A. I.

 
"Robotrix con terzo occhio", A.I. (2001)

Con questo post su A.I concludo la trilogia dedicata ai tre film sull'occhio di Kubrick - Spielberg: "Eyes Wide Shut" nel 1999, "A.I." nel 2001 e "Minority Report" nel 2003. Oltre al riferimento a Pin-Occhio, tutto il trailer è incentrato sullo sguardo di David, il bambino protagonista, che spiccano azzurri sul fondo bianco; e i robot, la specie che finirà per dominare la terra, sono mostrati possedere una sorta di simbolico terzo occhio al centro del cranio metallico. "A.I.", l'opera centrale, abbozzata da Kubrick fin dal 1970 e completata da Spielberg, tratta di un modernizzato mito di Pinocchio, l'opera più nota e tradotta della letteratura italiana. Nel film David è un bambino-robot creato per provare amore per sostituire un bambino vero in coma. Quando questi si risveglia, egli viene rottamato ma continua a cercare sua madre, percorrendo il mondo del futuro in compagnia di un gigolò robotico in continua fuga dalle Fiere della Carne dove i robot vengono distrutti e bruciati in un gigantesco rogo. Alla fine, nel 4000 d.C., quando l'umanità è ormai estinta, gli eredi dei Mecca raccolgono David e, da un capello della madre, gli creano un clone di lei che sia suo per un solo giorno. David lo vive, poi muore felice. Una moderna edizione di Pinocchio, quindi (lo stesso Kubrick si riferiva al film come al "Pinocchio", non come A.I.) che tuttavia modifica molti elementi cruciali dell'originale romanzo collodiano. Le due opere sono all'apparenza, intenzionalmente, simmetriche e speculari: la passività di David opposta alla frenetica attività vitalistica di Pinocchio, collegata alla diversa focalizzazione sulla figura genitoriale: in Pinocchio non c'è una ricerca di lui verso la fatina azzurra, ma verso il padre Geppetto; in AI invece è centrale la ricerca della madre. Anche la scena del Paese dei Balocchi è rovesciato nella Fiera della Carne (già dall'opposizione balocchi/carne, appunto): nel primo caso un paradiso artificiale ed illusorio del "giocattolo" Pinocchio, nel secondo il luogo di festosa distruzione della macchina David. Tuttavia, sotterraneamente, anche David è ribelle alla sua imposta programmazione, trasformando la simulazione di amore del docile robot in un amore vero che lo spinge a superare la sua meccanica passività. In questo, l'opera (come detto, del 2001) si pone in antitesi al grande capolavoro kubrickiano del 1968, "2001 Odissea nello Spazio", altra grande reinvenzione mitica dell'autore: qui l'intelligenza artificiale di Hal 9000 era una macchina ribelle nel suo stereotipo più classico, sia pure magistralmente interpretato; il fedele servitore che si trasforma nell'odusiaco Ciclope divoratore di uomini. Qui Kubrick-Spielberg supera la sindrome di Frankenstein e si avvicina di più (com'era nelle corde dell'autore di E.T., altro importante bilettere della scientifiction) ai sottili e inquieti androidi asimoviani.

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