Hasta l'ha vista Alfieri


"Asti, Cattedrale", Luca Fenoglio 2010


Ieri sono stato con le classi in visita ad Asti, l'antica Hasta Pompeia romana, e la grande nemica dell'indipendenza di Mondovì per quasi due secoli, dal suo sorgere nel 1198 fino al riconoscimento di Mondovì quale città e diocesi, nel 1388. Se vogliamo, il conflitto è ancora preesistente, poiché San Bernulfo, vescovo d'Asti, venne orrendamente martirizzato nel sito della futura Mondovì nel 903 d.C. da una banda sconfinante di saraceni, che vari storici locali ottocenteschi volevano istigati dai monaci locali gelosi delle loro indipendenze. Anche il nome di Asti ha un che di ermetico, deriva dall'Hasta sacra che Pompeo Strabone piantò nel terreno a fondazione della città, stando al Bodoni ed altri storici cittadini. Un simbolo della Lancia Assiale attorno a cui si svolgeva la rotazione cosmica, e a cui i romani allineavano il Cardo Maximum delle loro città. Ducato longobardo, contea carolingia, precoce comune già nell'anno Mille, nel XII secolo Asti divenne una delle più importanti città commerciali dell'intera Europa, grazie anche al suo diritto di battere moneta. Ne è testimonianza la magnifica cattedrale medioevale, la più grande del Piemonte, i cui bellissimi interni sono purtroppo storpiati da un "abbellimento" settecentesco con orrendi decori floreali e scalanature in trompe-l'oeil sui pilastri di nuda pietra, che si possono vedere anche nella foto in questione. L'ottocento romantico non pose qui riparo allo scempio settecentesco, e così, nella moderna filologia, l'orribile impianto è ormai intoccabile. Per questo la foto è invece relativa a un'acquasantiera, una sorta di ciclopico Graal di pietra ricavato da un capitello corinzio risalente all'Hasta romana e retto, come si può vedere, da quattro figure demoniache e bafomettiane, dal tratto ancora ruspante, più romanico che gotico. Quella a cui mi appoggio è la più inquietante di tutte, una sorta di scimmia dotata di morso; ma si può anche qui vedere una sorta di testa di bue.Di solito queste figurazioni, piuttosto frequenti, sono giustificate come umiliazione del diavolo che è costretto a reggere la salvifica acqua del suo nemico; è tale la spiegazione razionalistica, ad esempio, anche della celeberrima acquasantiera di Rennes Le Chateau, del resto risalente al tardo Ottocento. Ma se questa è la motivazione ufficiale, specie nelle figurazioni più antiche non si può affatto escludere un secondo livello, in cui il mastro costruttore voleva così effigiate la fusione di opposti simbolismi (proverbialmente il diavolo e l'acqua santa, appunto).Poco dopo il successo della ribellione di Mondovì la città perse la sua posizione di preminenza e si avviò a un declino della sua importanza, divenendo col tempo un pur importante centro dei domini sabaudi. La cosa più nota della città, comunque, è proprio il fatto che Hasta l'ha vista Alfieri, nato qui nel 1749, nonostante in seguito vi abbia soggiornato molto raramente. Vittorio Alfieri è accreditato dal New Student Reference Book come "the founder of Italian tragedy"; ma nonostante la grandezza del padre del Saul (1782), l'etnocentrismo culturale degli inglesi fa loro dimenticare come la tragedia sia stata in realtà rifondata, in età moderna, da Gianbattista Cinzio Giraldi, oltre due secoli prima, con la sua "Orbecche" (1541), prima di qualsiasi altra nazione europea. Giraldi era stato poi il modello dell'Othello (1604) di Shakespeare con la sua raccolta di novelle, gli "Hecatommiti" (1565), pubblicati a Mondovì durante la sua docenza alla locale università. Comunque, anche a volere accettare la tesi del "founder" (ripresa anche da siti italiani, purtroppo), Alfieri è una gloria almeno in parte cuneese (benché non monregalese...). La dinastia degli Alfieri di Sostegno aveva difatti il suo castello a Magliano Alfieri, in provincia di Cuneo (il nome la distingue dalla Magliano Alpi, questa sì nel territorio monregalese). Qui Alfieri trascorreva le estati e compose i suoi primi abbozzi giovanili nel 1759, in licenza da quell'Accademia Militare dove l'aveva costretto l'anno prima lo zio, Pellegrino Alfieri, governatore di Cuneo. Stando al sito del comune, fu la visione di un dipinto di Cleopatra ad ispirargli il primo abbozzo di quella che sarebbe divenuta la sua prima tragedia nel 1775; alcuni versi sparsi ricalcati sull'Ariosto e il Metastasio, gli unici autori allora a lui noti.

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