Minority Report

 

Agatha, Precog, da "Minority Report" (2002) 


Oggi ho prenotato i nuovi occhiali, e quindi mi sembrava opportuno continuare la serie sul cinema esoterico iniziata ieri con "Eyes Wide Shut". Il primo film che mi è venuto in mente è "Minority Report" (2002) di Steven Spielberg, interamente incentrato sulla riflessione circa il "vedere". Tratto da un racconto di Philip Dick, il film (spoiler alert) tratta di un futuro dove la polizia ha a disposizione un reparto di pre-cognitivi o precog che vedono i delitti prima che essi siano commessi. Un sistema perfetto, che ovviamente entra in crisi e si ritorce contro il protagonista, agente della PreCrimine, che qui nuovamente è Tom Cruise. Spielberg, reduce dall'aver completato "Eyes Wide Shut" del maestro Kubrick e sviluppato il suo appena abbozzato "A.I.", liberamente ispirato al Pinocchio di Collodi (di cui dovrò a questo punto parlare in un prossimo post), termina con questo film una sua ermetica trilogia sulla vista. Oltre all'ovvio discorso meta-letterario (filmare è vedere) il 2054 neomaccartista di "Minority Report" estende l'ossessione della visione a tutta la società: gli schermi dei computer sono divenuti immateriali, generando pure visioni olografiche che gli utenti umani possono manipolare; telecamere ossessive riconoscono i clienti e li bombardano di angoscianti pubblicità personalizzate, preconizzando i loro gusti. Inoltre, anche il verdetto dei tre precog viene inciso su una sfera che assume così simbolicamente l'aspetto di un globo oculare (non lasciando traccia del "rapporto di minoranza" che prevede un possibile diverso sbocco del futuro, come da titolo del film). Nell'immagine la giovane sensitiva Aghatha, che come i suoi colleghi Dashiell e Arthur porta il nome di un grande autore di polizieschi, rispettivamente il duro Hammett e il buon vecchio Conan Doyle.

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