The Photo of Dorian Gray


"Dorian Gray", locandina del film del 2009.

Ho visto l'altra sera, con comuni amici, il film "Dorian Gray" (2009) di Oliver Parker, e così oggi posso inaugurare i miei post dedicati anche al cinema di tipo esoterico. Ovviamente, allerta spoiler, come già per i post letterari. Il regista del film, Oliver Parker, prometteva abbastanza bene: aveva esordito nel 1995 con un Othello che fu primo film hollywoodiano in cui il protagonista è un attore nero (a Mondovì ancora oggi aspettiamo un Moro del carnevale etnicamente corretto...), Parker inoltre si era cimentato già con un soggetto wildiano, trasponendo dignitosamente nel 2002 "The importance of being Ernest".

Anche la locandina qui sopra riportata lasciava una buona aspettativa: mi era piaciuta l'idea del volto dell'attore (che in questa immagine non appare ancora così fuori parte come nel film) che si sfalda come un quadro bisognoso di restauro, visto che ovviamente è il volto del dipinto che si sfalda mostrando gradualmente tutti i segni dell'abiezione di Dorian Gray. Ma nonostante tutto questo il film si è rivelato decisamente mediocre. Fin da subito il modo in cui si stipula l'implicito patto col diavolo di Dorian Gray è liquidato in modo superficiale, lasciando che sia Wotton ad esprimere il desiderio di eterna giovinezza al posto suo; Grey si limita ad assentire. I

n seguito, l'innamoramento per Sybil - Ofelia - e il disincanto quando l'attricetta shakespeariana si innamora davvero di lui, rendendo sterili i suoi personaggi - è trattato abbandonando completamente l'elemento della seduzione teatrale. L'omicidio del pittore Basil quando questi fa troppe domande è di nuovo banalizzato, rimuovendo il suo scioglimento in acido ad opera del riottoso amico chimico nel romanzo; dopodiché Gray parte per un lungo viaggio per lasciar calmare le acque. Dopo il suo ritorno, Gray subisce il tentativo di omicidio da parte del fratello di Sybil, che non è casualmente ucciso in una battuta di caccia bensì perché travolto dalla metropolitana - ebbene sì: non manca la scena nella metropolitana di Londra.

E infine è Dorian a squarciare il quadro, ma solo dopo che l'amico esteta Lord Wotton tenta di bruciarlo poiché Dorian ha iniziato a insidiare la di lui figlia - che prende il posto della figlia del vicario. E, sì, Wotton e prole si salvano saltando fuori all'ultimo minuto da Casa Gray in fiamme, un secondo prima della sua esplosione. Nel finale, Wotton osserva il quadro del giovane, tornato bellissimo, e ancora integro. Gli occhi del dipinto scintillano, minacciosi, quasi potessero intimarci un "Ritratto II - Dorian's Revenge". Se a ciò si aggiunge che Dorian Grey nel film diviene cattivo perché lo zio bigotto lo bastonava di santa ragione quand'era piccolo, lo scempio del capolavoro wildiano è completato. Peccato, perché il film aveva diversi elementi promettenti. Innanzitutto la ricostruzione dell'Inghilterra vittoriana è valida, come Parker aveva già dimostrato di orchestrare nell'Ernest.

Si poteva operare un recupero filologico più che dignitoso... ma il regista ha voluto orientarsi verso una specie di rilettura alla Alan Moore, senza avere lo spessore dell'autore della Lega dei Gentiluomini straordinari. Lo certifica la citazione, altrimenti incongrua, del mito di Guy Fawkes, che ci rimanda a "V". Tale elemento poteva essere sviluppato in modo interessante tramite il prolungamento del mito di Dorian Gray che viene qui introdotto. Wilde ci dice che il dipinto di Gray viene creato quando questi ha vent'anni, e le sue vicende terminano quando ne avrebbe trentotto, continuando però a dimostrarne una ventina, ma non chiarisce quando si sviluppa questa finestra temporale. Invece, nel film esse iniziano (poco?) prima del 1895 e terminano verso il 1915.

Sappiamo infatti che, nella seconda parte, siamo già nella prima guerra mondiale, mentre la prima parte è precedente all'introduzione delle automobili. Proprio l'apparizione di una automobile segna lo stacco tra le due parti del film, e nella fattispecie questa importante cesura (importante, perché rivela la precisa scelta di un Dorian Gray nel - suo - futuro) è segnata da una pubblicità occulta della FIAT, il cui marchio viene messo in bella evidenza.



"Dorian Gray", FIAT

L'elemento su cui si intendeva probabilmente giocare, e che invece appare abortito, è quello della fotografia: contemporaneamente al dipinto, a Dorian viene fatta una foto davanti allo stesso; nella seconda parte, addirittura, la giovane miss Wotton è una suffragetta e fotografa, e realizza numerosi ritratti (fotografici) di Dorian Gray. L'elemento del ritratto fotografico di Dorian Gray, evocato nel titolo, viene però abbandonato casualmente; le foto che la giovane gli scatta non ci vengono nemmeno mostrate sviluppate. E dire che il tema, anche per la sua dimensione metaletteraria (il rapporto tra fotografia e cinema...) era suggestivo e promettente. Un peccato, quindi, che la FIAT abbia legato le sue strategie di promozione subliminale a un prodotto così modesto. Ma il fatto che la Casa di Torino abbia valutato di sottolineare (certo non casualmente) il suo collegamento col Piemonte ermetico non può non riempire di piacere.

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