San Tommaso & D'Aquino


"Briaglia, Confraternita", Lorenzo Barberis 2010


Nello scorso post avevo parlato della storia antica di Briaglia, e della sua presunta presenza di menhir, caso se non unico comunque abbastanza isolato in Piemonte. Del resto, gli archeoastronomi liguri Barale e Codebò constatano come Mondovì sia il punto in cui è perfetto l'allineamento - visibile in tutta la Granda - tra la Bisalta e il calare del sole nel soltizio d'inverno, e il Monviso e il solstizio d'estate, cosa da cui, secondo loro, deriva una ierogamia sacra, attestata da detti popolari, per cui "Il Monviso sposa la Bisalta". Potrebbero essere questi il principio maschile e femminile che D'Aquino aveva letto nel cromlech di Briaglia: simboli anche di energie bianche e nere, estate e inverno, luce e tenebra. Come ho osservato nel mio libro, "I Misteri di Mondovì", inoltre, se tracciassimo il meridiano terrestre che passa per Mondovì (e, come vedremo in seguito, anch'esso è stato autorevolmente tracciato) e unissimo il monregalese alle due "montagne sacre", otterremmo una stella esagonale, simile a quella adottata, nella seconda metà dei '90, dalla Lega Nord come proprio nuovo stemma di partito. La foglia a sei punte della Lega è, a loro avviso, il "Sole delle Alpi", simbolo sacrale della cultura celtica del Nord Italia (tra l'altro, il Po, fiume sacro e divino per la Lega Nord, sgorga proprio dalle pendici del Monviso, con ulteriore corrispondenza iniziatica...). Briaglia, nonostante queste promettenti origini, confonde poi gran parte della sua storia con quella del monregalese. La prima attestazione del toponimo è del 1276, in una compravendita tra Otto di Brialia e la Certosa di Casotto. Nel 1698, terminate le Guerre del Sale con cui ha definitivamente sottomesso la "Lancia Spezzata" di Mondovì, relativamente indipendente, il duca Vittorio Amedeo II smembra la città in 13 comuni minori, tra cui uno comprendente Vicoforte e Briaglia. Nel 1726 Briaglia ottiene la sua parrocchia, dedicata all'Invenzione della Santa Croce. Probabilmente in questo periodo si forma anche la Confraternita di San Giovanni Evangelista, che sorge oggi a fianco della parrocchia. Ad ogni modo, nel 1793 Briaglia ha una sua sorta di Sauniere, il reverendo Andrea Borsarelli, che nel testamento destina alla comunità un consistente lascito affinché Briaglia divenga comune autonomo; cosa che, nei concitati anni della dominazione napoleonica, avviene. Nel 1867, a unità d'Italia avvenuta, la Provincia di Cuneo vorrebbe riunificare Briaglia a Vico, ma la popolazione insorge e difende il proprio privilegio comunale, anche perché, nel secondo censimento del 1871, risulta al suo apice di popolazione, 700 abitanti. Nel 1882 inoltre viene avviata la costruzione della nuova chiesa parrocchiale - e della nuova confraternita, probabilmente - che nel 1889 viene completata. Lo stesso anno la soppressione comunale è scongiurata e, nel 1894, la comunità può festeggiare il suo primo centenario. Briaglia prosegue poi in un lento declino demografico che si arresta attorno alle attuali 325 unità; ma sorprendentemente, il piccolo centro si ritaglia nuovamente un ruolo negli ultimi atti della storia della Mondovì esoterica. Nel 1969 infatti il conte Ettore Janigro D'Aquino, originario di Cellamonte presso Alessandria, giunge in loco per studi sui menhir che egli ritiene presenti nella zona. Egli avvia un suo cantiere archeologico in cui ritrova un numero elevatissimo di reperti litici, di pietre-stele come egli li chiama; anche la stampa recepisce la notizia del rinvenimento. Degli strani sassi di Briaglia riferiscono (curiosa coincidenza cognominale) Morello Strano e Raffaele Sasso, in articoli ancor oggi facilmente rinvenibili su internet. Gli appassionati di storia locale si dividono in una fazione preminente, più accademica, di scettici sull'autenticità delle pietre, e una fazione minoritaria, più giovane e "alternativa", di convinti assertori dell'archeologo alessandrino (i San Tommaso e i D'Aquino del titolo, potremmo dire). Verso il 1974 i San Tommaso sembrano prevalere: la sovraintendenza piemontese e la società di studi storici di Cuneo, cui D'Aquino aveva sottoposto il suo lavoro, giudicano irrilevanti i suoi ritrovamenti litici, cosa che provoca la fine del cantiere. Negli anni '80 l'interesse attorno alle pietre declina; D'Aquino stesso si occupa d'altri temi, soprattutto - stando ai dati disponibili su internet - alle coppelle sacre di Rocca Ré in Val Maira, di cui si occupa nel corso degli anni '90. L'interesse per Briaglia rinasce probabilmente proprio anche grazie a Internet e alle webpages di vari nuovi "D'Aquino": a partire dal 2000 appare il sito dell'ARS, Associazione di Ricerca Scientifica formatasi nel monregalese verso il 1977, che riprende il tema in una pagina, per l'epoca, vasta e documentata. Nel 2004 anche il comune di Briaglia riprese a muoversi al proposito, collocando le pietre-stele nella confraternita intanto sconsacrata. Anche il D'Aquino viene contattato: ma muore nel 2005,lasciando per sempre la scena. Nel 2010, il comune briagliese ha comunque inaugurato la propria sala d'arte presso la confraternita sconsacrata (con una mostra del pittore Daprea che ho avuto il piacere di presentare), con l'intento, a quanto pare, di proseguire nella valorizzazione delle famose o famigerate pietre. Credo quindi che sentiremo parlare delle eterne vicende dei Tommaso e dei D'Aquino della piccola Stonehenge monregalese del Piemonte.

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