That Yellow Bastard

Yellow King, 1895

Giocato ieri alla nuova espansione di Arkham Horror, "The King In Yellow". L'allestimento dell'ermetico spettacolo giunge in città e in capo a tre atti conduce tutti alla follia. Un'espansione che migliora il gioco rendendolo più rapido e più letale. Il misterioso testo teatrale venne ideato (o rivelato...) dallo scrittore Robert William Chambers (1865-1933) nel 1895, nel suo racconto "The Yellow Sign". Chi lo legge, o assiste a una sua messa in scena, impazzisce immediatamente: ecco perché nessuno conosce il suo esatto contenuto - il gioco letterario, duole ammetterlo, è più perfetto perfino del Necronomicon, che pur potendo anche indurre alla follia è temibile più per i demoni che evoca che non solo per gli orrori che rivela. Il dramma è ambientato nella città perduta di Carcosa. Non si conosce esattamente la natura della sventura descritta nella tragedia: ma con ogni certezza è incentrata sulla figura di Hastur, Il Re in Giallo, una terribile divinità che appare nelle vesti di un mendicante vestito di una lacera cappa giallastra, che ne cela il corpo e il volto. Le origini del testo sono decisamente remote e complesse, ed affondano le loro radici nel fertile humus cimiteriale del decadentismo europeo. Il giallo è colore pestilenziale, usato solitamente dai malati contagiosi, nel medioevo, per rendersi riconoscibili; è anche il colore di una delle tre teste di Lucifero, assieme ai più ovvi rosso e nero. Il primo a riprenderlo è il fondatore dell'informale movimento, Joris Karl Huysmans, che adotta il colore giallo per la copertina del suo "A Rebours" (1884), manifesto e bibbia dell'estetismo malato e decadente. Due anni dopo appare Carcosa, nel racconto "Un abitante di Carcosa" (1886) di Ambrose Bierce, Il protagonista vaga meditando sul filosofo Hali (nel mito di Chambers, tale nome diverrà un luogo), e gradualmente giunge alla consapevolezza d'esser morto, e di essere quindi giunto così alle rovine della "città antica e celebre di Carcosa". Carcosa rimanda a Carcaso, nome latino di Carcassonne, termine latino che può indicare semplicemente "struttura", ma anche "scheletro" nel senso di cadavere (Carcassa). Sempre da un racconto di Bierce, Haita il pastore, è tratta la figura del dio Hastur, che diverrà il centro del mito. Nel 1888, l'associazione tra il giallo e i libri maledetti è ormai un meme ricorrente, citato in questa vignetta del Puck dove, come si può vedere, la stampa cattiva che esce dalla bocca d'inferno di una pressa dentata ha l'aspetto di un demonio giallastro e macilento.


Yellow Press, 1888


Con gli anni '90 del XIX secolo il meme culturale subisce una accelerazione che porta all'incarnazione in Hastur. Nel 1891, nel "Ritratto di Dorian Grey" di Oscar Wilde, Lord Wotton regala al protagonista un velenoso "libro giallo" francese che porta il giovane alla perdizione e a stipulare il suo patto malefico, con ogni probabilità proprio "Controcorrente" di Huysmans. Nel 1892, Charlotte Perkins scrisse "The Yellow Wallpaper, dal colore della carta da parati della stanza in cui una donna, rinchiusa dal marito, viene condotta gradatamente alla follia. Nel 1893 Marcel Schwob pubblica la novella decadentista "Il re dalla maschera d'oro", in cui il re di un paese dove tutti portano la maschera riceve un giorno un misterioso mendicante; sospettando che sia lebbroso gli toglie la maschera e, visto il suo aspetto, si cava gli occhi e fugge impazzito. Nel 1894, appare a Londra la rivista "The Yellow Book", con illustrazioni di Aubrey Beardsley, che si rifaceva a questa consolidata tradizione. Dato che anche Chambers operava come illustratore a Parigi, è probabile la determinante influenza di tale rivista nello spingerlo alla sua scelta. Il racconto di Chambers appare l'anno seguente, nel 1895. Nelle sue opere egli cita sempre pochissimi brani e descrizioni dell'opera, come è ovvio, anche perché l'opera induce - dal secondo atto in poi - alla follia. Il protagonista ce ne parla vagamente, descrivendo soprattutto il primo atto.

