La Dolce Arte

 

"Grande Onda", Hokusai 1826 / Lorenzo Barberis 2010 

Ieri sera siamo andati a vedere una dimostrazione di Ju Jitsu in cui era coinvolto anche un mio caro amico, anch'egli appassionato di tematiche esoteriche monregalesi. In verità non mi sono mai interessato molto alle Arti Marziali, in quanto i miei interessi sono sempre stati maggiormente rivolti alle tradizioni occidentali, ma devo ammettere che l'esibizione aveva un suo fascino particolare per l'eleganza dei movimenti, che in questa Arte sono particolarmente accentuati. Ju Jitsu significa infatti "l'arte dolce" e si qualifica in effetti per non ricorrere per nulla alla forza fisica del soggetto, ma solo alla sua capacità di rivolgere contro l'avversario la sua stessa forza. Così l'esibizione assume l'aspetto di una danza sapienziale, di una esoterica compenetrazione di verità Zen, dimensione filosofica che diviene evidente soprattutto quando uno dei maestri più alti in grado ha realizzato un antico rituale che, stando al mio amico, risaliva all'alto medioevo nipponico e che richiamava coi suoi movimenti le movenze della mantide religiosa. Osservo il tutto con uno sguardo da esterno, non potendo fare a meno di ammirare una tradizione che ha saputo fondere così mirabilmente filosofia iniziatica e arte della guerra. Forse, ormai, la vera tradizione ermetica è divenuta questa, anche in Occidente.

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