Dogliani


"Castello di Dogliani", Lorenzo Barberis 2010.


Domenica scorsa visita fuori porta con mia moglie, a trovare una sua amica nobile che abita nel Castello di Dogliani. Occasione per visitare la città, particolarmente per una ricognizione dell'architettura schelliniana, che ha qui la sua capitale. Lo Schellino difatti era di origini doglianesi, e della capitale morale del presidente Einaudi aveva fatto il centro delle sue eclettiche, ermetiche sperimentazioni. L'immagine di copertina del Post è una foto del Castello. Dalle feritoie delle due torri si sparava con gli archibugi, che sono anche nello stemma nobiliare della casata; al centro si può notare, ingrandendo, lo stemma di Dogliani, un Leone che stringe un Boccale, Dolia in latino (un mio antico allievo di quelle parti mi aveva narrato di una leggenda - probabilmente spuria e tardiva - di una Dolianum fondata dal Corteo di Bacco o Dioniso, il dio del vino, che in effetti in età romana era oggetto di un culto più o meno esoterico). Del resto direttamente dal latino deriva il piemontese Duja, cui si ispira il personaggio archetipo del carnevale piemontese, Gianduja ovvero Juan d'la Duja, Giovanni del Boccale, eterno ubriacone che, sotto il tricorno settecentesco, richiama in effetti alcune figurazioni di Bacco.

 
"Cimitero di Dogliani", Lorenzo Barberis 2010.

Questo è il Cimitero di Dogliani, forse la più celebre realizzazione di Gian Battista Schellino. Siamo verso il 1862, l'unità appena alle spalle, e Schellino orchestra questo capolavoro eclettico dove il gotico d'ordinanza sabauda si evolve in un eclettico torreggiare di guglie rosse.


"Cupola schelliniana", Lorenzo Barberis 2010.


Per la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, invece, lo Schellino ricorse a questa cupola d'intenso blu oltremare, gioco di sfere simboliche quanto il cimitero evoca un tripudio di rossi triangoli segmentati. 

 
"Santuario schelliniano", Lorenzo Barberis 2010.

Se si aggiungono le forme squadrate e gialle del Santuario della Madonna delle Grazie, poco fuori la città, pare proprio che Schellino abbia voluto innanzitutto incorniciare la sua Dogliani in un trittico di forme (triangolo-cerchio-quadrato) e di colori primari (rosso-blu-giallo). Ma l'escursione fotografica ha inquadrato altri scorci notevoli di questa piccola capitale delle Langhe, di cui riferirò forse in un prossimo post.

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