Dylan Dog 2009 (269-280)

2009. L'Era di Gualdoni.

LORENZO BARBERIS.

(avvertenza: come molti miei saggi sul blog, contiene aggiornamenti successivi).

Il 2009 vede il definitivo passaggio di Giovanni Gualdoni a curatore. In sostanza, però, già negli anni prima l'innovazione principale - il colore - era stata ad opera sua (scelto probabilmente per questo: per la sua esperienza nel fumetto a colori, la bravura nelle "brevi" e nel fumetto per ragazzi).

Il Color Fest dell'anno bissa la prestigiosa cover con quella di Sergio Toppi, ma inizia anche a rivelare una certa stanchezza della nuova formula, da cui non emerge una storia potente come quella di Bilotta dell'anno precedente.


Prosegue intanto il lavoro sul film di Dylan Dog in USA, frenato però da problemi di budget, di impostazione registica e di copyright. Non si può usare il maggiolino, che la Disney ritiene una sua proprietà con Herbie, il maggiolino tutto matto, e per prudenza si evita anche la targa 666; Groucho ovviamente è inutilizzabile, l'espressione Giuda Ballerino viene cassata. L'eroe è spostato a New Orleans (inizialmente si pensava New York), non usa solo la Bodeo 1889, ma un arsenale di armi stile fratelli Winchester. Insomma, la sua figura è totalmente riscritta in un mediocre filmetto che cerca con fatica di mettersi sulla scia dell'horror teen adult.




Intanto però viene lanciato Dylan anche in USA con un albo con cover di Mike Mignola (l'autore di Hellboy, non nuovo a collaborazioni di questo tipo con Bonelli, ad esempio per Nathan Never). Il volume pubblicizza i 50 milioni di copie vendute, come timidamente fatto anche in Italia. Probabilmente si sperava in una coincidenza col film, che non ci sarà per i ritardi produttivi. La scarsa qualità del film stesso non favorirà, nemmeno nel biennio seguente, il possibile effetto-traino. Nella pubblicità, con sana spudoratezza, gli USA sfruttano i 56 milioni di copie vendute (fin poche, per Recchioni...) e la citazione di Umberto Eco, uno dei pochi intellettuali europei noti negli States (con Calvino, l'unico italiano ad aver tenuto lezioni ad Harward).





Mater Morbi (280) di Recchioni, è l'ultimo albo del 2009, che, caso raro per il DD del periodo, fa parlare notevolmente di sé. L'albo, magistralmente disegnato da Carnevale, sfiora il tema dell'eutanasia, in quel momento di estrema attualità in Italia. Vi è ancora il governo Berlusconi relativamente forte in piena fase di alleanza teocon con Ratzinger.




Il ministro preposto, Eugenia Roccella, ex femminista passata a destra, prima attacca il fumetto, poi corregge il tiro dopo le polemiche scatenate. Recchioni mette molto di sé in questa storia, mette in gioco la sua personale malattia in una storia radicale, che dimostra come Dylan Dog ha ancora molto da dire.



L'albo darà vita ad una edizione Bao di pregio, formando in un certo senso l'avvio di una collaborazione proseguita con Orfani, la nuova serie di SF sempre di Recchioni, e con l'Oscura Signora di Sclavi in versione originale.



Viene creato anche un cosplay di livello ispirato alla figura della personificazione della Malattia, nuovo ente sovrannaturale che Recchioni introduce nell'eterna e crudele lotta tra Morte e Vita che anima il cosmo di Dylan Dog.

In quest'albo Recchioni (che ha ripreso un "suo" ospedale ricorrente in tutte le storie) dimostra appieno l'abilità di gestire l'orrore medical, tratto caratteristico del Dylan di Sclavi, di cui MM diviene probabilmente la migliore declinazione, forse perfin meglio delle paranoie sclaviane nel mettere a fuoco questo singolo aspetto (Sclavi dirà, certo con una parte di convenzione, "leggendo l'albo ho detto: questo è più bravo di me!"; tributo mai riservato ad altri).

Probabilmente è da questa seconda prova che nasce l'idea di affidare a Recchioni la gestione della testata, affidamento che avverrà nel 2013. L'idea che verrà sviluppata, però, è più quella del Modulo A38, il suo primo approccio al personaggio, di cui saranno riprese molte idee per il ciclo di John Ghost.

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