Centenario Metafisico


"L'Enigma dell'Ora", Giorgio De Chirico 1910

"Ulisse e Calipso", Bocklin 1882

Penultimo post prima della partenza per Vienna, domani notte. Il prossimo post sarà dedicato, ovviamente, alla grande capitale ermetica dell'Impero, ma oggi voglio omaggiare il grande movimento che ha dato l'avvio alla (post)modernità, la Metafisica. Sono passati infatti cento anni dal primo dipinto metafisico di Giorgio De Chirico; e la metafisica continua ad esercitare la sua potente influenza sul paradigma artistico mondiale. De Chirico nasce nel 1888, in Tessaglia (la terra magica dell'antica Grecia) da una illustre famiglia nobiliare; il padre è ingegnere ferroviario. L'autore percepirà questi dati biografici come una determinazione del suo essere conciliazione tra la modernità (il treno, la macchina) e il classico (la Grecia del paganesimo dionisiaco). Il 1888, anno ermetico per la triplice ripetizione dell'otto templare, è anche l'anno in cui Nietzche, profeta del ritorno al Dioniso, impazzisce a Torino, la città che ha sentito come sua. De Chirico rimase impressionato da questa connessione, visitando due volte la città sulla strada per Parigi, nel 1911 e 1912; proprio gli anni in cui si va formando la sua poetica metafisica. Ma il primo dipinto in tale stile è precedente: L'Enigma dell'Oracolo, il primo della serie degli Enigmi, risale al 1910, da una rilettura di un'opera di Arnold Bocklin del 1882. Bocklin è infatti il maestro cui maggiormente De Chirico si ispira, nel suo soggiorno tedesco, per giungere alla metafisica. Ma se Bocklin, pur evocando atmosfere sospese ed irreali, cariche di magnetismo psichico (Hitler sviluppò una ossessione per le quattro versioni della sua Isola dei Morti), nell'artista tedesco non vi è ancora ovviamente l'approdo alla sovra-realtà enigmatica, non più legata al dato naturale, che avviene invece nel De Chirico del 1910. Sono anni di convulsa trasformazione estetica: nel 1907 Picasso, con le sue Damoiselles d'Avignon, introduce il tema dell'arte astratta cubista (il primo quadro di De Chirico, ancora di maniera bockliniana, è del 1908); nel 1909 Marinetti incanalerà la spinta dell'astrazione nel Manifesto Futurista. Ma De Chirico, già l'anno successivo, riconduce tale spinta nell'alveo di una conciliazione tra antico e futuro, tra rovina e macchina. Al primo enigma seguono L'enigma dell'ora (1911), ambientato in una metafisica stazione di Atene (quadro per cui Picasso lo liquiderà come "pittore di stazioni"); e la Melanconia (1912) e Arianna (1913) in cui per la prima volta emerge il tema della giustapposizione tra le piazze desolate ed una statua enigmatica al centro, ispirata ad una celebre scultura classica di Arianna dormiente.


Arianna dormiente, I sec.
Arianna (1913), particolare

Si percepisce qui l'inquieto influsso di Torino, con le sue geometrie stranianti, e la sua mania mortifera e funeraria per il proliferare di monumenti neoclassici in stridore con la città che sale geometrica, tecnologica e moderna. Nel 1913 intanto Apollinaire, il padre di tutte le avanguardie, ha coniato per De Chirico il termine "metafisica"; sul calco di questa conierà in futuro "surrealismo": una realtà pittorica che "va oltre la realtà", in ambo i casi. De Chirico lo omaggia con un ritratto dove, per la prima volta, appare di schiena uno dei celebri manichini, evoluzione metafisica della statua d'Arianna. Nel 1914 Ardengo Soffici scrive di lui in Italia; nel 1915 deve rientrare per il conflitto, ma la crisi depressiva gli guadagna una provvidenziale sinecura all'ospedale militare di Ferrara, mentre a Parigi Ungaretti vende i suoi quadri ad André Breton, che va ideando, sulla loro scorta, il surrealismo. Nel 1916 entra in contatto coi Dada e nel 1917 è a Zurigo da Tristan Tzara. Nel 1917 intanto anche l'ex futurista Carlo Carrà entra nella metafisica, e fra il 1918 e il 1919 effettua vari tentativi di appropriarsi del movimento, ridimensionando il ruolo di De Chirico sulla scena italiana. Ma sulla scena parigina il nascente surrealismo riconosce inizialmente De Chirico come un maestro: nel 1920 egli ha contatti epistolari con Breton ed Eluard, nel 1922 è omaggiato come statua nel dipinto di Max Ernst sul movimento. Nel 1924, quando il movimento nasce ufficialmente, i contratti si fanno più stretti. De Chirico allestisce a Parigi la messa in scena della Giara di Pirandello, appare nella foto del gruppo scattata da Man Ray, pubblica uno scritto e disegni sul primo numero della Revolution Surrealiste. Ma nel 1925 i rapporti si infrangono, i Surrealisti irridono al suo studio sulla tecnica, Queneau, pur riconoscendolo come il primo che scoprì "un ambiguo e nuovo aspetto del mistero", lo accusa di essersi lasciato crescere "una lunga barba da copista" per la sua passione per le reinterpretazioni dei classici, effettuate con studio filologico. Ma l'autore continua a segnare il novecento inquieto, come le illustrazioni per le Mitologie di Jean Cocteau del 1934 (l'ultimo riconosciuto gran maestro del Priorato di Sion in pectore), che avvieranno il tema dei Bagni Misteriosi, una delle ultime iconografie metafisiche prima del ritorno ad una pastosa pittura barocca.

Guttuso, "Caffé Greco" (1976)
Warhol, "De Chirico" (1982)

Isolato nel secondo dopoguerra per il suo tradizionalismo barocco, egli torna ad essere riconosciuto sullo scorcio degli anni '70, quando si avvia ormai l'età postmoderna. Nel 1969 Guttuso lo omaggia in un quadro, e nel 1970 recensisce con entusiasmo una sua mostra, definendolo pari a Picasso, unici due Autori del '900. Nel 1973 i suoi Bagni Misteriosi divengono una grande installazione omaggio alla Triennale di Milano; nel 1976 Guttuso realizza il Caffé Greco, dove in mezzo ad altri autoi omaggiati spicca De Chirico, che proietta la sua metafisica ombra sullo specchio. Nel 1978, dopo la sua scomparsa, Andy Warhol omaggerà nel 1982 i dipinti metafisici in una mostra a Roma. Il maestro del nuovo surrealismo pop riconosce così il debito che i postmoderni hanno col grande capostipite; palesando però la differenza del nuovo surrealismo tecnologico: "quello che De Chirico faceva in un anno, io faccio in un giorno". Siamo ormai alle soglie della nuova era di un'arte digitale.

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