Branca Leone & Lady Hawk

Brancaleone e la Strega, dal blog "Abbracci e Popcorn" 

Visto ieri sera "Brancaleone alle crociate" (1970) di Monicelli,sequel dell'Armata Brancaleone di cui ho già avuto modo di parlare (Allerta spoiler come al solito...). IL film riparte dalla fine del primo capitolo accentuando ed esplicitando la riflessione sulla morte con cui si era aperto e concluso. I partecipanti alla crociata di Zenone vengono sterminati e sepolti a testa in giù dal vescovo-guerriero Spadone quali eretici. Il tema iconografico del rovesciato, reso noto dalla Commedia dantesca, ripreso nella pittura ermetica da autori come Bosch e talora stilizzato graficamente nella lettera Y, assumeva il carattere di un simbolico "rovesciamento" (nella stessa commedia, del resto, Virgilio spiega a Dante che essi sono ora rovesciati non appena oltrepassano Lucifero confitto al centro della terra). Lo sterminio porta Brancaleone a invocare la morte per l'onta d'esser sopravvissuto, ed ella gli risponde, con sua sorpresa, facendo irrompere il fantastico nel film e concedendogli sette lune per trovare una nobile morte in battaglia. Egli organizza così una nuova armata di disperati, che però compie una missione più coerente, salvando il figlio del re crociato Boemondo dal perfido zio Nel corso delle peregrinazioni il sovrannaturale si incarna nel personaggio della strega, che ama Brancaleone e lo protegge fino all'epico finale, ma anche del dannato (il cui peccato è così tremendo da farlo sprofondare al centro della terra quando finalmente lo confessa a un santo eremita) e dello stilita, in grado di controllare l'eco a comando. Sarà proprio lo stilita a dirimere la disputa tra il papa e l'antipapa che costò la vita al monaco Zenone e ai suoi crociati. Brancaleone, campione papale, vorrebbe battersi coll'infido zio, ma è costretto invece a camminare sui carboni ardenti, in vesti bianche e in mano una colomba. Il rito di purificazione prelude al viaggio in Terrasanta, dove Brancaleone raggiunge Boemondo e finalmente, nominato da questi cavaliere, si batte in un giudizio di Dio contro cinque campioni saraceni, incluso lo zio traditore. La citazione del teatro di figura - i pupi siciliani ovviamente, ma anche le più antiche testimonianze del "ludus monstrorum" preesistente, attestato dal XII secolo - diviene qui esplicita con armature marionettesche e l'uso insistito del linguaggio in rima. Il film si chiude quindi come l'inizio, con il massacro generale dei cristiani sconfitti da parte questa volta dei saraceni, perché la strega, gelosa di Brancaleone, lo fa perdere per evitare che sposi la principessa. Egli vaga allora nel deserto dove incontra la morte, si batte con lei e viene salvato dalla strega che si immola per salvargli la vita, riapparendo poi al suo fianco nella sua antica forma di gazza. Nerovestito, Brancaleone si aggira così nel deserto con un uccello nero, simmetrico alla scena della sua purificazione. L'opera al nero è completata. Notevoli anche i tre dialoghi leopardiani - piccole operette morali - dove Brancaleone parla con la morte, la luna, sé stesso, e la sua dichiarazione di aver ormai più di cent'anni, che confermano la dimensione mortifera e allucinatoria delle sue peregrinazioni (che nemmeno con tale presupposto, ovviamente, tornano cronologicamente). Un film notevole, in cui Monicelli evita il rischio di un "Brancaleone 2" per esplicitare invece i temi già presenti sottotraccia nell'Armata, e qui palesati. Le belle foto di commento al post provengono dal blog "abbracci e popcorn", informato e documentato blog di cinema.

Post più popolari