Serrati

Mussolini e Serrati in una rara foto d'epoca


Un mio amico sta indagando nella sua storia famigliare per verificare se effettivamente, come da loro si tramanda, il nonno sia stato commilitone di Mussolini durante, pare, il primo conflitto mondiale e mi ha chiesto un consulto. Indagando a mia volta sui tempi e modi del servizio mussoliniano ho avuto modo di scoprire una ben più solida connessione con la Mondovì ermetica, che vado quindi a riportare. Si tratta di Giacinto Menotti Serrati (1876-1926) una figura credo ignota a tutti tranne agli accademici di professione. Eppure, a suo modo, è una figura cruciale della storia mondiale, per essersi trovato a condizionare in buona parte le scelte politiche del giovane Mussolini, e ad avere la possibilità - come un ben più importante politico dell'epoca legato a Mondovì, Giovanni Giolitti - di orientare in modo diverso le leve invisibili della storia mondiale. La cosa mi ha particolarmente interessato, poiché stando a Mussolini stesso, Serrati, nativo di Oneglia, aveva studiato al Liceo di Mondovì. Serrati, fervente socialista, si sottrasse alla leva obbligatoria espatriando in Svizzera e in America, dove si occupò di coordinare l'organizzazione dei socialisti fuoriusciti italiani. Nel 1902 giunge in Svizzera anche il giovane Mussolini, renitente come lui, e i compagni gliene scrivono subito in toni entusiasti. Serrati, anticlericale convinto, lo incontra nel 1903 e ne fa il suo specialista nella lotta all'oppio dei popoli, incaricandolo di affrontare in pubblici dibattiti contro gli esponenti di sette e religioni tradizionali. Mussolini si distingue fin da subito come dotato di tremenda retorica e impostazione filosofica non indegna; pubblica anche un opuscolo, “L'uomo e la divinità” (1904). Stando a De Felice, è proprio l'influsso di Serrati a rafforzare la posizione di intransigente anticlericalesimo mussoliniano. Ma intanto, la nascita dell'erede al trono dei Savoia e la conseguente amnistia per i renitenti alla leva spinge Mussolini a rientrare in patria, dove dal gennaio 1905 fino al settembre 1906 svolge il suo servizio militare come bersagliere dimostrandosi non solo soldato obbediente, ma fervido guerriero. Al comandante di compagnia scrive infatti: “è necessario prepararci... ad opporre valido baluardo di petti qualora i barbari del Nord tentassero di ridurre l'Italia a un'espressione geografica.”. Come commenta De Felice, detto da un antimilitarista convinto (e in futuro, non esattamente valido baluardo contro i barbari del Nord, anzi...) è decisamente grossa. Siamo oltre il quieto vivere, infatti: forse Mussolini prepara già le pezze d'appoggio per tenere il piede politicamente in due scarpe, se necessario. Comunque, uscito dalla caserma, Mussolini ritorna socialista: anzi, nel 1908 cerca e trova una cattedra di professore di francese all'Istituto Tecnico di Oneglia, patria dei Serrati, dove si fa introdurre dall'amico nel locale giornale socialista “La Lima”, diretto dal fratello Lucio Serrati, di cui Mussolini, sotto la firma di “Vero Eretico”, diviene di fatto il reale direttore. Frequenta i Serrati e la farmacia Imperia di un vecchio compagno monregalese di Serrati, come evidenzia nella lettera da cui emerge il riferimento a Mondovì. Oneglia, 15 marzo 1908 “Caro Serrati, tirami le orecchie, ma ascolta le giustificazioni del lungo mio ritardo a risponderti. Sebbene in questi giorni io abbia lavorato, e lo vedrai dalla "Lima", pure il tempo di scriverti l'avrei avuto, ma ho aspettato di mettermi definitivamente a posto. La questione col Collegio l'ho risolta e a mio favore. Del resto io avevo posto una specie di aut aut. Dormo fuori e finite le mie ore di scuola che da 20 settimanali sono giunte a 34, sono perfettamente libero. Passo la sera in compagnia dei