Impressioni viennesi



"Da che pulpito", Lorenzo Barberis 2010 

Dove le impressioni sono sia le opinioni espresse di getto in questo post, sia le impressioni digital-fotografiche che a breve lo accompagneranno, appena sarà finita la ricarica batteria-scaricamento foto dalla mia compatta Lumix. Per quattro giorni posso dirmi soddisfatto: tour un po' troppo trafelato, forse, ma comunque esaustivo perlomeno dei luoghi che mi interessava vedere. Oltre alle solite attrazioni - Schonbrunn, Hoffburg e così via - ho potuto analizzare nel giorno libero il centro della città, l'anello interno del Ring, con il punto focale della Cattedrale di Santo Stefano nei cui pressi sorgevano numerose emergenze ermetiche. Innanzitutto la Blutgasse, la Strada del Sangue, dove si era consumato il massacro templare di Vienna (oggi ovviamente ridimensionato dagli storici), nelle cui vicinanze sorgevano - e sorgono tuttora - le due chiese legate all'ordine: quella del German Order (la filiale tedesca dei templari, poi sopravvissuta in modo autonomo) e quella dei Cavalieri di Malta. Non potevo poi mancare di omaggiare la Jesuit Chirke, una delle ultime opere, nei primi del '700, del grande pittore gesuita Andrea Pozzo, che forse non casualmente aveva iniziato la sua carriera a Mondovì. Ora ho visto le sue tre chiese più importanti: Mondovì, l'esordio, Vienna e Roma e, dato che oggi pomeriggio andrò a Mondovì Piazza e tra due giorni sarò a Roma, se riuscirò come spero a visitare nuovamente la chiesa gesuita romana avrò ripercorso in tempo brevissimo - una settimana - le tre chiese gesuite dell'artista che dà il nome a questo blog. Anche la chiesa gesuita (e la loro Accademia delle Scienze, poi laicizzata) si trova vicino al centro templare, per richiamarne probabilmente l'eredità spirituale; poco distante il Palazzo d'Inverno del Prinz Eugen, il cadetto Eugenio di Savoia, il capitano di ventura comandante degli Asburgo, eroe nazionale dell'assedio viennese islamico del 1683, inventore della guerra moderna nella stessa seconda metà del '600 in cui Pozzo operava (forse una connessione?). Il Palazzo Estivo si stagliava poco oltre, appena fuori dal Ring, sulla strada oggi dedicata al Principe, ancor più maestoso. L'Italia, giustamente, ha voluto la sua ambasciata su un lato del palazzo; ma la Turchia si è aggiudicata quello più prestigioso, in Prinz Eugen Strasse, in voluto sfregio all'antico arcinemico. La presenza islamica del resto è un elemento singolare nella città. Ci sono ovviamente molti immigrati turchi ma ben integrati e quindi poco visibili - molti se ne incontrano nella ristorazione - perfettamente inseriti nell'aggressivo meccanismo ad orologeria della nazione austriaca. Ma molti islamici in visita turistica alla città, forse per lo spirito di rivalsa che segna anche l'ambasciata della loro testa di ponte in Europa. E in questo caso, si tratta soprattutto di Emiri e soprattutto le visibilissime consorti, vestite in neri niquab di cui si percepisce l'alta qualità tessile dell'indumento, qui strumento di dominio e non certo di sottomissione. Le nere signore avanzano altezzose solitamente in triadi (nella fantasia occidentale rappresentano una trimurti di mogli dello stesso emiro) passando con signorile indifferenza da una stratosferica boutique del centro all'altra. Ovviamente, dato il flusso di denaro che portano, loro e ancor più i loro consorti (probabilmente a far shopping in più nascoste banche dell'impero centrale) l'Austria non si sogna affatto di polemizzare in questo caso con le diverse tradizioni culturali, e forse si capisce anche perché Haider si è sfracellato sull'autostrada a pochi chilometri da un locale gay che univa alla morte fisica la possibilità di impartire allo scomodo estremista figlio lieto di gerarca nazista anche una utile morte morale. Insomma Vienna, sullo sfondo delle sfarzose vestigia del passato imperiale, pare sospesa tra il residuo teutonico che fermò gli islamici (fino alle degenerazioni del suo figlio più noto) e una strana, sottile compenetrazione col nuovo potere medioorientale. La foto di copertina del post è il pulpito tardogotico quattrocentesco della cattedrale di Santo Stefano, Stephendom. Dovrebbe essere retta dai quattro Padri della chiesa, ma lo scultore anonimo - che si effigia in una finestrella sottostante - li ha effigiati con un'aria poco rassicurante. Da che pulpito viene la predica, pare voler dire la sua realizzazione. Che sia un templare che ironizza sul massacro dell'ordine in Blutgasse?

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