He mentioned the establishment of the Dynasty in Carcosa, the lakes which connected Hastur, Aldebaran and the mystery of the Hyades. He spoke of Cassilda and Camilla, and sounded the cloudy depths of Demhe, and the Lake of Hali. "The scolloped tatters of the King in Yellow must hide Yhtill forever," he muttered, but I do not believe Vance heard him. Then by degrees he led Vance along the ramifications of the Imperial family, to Uoht and Thale, from Naotalba and Phantom of Truth, to Aldones, and then tossing aside his manuscript and notes, he began the wonderful story of the Last King. (The repairer of reputation).

La città di Carcosa sorge dunque sul lago di Hali, il quale connette tra loro i misteri di Hastur con quelli del gruppo stellare delle Iadi e della stella di Aldebaran. Il tema del lago misterioso, strettamente connesso con gli inquietanti misteri di un reame, verrà poi ripreso nel 1966 da Thomas Pynchon nel suo "Incanto del Lotto 49", incentrato su un altro dramma maledetto, "La Tragedia del Corriere".

Night fell and the hours dragged on, but still we murmured to each other of the King and the Pallid Mask, and midnight sounded from the misty spires in the fog-wrapped city. We spoke of Hastur and of Cassilda, while outside the fog rolled against the blank window-panes as the cloud waves roll and break on the shores of Hali.(The Yellow Sign)

Lo lessi e lo rilessi, e piansi e risi e tremai in preda ad un orrore che talvolta mi assale ancora oggi. Ed è questo che mi turba, perché non posso dimenticare Carcosa, dove stelle nere si librano nei cieli; dove le ombre dei pensieri degli uomini si allungano nel pomeriggio, quando i soli gemelli scendono nel Lago di Hali; [...] Prego Iddio perché maledica l’autore, così come l’autore ha maledetto il mondo con la sua creazione bellissima e tremenda, terribile nella sua semplicità, irresistibile nella sua verità... un mondo che ora tremava al cospetto del Re in Giallo.»

Del testo in sé abbiamo pochi stralci: un passo della seconda scena del primo atto, dove appaiono, oltre allo Sconosciuto Re in Giallo, le figure di Camilla e Cassilda. Segue la canzone di Cassilda, collocata sempre nel primo atto, seconda scena.

Camilla: Signore, devi toglierti la maschera Sconosciuto: Davvero? Cassilda: Davvero; è l’ora. Noi tutti abbiamo deposto i travestimenti, tranne te. Sconosciuto: Io non ho maschera. Camilla: (Atterrita, a parte a Cassilda): Non ha maschera? Non ha maschera! * Along the shore the cloud waves break, The twin suns sink beneath the lake, The shadows lengthen In Carcosa. Strange is the night where black stars rise, And strange moons circle through the skies But stranger still is Lost Carcosa. Songs that the Hyades shall sing, Where flap the tatters of the King, Must die unheard in Dim Carcosa. Song of my soul, my voice is dead; Die thou, unsung, as tears unshed Shall dry and die in Lost Carcosa.

