Gli Altipiani del Futuro

1937, Palazzo della GIL 1952, Cinema Italia 1956, Corso Italia 1966, Grattacielo della Stazione 1972, Grandangolo 1982, Piscina Comunale 1985, Chiesa dell'Altipiano 1994, Chiesa del Ferrone  

Fotografie di Lorenzo Barberis

Nello scorso post avevamo accennato di come il sogno del futuro sull'Altipiano nascesse dalle battaglie per l'ottenimento della Stazione ferroviaria, iniziate nel 1852 e pienamente concluse nel 1933, con l'inaugurazione definitiva della stessa. Allo stesso modo, avevamo accennato come il fascismo avesse sostenzialmente scippato questo Sogno del Futuro alla Mondovì di Giolitti (1842-1928) che l'aveva sognato e realizzato. Ma era comunque un sogno massonico, ottocentesco, che si rifletteva nella pianta a compasso che la stazione monregalese veniva a disegnare per il nuovo quartiere. Il fascismo monregalese avrebbe invece mediato il moderno sogno del futuro. Innanzitutto, il compasso venne spezzato, mantenendo solo uno dei due lunghi corsi che esso avrebbe previsto, significativamente chiamato Corso Italia: il nuovo allineamento dello sviluppo urbano, un lato ad alti palazzi popolari, che però tardavano a venire, l'altro per ville signorili. Queste iniziarono invece a sorgere, in variati riferimenti sia all'estetica del razionalismo futurista fascista, sia in altre forme più eclettiche, neogotiche, orientalistiche o moresche, ma sempre contaminate di un certo geometrismo che non ne faceva più, ormai, domus ottocentesche. Il fascismo pose il pilastro del suo sviluppo nel Palazzo della GIL, la Gioventù Italia del Littorio, edificata nel 1937 in posizione lievemente eclettica rispetto al Corso, imponente cattedrale nel deserto che avrebbe mantenuto la sua centralità fino ai nostri giorni, divenendo il polo scolastico dell'altipiano. Lo caratterizza la presenza dei tipici "oculi" dell'architettura fascista, finestre circolari aperte come stilema astratto su facciate per il resto scabre e geometricamente rettangolari. Nel secondo dopoguerra partì infine anche lo sviluppo del lato destro del Corso Italia, anticipato nel 1952 dalla riapertura del nuovo Cinema Italia, l'unico a mantenere il nome dell'anteguerra, a differenza dei più espliciti Littorio ed Impero. Il boom dei cantieri avvenne nel 1956, in sostanziale coincidenza con le primissime avvisaglie del boom economico che sarebbe esploso negli anni successivi. La corsa all'altipiano, il quartiere signorile dell'anteguerra, costrinse il comune ad approvare uno dei primi piani regolatori italiani lo stesso anno, per arginare l'espansione selvaggia. Ma ormai i nuovi palazzi non possedevano i portici cui si era pensato per favorire lo sviluppo commerciale del quartiere. Essi erano invece contraddistinti dall'uso di una fitta texture astratta, pixellata, di tasselli di mosaico in ceramica; e i più antichi di essi, come si nota dalla foto riportata, presentavano anche, in forma astrattizzata, i caratteristici bafometti, quasi irrinunciabili nelle case monregalesi, qui dissimulati in grondaie. Nel 1957 venne completata la decorazione del Cinema Italia - oggi distrutto - preparata in ceramica da Ego Bianchi, di cui ho parlato ampiamente altrove: la foto testimonia il poco che ne resta, il Sole che ingloba le energie lunari posto in alto in un angolo della nuova anonima costruzione.Nel 1959-1963 veniva realizzata anche la chiesa dell'Altipiano, posta nel grande spiazzo centrale del quartiere, balconata sulla collina che prenderà difatti il nome di Piazza Monteregale. Essa tuttavia era uno scabro capannone, completato esteticamente solo nei tardi anni '80. Il Cinema Italia rimaneva il vero tempio del quartiere. Nel 1961-1966 un sistema commerciale a portici venne realizzato intorno alla Stazione, su di essi svettava il Grattacielo, il più alto palazzo monregalese, che con la nuova, americana sfrontatezza dell'Italia post-boom veniva a dominare sotto il suo segno le antiche estetiche ottocentesche e futuriste che si erano intrecciate e scontrate sul luogo cardine dell'Altipiano. Nel 1968-1975, un sistema commerciale a portici venne a circondare anche la Chiesa, costituendo quello che venne definito il Grandangolo, fotografico colonnato che si apriva sulla visione del Monte Regale. Gli anni '80 videro l'edificazione del polo sportivo attorno alla nuova Piscina (1973-1982), gigantesca nave spiaggiata al termine del nuovo prolungamento di Corso Italia, denominato nel nuovo spirito europeista Corso Europa. Inoltre, con la realizzazione del campanile e della decorazione della facciata, nel 1985 la chiesa dell'Altipiano acquisiva pienamente il ruolo di centro estetico del rione. Il campanile fu opera dell'architetto Bertone, mio insegnante d'arte al Liceo e autore anche della piscina comunale; la decorazione della facciata fu affidata a Tanchi Michelotti, il quale realizzò un pregevole mosaico astratto sulla Tempesta Sedata. Il tema della ceramica, di cui Mondovì è da fine '700 una capitale artistico-industriale, ritorna nella texture a pixel che qui non compone un decoro astratto sgranato, ma una potente immagine con la durevolezza, si spera, dell'antichità bizantina. Negli anni '90, anche il Ferrone vide una sua chiesa (1994), ancora più modernista e stilizzata, un taglio triangolare in bianco e nero che veniva a completare simmetricamente quella sorta in Via Cuneo sorta già nel 1982 all'altro confine del quartiere. Sempre nei '90 sarebbe sorto anche il grande anfiteatro di Parco Europa, che alla fine degli anni 2000 avrebbe visto il compimento nella sua ermetica decorazione statuaria. Ma di questo parleremo in un altro prossimo post.

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