Dungeons & Drugs

"Discworld", Paul Kidby 

Letta, su prestito di un amico, la magnifica graphic novel sul Discworld di Terry Pratchett, e illustrata da Steve Ross, tratta da The Colour Of Magic (1983), il primo romanzo ambientato su mondo Disco, relativo alla saga principale, quella del mago Rincewind (Scuotivento), incapacitato a lanciare incantesimi. Di Pratchett avevo letto solo il suo primo romanzo, "Il Popolo Del Tappeto" (1971), notevole esempio del suo fantasy ironico ambientato in un impero contenuto appunto in un tappeto, dove si consuma il crollo di un impero modellato su quello romano, dove le orde barbariche scendevano verso il centro dalle regioni più remote a cavallo di ciclopici acari simili a elefanti di punica memoria. Discworld si è rivelato una satira ancora più grottesca, con la riscrittura di una sorta di mondo fantasy ironico ispirato in più punti all'immaginario - qui rovesciato in chiave comica - di Dungeons & Dragons (1974), il capolavoro capostipite dei role playing games dello psicologo Gary Gygax su cui, come tutti, ho giocato da ragazzo. Le partite più divertenti le ricordo su una nostra particolare espansione "Dungeons & Drugs", ispirata ai trafficanti di droga di quel mondo remoto. Ricordo solo che le quattro classi erano riscritte come Berserk (Guerriero), "Mercante" (Ladro), Druido (Chierico), Alchimista (Mago). In sostanza, come abilità speciale i druidi rinvenivano le sostanze stupefacenti grezze, gli alchimisti le elaboravano nelle pozioni in commercio, i mercanti le vendevano clandestinamente e i berserk le usavano come consumatori finali. Senza forse nemmeno saperlo, fin da allora avevamo preferito il sarcastico fantasy dell'inetto mago Scuotivento alla raffinata e multiforme epica di Tolkien e C.S. Lewis.

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