Questi pochi frammenti, tuttavia, sono sufficienti per darci una idea di quale mistero orribile viene lasciato intendere. Sembrerebbe infatti che Cassilda ritenga che un personaggio - con ogni probabilità Hastur, il re in giallo - sia solo una maschera; quando questi rifiuta di deporla - possiamo pensare a una festa di corte - si comprende che il suo non è un travestimento. Potremmo pensare che questa scena sia la conclusione del primo atto, l'unico non letale, cui segua la canzone, come intermezzo. Comunque sia, appare evidente la citazione, a questo punto, de "La Maschera della Morte Rossa" (1842) di Edgar Allan Poe, con uno slittamento cromatico oltretutto più coerente con l'orrore pestilenziale. Un racconto che a sua volta citava un grande classico della crudeltà medioevale, il Decameron (1353) di Boccaccio, ambientato, come è noto, durante la grande peste nera del 1348, che segna l'autunno del Medioevo: dieci nobili giovani si riuniscono in un castello a narrarsi storie divertenti in attesa che la pestilenza si allontani da Firenze.


Yellow Kid, 1895

Ma la cosa più inquietante, che ha ispirato il titolo del post, è il parallelo che si impone tra lo Yellow King e un altro Yellow K. apparso in quello stesso anno: lo Yellow Kid (1895) di Outcault, iniziatore, nell'anno di nascita del cinema, del nuovo genere del fumetto. Yellow Kid del resto nasceva come mascotte della "yellow press", la scandalistica stampa peccaminosa di William Hearst e Joseph Pulitzer, in competizione per la supremazia sulla scena newyorkese. Il giallo, colore della corruzione, era stato assunto come primo colore oltre il bianco e nero. L'associazione stampa malvagia-colore giallo era ormai diffusa dai decadenti, e testimoniata ad esempio nella vignetta del Puck del 1888 sopra riportata. Per propagare il nuovo colore (fra l'altro, di forte impatto grafico), era stato adottato il personaggio di Yellow Kid, creato sotto Hearst ma poi ripreso anche sulle testate di Pulitzer, un piccolo bastardo giallo che trascorreva il suo tempo in beffe e scherzi sullo scenario della Grande Mela (non dissimile dal contemporaneo monello che innaffia l'innaffiatore nel primo cortometraggio dei Lumiere). Il piccolo Bastardo Giallo, in qualche modo, simboleggerà così la fine dell'età della letteratura "alta", come il suo gemello cinematico ucciderà, con più successo, il teatro. Possiamo escludere che davvero Chambers non pensasse a lui? Significativamente, del resto, nel 1929 il colore giallo verrà di nuovo assunto, in Italia, dalla Mondadori per la sua nuova collana di polizieschi, cari al regime fascista perché lo consolidavano diffondendo nell'immaginario l'idea di un'Inghilterra e un'America in preda al crimine e alla corruzione dei costumi. Una fortunata associazione, che non travalicherà i confini nazionali, dove tuttavia diverrà il sintomo del declino della letteratura contemporanea per i critici reazionari: da Borges a Gadda, da Pynchon a Calvino ed Eco, tutti i grandi del postmoderno non mancheranno di omaggiare il "Giallo", assunto come simbolo della corruzione dei costumi letterari. Il vero, grande omaggio a Yellow Kid venne con la sua rinascita nel grande mito fumettistico e cartoonistico contemporaneo di Bart Simpson (1987) e la sua famiglia ad opera di Matt Groening (oltre all'esplicito omaggio al fumetto, avrà forse inciso anche la fortuna dell'idea degli omini gialli sulla generazione cresciuta negli anni '80 con gli Omini Lego, del 1978...).


Yellow Bastard, Frank Miller 1995


Ma l'omaggio ufficiale, per il centenario, venne nel 1995, quando Frank Miller omaggerà il re giallo del fumetto col suo That Yellow Bastard, capitolo della saga di Sin City, la sua opera migliore poi trasposta anche nel film omonimo, da lui codiretto dieci anni dopo, nel 2005. Qui il cerchio si chiude, con la trasformazione del Yellow Bastard in un personaggio adulto, purulento e profondamente malvagio (nelle foto di copertina, mentre tortura la povera Jessica Alba) che involontariamente svela la connessione profonda tra le varie incarnazioni di questo colore "out of space".

Yellow Bastard, Frank Miller 2005

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