Briaglia

"Briaglia, San Giovanni Evangelista", Ilaria Barberis 2010 

Venerdì 30 Aprile 2010 scorso ho presentato una mostra di pittura del pittore Gianpaolo Daprea presso la Confraternita di San Giovanni Evangelista (come si evince dal dipinto in alto a sinistra) a Briaglia, con cui il comune ha inaugurato la sua nuova sala espositiva. La cosa mi fornisce lo spunto per iniziare il mio excursus sui misteri della Mondovì esoterica, che cominciano proprio da questo piccolo comune di 300 abitanti, di recente assurto agli onori della Stampa di Torino per la caratteristica della sua totale assenza di negozi. Difatti, Briaglia è il punto di partenza obbligato per ogni discorso iniziatico dell'area monregalese: qui, infatti, sono stati rinvenuti dei sia pur discussi menhir celtici, custoditi ora proprio nella chiesa sconsacrata in questione (se ne può vedere uno in basso a destra). Vicina al centro di Vico, da cui vennero i primi abitatori di Mondovì (il Monte, appunto, di Vico: 'l Mondvì). Briaglia deriva il suo nome da un termine celtico per "altura" (ancora oggi, in piemontese, "bric"). I presunti menhir briagliesi risalirebbero all'età celtica; il loro ritrovatore, il Janigro D'Aquino, li fa coevi di Stonehenge. Nonostante numerose contestazioni, è però vero che Vico è già attestato come centro celtico nella storiografia locale, e vi sono stari ritrovati altri menhir locali, come uno romanizzato con la enigmatica scritta “Sex Maiori M.F. Cam.”. I menhir, rinvenuti interrati, potrebbero essere stari rimossi verso il 712 -744 d.C., sotto il re longobardo Liutprando, che ordinò in tutta Italia la rimozione di tali residui del paganesimo. Stando al loro ritrovatore, l'archeologo D'Aquino, i menhir di Briaglia avrebbero formato un vero e proprio cromlech, un cerchio sacro di pietre celtiche; al centro vi sarebbe stato una specie di altare sacrificale, con un incavo per un coltello o una spada rituale, e poi due pietre-stele raffiguranti le figure di un animale cornuto, il dio maschile, e di una donna tondeggiante, la dea femminile, simbolo per i celtici delle opposte forze - maschile e femminile, bianca e nera - che si incrociavano nei loro cerchi di pietra. Ad ogni modo, autentici o meno che siano i menhir, è interessante la storia del loro insistito recupero, che come vedremo nei prossimi post inizia nel 1969 e prosegue tuttora, con il rinnovato impegno del comune e le ripetute citazioni nella galassia informatica dei cacciatori di menhir, anche su siti internazionali: un primato che rende Briaglia, inevitabilmente, all'inizio e alla fine della "storia esoterica" di Mondovì.

La locandina della manifestazione, salvo rimozioni, si può trovare sul sito del comune di Briaglia qui.

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