albi che tentano perlomeno un approccio particolare (il Nightmare Tour dedicato a Dylan nel primo, Dylan al lavoro in Scotland Yard nel secondo).

*

L'annata prosegue così stancamente la fine della seconda decade del personaggio, tentando di trovare in Masiero un possibile nuovo interprete dell'orrore dylaniato, ma senza particolari entusiasmi. L'autore quindi si congederà dalla testata dopo una manciata di altre tre storie, e sarà invece Gualdoni, negli anni seguenti, il nuovo "cavallo di razza" su cui puntare, per l'esperienza nel fumetto per ragazzi, e nel colore.

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