Vicoforte


"Santuario di Vico", Lorenzo Barberis 2010


In un precedente post sulla storia esoterica monregalese avevo parlato di Briaglia, e della sua riscoperta da parte dell'archeologo Janigro D'Aquino. Ma ciò che spinse il D'Aquino a Briaglia fu un menhir più certo, situato a Vicoforte, probabilmente celtico e romanizzato in seguito incidendovi una iscrizione: "Sex Maiori M.F.Cam.". Mi sono sempre chiesto cosa significasse realmente tale scritta; siti e libri che ho consultato e che la citano non hanno mai tentato di scioglierla. Ai miei fini ermetici, l'ho interpolata come "Sex Maior(es) M(aximum) F(ecerunt) CAM(pus)", Sei Maggiori costituirono il Grande Campo; che si può leggere come un riferimento al presunto cromlech di Briaglia, il sacro cerchio di pietra. Per il poco che ne so di iscrizioni, M. può stare per Maximum, F. per fecit. Su CAM., invece, sono andato molto liberamente. Mi interesserebbe sapere però l'interpretazione più plausibile. se qualcuno la sa, mi faccia sapere. Ad ogni modo, Vicoforte (Vico fino al 1862) era un centro celtico poi romanizzato, Vicus, il cui nome significa "villaggio fortificato", sede di un tempio del dio Silvano, il Pan dei romani. Nel medioevo, da Vico giunsero i primi colonizzatori del Monte Regale, che verso il 1198 si stabilirono qui per ribellarsi alla signoria dei Vescovi d'Asti, di cui ho parlato in altro post. Da questo iniziale conflitto deriva il duplice nome della nuova città, "Monte Regale" per i ribelli, "Monte di Vico", più semplicemente, per il vescovo astense. Vico fece parte del nuovo comune, continuando ad esserne, nel corso della storia, una sorta di centro sacrale. Verso la fine del '400 (forse nel 1489) era infatti sorto in un'area "sacra per antiche memorie" (così il criptico Michelotti, storico della città, nel suo volume del 1920) un pilone devozionale dipinto da Segurano Cigna, valente pittore di queste zone collegato oggi - e su questo dovremo tornare - al fondatore della scuola veneta di pittura, Giorgione Cigna. Segurano realizza un affresco nel raffinato stile del gotico quattrocentesco su un pilone di mattoni costruito da un fornaciaio per adempiere a uno strano voto. Avendo infatti egli difficoltà ad accendere la sua fornace, ha una visione della Madonna che gli chiede di usare i primi mattoni per erigerle un pilone; egli lo fa e la fornace prende a funzionare. In chiave ermetica, la fornace alchemica di questo massonico fornaciaio potrebbe essere il sistema geomantico monregalese, che ha bisogno del nuovo "menhir" muratorio per funzionare. Ma il pilone viene dimenticato ed è poi colpito da un cacciatore nel 1592, iniziando a sanguinare (Sang Real). Allora il duca sabaudo Carlo Emanuele I lo visita nel 1596 e decide la costituzione, su questo luogo, di un grande Tempio della Pace, che divenga il proprio Mausoleo. Il colpo di schioppo è provvidenziale, perché i Savoia, negli anni precedenti, avevano sottratto a Mondovì la propria università (1566) e vi avevano edificato la gigantesca fortezza della cittadella, costruita distruggendo la cattedrale monregalese (1573). Il posizionamento della Sindone a Torino, nel 1578, aveva confermato definitivamente il divorzio sabaudo da quella città che, negli anni '60 del Cinquecento, poteva parere avviata a divenire il centro politico dei loro domini. La costruzione locale del proprio sabaudo poteva addolcire la pillola, fornendo perlomeno una supremazia sacrale. Il nuovo tempio assunse la forma, di per sé assurda perché incredibilmente più complessa da ottenere, consigliata dalle prescrizioni controriformistiche, che suggerivano una cupola ovale come conciliazione tra la croce latina, ormai in disuso, e la forma circolare paganeggiante, entrata in auge col Rinascimento. Ma la forma ovale affascinava anche il mondo ermetico, per il suo simbolismo di Uovo Cosmico di energia e rigenerazione: ideale per la tomba di un sovrano ermetico come Carlo Emanuele. Comunque sia, i lavori procedettero a rilento, e a fine Seicento le guerre del Sale misero Mondovì in conflitto coi Savoia, e Vittorio Amedeo divide la città in tredici comuni minori, staccando anche Vico dal suo antico Monte. Egli inoltre abbandona anche il completamento del Mausoleo e sposta la nuova sepoltura reglae a Superga. Saranno così i monregalesi a completare autonomamente il proprio Tempio della Pace, soprattutto per mano dell'architetto Francesco Gallo che si occupò del suo compimento dal 1701 al 1733, completando finalmente la più grande cupola ovale esistente al mondo. Molti sono poi i piccoli segni esoterici disseminati nel Tempio della Pace, al di là della colossale cupola e della sua storia; ma la loro analisi sarà oggetti di altri post.

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