tuoi fratelli, dei compagni e ti ricordiamo spesso. Quando non ho nulla da fare, passo il tempo nella farmacia "Imperia" del Compagno Ravotto che fu tuo condiscepolo al Liceo di Mondoví. Mi trovo bene. Non ho niente altro da scriverti. L'articolo su Marx sarebbe stato una pillola del genere di quello pubblicato sulla "Lima" e ho voluto risparmiarti una gastrica. Ti stringo affettuosamente la mano.” Tuo Mussolini Forse l'idillio tra allievo e maestro si interrompe poco dopo questa lettera, quando Mussolini cerca, nella missiva seguente, di convincere Serrati a spingere la sua candidatura a direttore del giornale socialista “La Provincia di Mantova”, che era stata proposta a Serrati ma che questi aveva respinto. Benito si dice anche disponibile a uno stipendio più basso di quello rifiutato da Serrati; ma l'antico maestro fa orecchie da mercante. Mussolini intanto perde – come ogni docente precario... - l'incarico annuale ad Oneglia, e si allontana anche fisicamente dall'Oneglia di Serrati. Le loro strade però si reincrociano quattro anni dopo, nel 1912, quando Mussolini, ancora socialista di secondo piano, briga per ottenere dal direttivo socialista la direzione dell'Avanti!. Forse memore degli scarsi risultati ottenuti con le buone, Mussolini briga, orchestra, agisce in prima persona e, impostosi per la sua brillante oratoria, quasi costringe controvoglia i suoi alleati rivoluzionari – Serrati in primis, tornato nella dirigenza italiana nel 1911 – ad appoggiare la sua incredibile ascesa personale. In realtà fin dall'anno seguente Serrati si unisce al coro dei critici contro Mussolini, che continua ad usare a vantaggio della sua carriera la direzione del giornale, mostrandosi indocile alla guida del direttivo. Nel 1913 Serrati dichiara la posizione rivoluzionaria del direttore Mussolini “paradossale, iperbolica, ridicola”. Nel 1914 i suoi attacchi sono premiati: diviene il sostituto di Mussolini quale direttore dell'Avanti!, mentre il suo ex allievo, l'obiettore di coscienza che lui aveva aiutato in Svizzera, è la punta di diamante giornalistica del fronte interventista, foraggiato dai grandi dell'industria pesante che vedono nel conflitto un ottimo investimento. La vera possibilità di Serrati di cambiare la storia, però, non si ricollega al suo rapporto con Mussolini. Essa avviene invece all'indomani della grande guerra, nel 1919, quando D'Annunzio pensa a una possibile Marcia su Roma a partire dall'esperienza fiumana, incarica il suo luogotenente Giulietti di chiedere ai socialisti della loro eventuale neutralità: non si fida a sfidarli apertamente. Ed è proprio Serrati a partecipare all'incontro segreto coi fiumani, rifiutando il nullaosta del partito. Egli sarà criticato da Gramsci per non aver saputo cogliere l'occasione di partecipare, in una posizione di forza, ad una possibile rivoluzione, ovviamente per poi convertirla in senso leninista. Ma del senno di poi son piene le fosse. Tre anni dopo, il 28 ottobre 1922, un'altra Marcia su Roma consegnava il potere all'antico discepolo di Serrati, il maestro che non aveva saputo fermarlo o anticiparlo; nel 1923, arditi fascisti sprangavano Serrati per ordini – certo indiretti, sicuramente... - del suo antico allievo. Curiosamente, lo stesso anno il nuovo duce unificava Oneglia e Porto Maurizio in una sola città, dal beneaugurale nome militaristico di Imperia, come il fiume Impero di Oneglia e la vecchia farmacia del compagno monregalese di Serrati. A Serrati non rimase che scrivere un romanzo ispirato al suo oscuro discepolo, intitolato “Il Dittatore”, prima di spegnersi infelicemente, a soli cinquant'anni, nell'Italia delle leggi fascistissime che avviavano il pieno regime nel 1926, due anni prima della morte giolittiana.

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