A Study In Sherlock

 
"Sherlock Holmes", 2009  

"There's an east wind coming, Watson." "I think not, Holmes. It is very warm." "Good old Watson! You are the one fixed point in a changing age. There's an east wind coming all the same, such a wind as never blew on England yet. It will be cold and bitter, Watson, and a good many of us may wither before its blast. But it's God's own wind none the less, and a cleaner, better, stronger land will lie in the sunshine when the storm has cleared."  

La fortuna holmesiana inizia nel 1887 con la pubblicazione di “A Study in Scarlet ”, la prima opera del detective inventato da Conan Doyle. Nel mondo finzionale di Baker Street, le avventure investigative di Holmes iniziano nel 1881, per terminare nel 1904 col suo ritiro in campagna. Tuttavia, nel 1917 Conan Doyle lo fa tornare per un ultimo caso prima della Grande Guerra, che pone fine al suo mondo vittoriano, nel racconto “His Last Bow”, che si conclude con le parole citate nell'incipit. In seguito, Conan Doyle scriverà altre storie del suo eroe, fino al 1927, ma sempre ambientate in una finestra temporale precedente la grande guerra. Morirà poi nel 1930, ponendo così fine al canone holmesiano. 

L'impegno patriottico di Holmes al servizio dello spionaggio inglese nell'ultimo racconto del canone, tuttavia, verrà ripreso nel 1939 con l'avvio delle ostilità con il nazifascismo. Qui Holmes, in una serie di film interpretati da Basil Rathbone, sarà coinvolto in una vittoriosa guerra segreta contro i nazisti, in un fortunato ciclo che si concluderà nel 1946, un anno dopo la fine del conflitto. Il mito holmesiano era ormai nato. Nel 1965, il giallista Ellery Queen orchestrò l'incontro più plausibile del detective con la sua nemesi ideale, ben oltre il sinistro matematico Moriarty: in “A Study In Terror”, per la prima volta Holmes affronta Jack Lo Squartatore. Inizia a diffondersi la passione per l'Holmes segreto: Billy Wilder dirige “La vita privata di Sherlock Holmes”, dove per la prima volta vediamo il volto umano dell'eroe, Nicholas Meyer in “Seven Per Cent Solution” (1974) fa analizzare Holmes da Sigmund Freud. Con Gene Wilder, l'anno dopo, giunge l'aperta ed esilarante parodia de “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes” (1975). 

Negli anni '80, una nuova ondata di riprese, soprattutto per ragazzi, a partire dal cartoon nipponico di Miyazaki, “Sherlock Hound” (1984), che trasponde le avventure del celebre segugio trasformando lui e tutti i comprimari in cani. Nel 1985 viene “Piramide di Paura” di Barry Levinson, nell'originale, più banalmente, “Young Sherlock Holmes”. E nel 1986 è la volta della Disney con “Basil L'Investigatopo”, dove viene omaggiato Basil Rathbone nel nome del protagonista (e del ratto suo rivale, Rattigan). Gli anni '90 degli adventures vedono l'approdo di Holmes ai videogames, con i “Lost Files of Sherlock Holmes” (1992) della Electronic Arts, dove si cita il vecchio topos della sfida tra Holmes e Jack the Ripper. 

Dieci anni dopo, nel 2002, la Frogware alzerà il tiro, facendo affrontare al suo Holmes un'avventura 3D contro i culti di Chtulu di lovecrafiana memoria. In tempi recenti, anche il cinico ma geniale “Dottor House” (2004) è stato visto come citazione holmesiana (togliamo una L ad Holmes, troviamo Homes, “case”, da cui House), essendo del resto Holmes modellato su un dottore maestro di Conan Doyle. E giungiamo così al presente “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie, che tenta la strada di un film muscolare ma non del tutto a-filologico, trasformando l'eroe del ragionamento in un boxer da action movie. La scelta di metterlo contro a un rituale massonico oscuro – ritorna l'ombra di Jack The Ripper, di Lovecraft, di Alan Moore – costringe però a un certo effetto alla Scooby Doo (“Corde da prestigiatore, Shaggy! Ecco come faceva Lord Littleblackhood a far credere di essere morto!”) che si sarebbe forse potuta evitare, puntando decisamente alla pura sgangheratezza fracassona hollywoodiana. Peccato, perché il rituale dark meritava abbastanza.

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