Ipse Dixieland

 
"Chiesa di Santo Stefano", Lorenzo Barberis 2010

Serata in piazza ieri a Mondovì Breo a sentire una orchestrina dixieland che riarrangiava i grandi successi del ventennio in chiave Swing davanti alla chiesa di Santo Stefano. Peccato per la pessima sistemazione dell'orchestra stessa: ci fosse stato vicino un bar con dehors all'aperto avrei ordinato un cocktail solo per il piacere di sedere al "tabarino" con un "coda di gallo" in mano ad ascoltare un po' di "musica negra", come ai bei tempi del Duce. Dvxieland, in parole povere. Seguendo le mie personali inclinazioni lovecraftiane, associo sempre la musica anni '20 al ciclo di Chtulu, ambientato in quel periodo. Il buon vecchio H.P., completamente disinteressato al contesto storico, non ha dato molto risalto alla Jazz Age in cui si trovava ad esistere se non per dimostrarle il suo disprezzo più profondo, da buon vecchio nativo del New England, nel suo caso anche un po' ossessionato da neri ed ebrei; ma i più moderni adattamenti delle sue opere - film, fumetti e soprattutto quel capolavoro di gioco che è "Arkam Horror" - hanno dato ampio risalto a gangster, speak easy e appunto jazz band come lo sfondo su cui si verifica la rivelazione degli Old Ones. Del resto, tutta la storia della musica moderna è imperniata su riferimenti diabolici. Se gli Spirituals nascono con l'avviarsi dello schiavismo americano, dal '500-'600 quindi (nella rete ho trovato la data 1619), fin da subito nasce in parallelo una espressione laica dello stato di schiavitù che viene etichettata come "To Have The Blue Devil", essere posseduti dal demonio della Melanconia, potremmo dire. Da qui verso l'Ottocento si codifica il Blues, incluso il mito faustiano del bluesman che incontra il diavolo a un crocicchio e fa un patto con lui per divenire il più grande musicista del mondo, di cui la definitiva, moderna incarnazione è Robert Johnson (reminiscenza del mito europeo del musicista maledetto Giovanni Tartini, col suo Trillo del Diavolo del 1713). L'evoluzione nel Jazz - termine che sostanzialmente significa "rumore" - nasce a New Orleans verso il 1904, con Buddy Bolden, nel 1906 King Porter stomp di Jelly Roll Morton è il suo primo grande successo, e nel 1913 il termine è per la prima volta attestato su un giornale. Nel 1916 nasce la prima band dixieland, ovvero di bianchi che suonano la "musica negra": fra di loro, il trombettista italoamericano Nick La Rocca. Essi sono i primi a incidere e ad apparire in un film, nel 1917; intanto inizia a crescere l'importanza del solista e verso il 1919 emerge la figura di Louis Armstrong, vera icona del Jazz. Gli anni '20 del proibizionismo, del gangsterismo, della speculazione finanziaria di Wall Street libera e disinibita divengono la Jazz Age. Nel 1927 il primo film sonoro, del 1927, è appunto The Jazz Singer, il cantante di Jazz. Ma nel 1929 la grande crisi del venerdì nero pone fine ad un'era inaugurando una grande depressione che corrispose anche ad una crisi musicale. La rinascita avviene nella Harlem newyorkese del 1934 - in parallelo al successo roosveltiano del New Deal - col clarinettista ebreo Benny Goodman e la sua band, la prima mista tra neri e bianchi, che brevettò lo swing, un jazz ballabile gradito al grande pubblico, suonato da una orchestra di grandi dimensioni, la Big Band appunto. Il nascente nazismo non mancò di vedere nel jazz afrogiudaico l'equivalente musicale dell'arte degenerata (basti vedere il terribile manifesto col sassofonista negro con la stella di Davide all'occhiello). Il fascismo nostrano ebbe un atteggiamento inizialmente più blando, limitandosi ad una obbligatoria italianizzazione nel disimpegnato sound musicale che faceva da colonna sonora al "cinema dei telefoni bianchi". Il dopoguerre vide il definitivo declino della Jazz Age: se in parallelo al Rock dei '50 vi fu la fioritura del Be Bop, col 1960 il Jazz perderà la sua dimensione popolare in favore del Free Jazz, sempre più rivolto a una nicchia di iniziati musicali. Ma io continuo a preferire l'old school, colonna sonora ideale dei miei sogni - e dei miei incubi - preferiti.

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