Minhir

 
"Minhir" di Lidia Cherasco, foto di Lorenzo Barberis 2010

Durante una visita alla biblioteca ho finalmente avuto modo di fotografare le pietre di Lidia Cherasco, come mi ero ripromesso. Le sferiche non-sculture della mia amica bibliotecaria sembrano granitiche uova di draghi primordiali, coperti di fitti reticoli di disegni ancestrali. Inno all'object trouvé e alla circolarità, alla pigrizia e al pigreco, svettano nei più reconditi meandri del giardino della civica come misteriosi menhir in miniatura - dei Minhir, appunto, come evocato dal titolo. La dottoressa Cherasco - cognome raro, tra l'altro, che rimanda a una bella e misteriosa città del Cuneese - effigia con tali ready made, che lei si limita a decorare, il suo culto per il Nulla eretto a inevitabile pilastro del reale. Una Non-Arte (come il fumetto: nona arte, e quindi non-arte, per elisione) che nel suo ironico minimalismo seduce più di tanta "arte" inessenziale.

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