Lapis Exillis, Falling Star


Beato Angelico, Ciclo di San Lorenzo (1444)

Finito ieri di vedere Lost con inevitabile delusione finale; vista la mostra dell'Artigianato di Mondovì (edizione quarantadue) con luci ed ombre, ma anche elementi di rinascimento monregalese (a proposito, l'angelo della stazione è stato riposizionato, ridipinto di nero). In più, sono appena tornato da Vienna, e domani parto per Roma. Ma rimando tutti questi argomenti a post di chiusura vacanze estive, perché oggi è il mio onomastico, San Lorenzo, il primo col blog. Il mio santo protettore è decisamente azzeccato poiché il suo nome significa "onorato con il Lauro": e io sono sia laureato che sposato con una Laura. Colto bibliotecario di origine spagnola, divenne a Roma uno dei sette diaconi di Papa Sisto II fino a quando fu martirizzato dall'imperatore Valeriano, che lo fece bruciare vivo su una griglia. Il santo sopportò la pena con la tipica sprezzatura dei martiri, ironizzando anche con l'imperatore: ""Assum est, inquit, versa et manduca.", ovvero "da questa parte è cotto, adesso giralo e mangia". Un modo per dimostrare la propria indifferenza al martirio terreno, ma anche per dare con sarcasmo all'imperatore del pagano cannibale, un'offesa particolarmente grave per la cultura greco-romana che aveva basato la propria superiorità sugli altri imperi - celti ed orientali - proprio per il rifiuto della barbara pratica del sacrificio umano e del cannibalismo rituale. Tale accusa veniva poi usata anche nelle polemiche interne - Sallustio accusa Catilina di bere il sangue nei propri conviti segreti - e ovviamente applicata contro i cristiani, per fraintendimento del nutrimento spirituale del corpo di Cristo. Lorenzo la ribalta contro l'impero e per questo, oltre che dei lavoratori intellettuali, è protettore dei comici e - in un ulteriore ironia tipica del culto cristiano - protettore di cuochi e pasticceri. Inoltre, la salace battuta ha probabilmente la funzione di mascheramento/disvelamento comico di un altro elemento del suo mito: Lorenzo era infatti il custode del Graal, il calice dell'ultima cena, assieme a tutti i beni della chiesa che gli erano stati consegnati dal Papa, come si vede nella prima vignetta del magnifico protofumetto del Beato Angelico del 1444. Forse proprio per tale ragione l'imperatore l'aveva perseguito con particolare ferocia; da cui la battuta iniziatica.


Per salvare il Graal dalle mire dei pagani, infatti, Lorenzo avrebbe inviato la coppa ai suoi famigliari in Aragona, dove - nella tradizione spagnola - sarebbe ora custodito nella magnifica cattedrale di Valencia, dove per custodirlo, nell'apposita cappella, è stato edificato un "retablo", una struttura rituale che assume la forma della graticola di san Lorenzo. Molti papi, incluso l'ultimo, hanno voluto confermare tale tradizione celebrando con tale calice una loro messa nella città spagnola. La coppa, sicuramente d'epoca, ha una singolare forma a cuore dell'impugnatura che sottolinea il parallelo del Sacro Vaso col Sacro Cuore, contenitore d'elezione del sangue del Dio.


Significativamente, anche l'altro calice superstite, ben più vicino a noi, è custodito in una Cattedrale dedicata a San Lorenzo, quella di Genova. Il Graal in questione ha la forma di un catino di vetro verde - prende infatti anche il nome di Sacro Catino - e venne recuperato dai Genovesi nel corso della Prima Crociata.


Infine, anche la Cappella reale di Torino dei Savoia a Torino è dedicata a San Lorenzo, probabilmente indice esoterico della custodia torinese del Graal. Il 10 agosto del 1557, difatti, Emanuele Filiberto di Savoia a capo dell'esercito imperiale spagnolo sconfisse le armate francesi a San Quintino, ponendo l'Italia definitivamente fuori dall'influenza francese e garantendo alla dinastia i propri possedimenti. La chiesa nasce per celebrare la vittoria, anche se Emanuele Filiberto si limiterà inizialmente a reintitolare al santo la cappella ducale. Ma nel 1666 l'architetto-sacerdote Guarino Guarini edificherà la cappella del santo, suo capolavoro unitamente alla cappella gemella della Sindone. La particolarità stilistica sta nell'eliminazione dei classici mascheroni protettivi della chiesa, sostituiti da un gioco illusionistico generato dagli oculi e dalle finestre della cappella, come si può vedere.


Per festeggiare la stessa vittoria - e indicare così il privilegio del santo custode - anche Filippo II onorò San Lorenzo con l'edificazione immediata della sua nuova residenza, il grande palazzo e mausoleo dinastico dell'Escorial, con annesso monastero sacrale, cui diede la forma di una griglia di dieci quadrati disposti cinque per due: il retablo di San Lorenzo. Tale forma rituale, poi assegnata anche al retablo di Valencia, sottolineava la predilezione del Santo Custode per la cristianissima monarchia spagnola.


La cappella di San Lorenzo torinese, tuttavia, può vantare una reliquia più prestigiosa come il cranio ufficiale del Santo. Non è infine certo un caso che il giorno del Santo sia così significativo, collegato com'è con l'acme del fenomeno delle Stelle Cadenti. Se la tradizione vuole che esse siano le scintille della griglia del martirio elevata da Dio alla gloria dei cieli, è evidente il rimando a un ben più cruciale Lapis Ex Coelis, il Graal, in molte versioni sovrapposto ad antiche pietre sacre meteoritiche come la Pietra Nera islamizzata della Kaaba (la stessa natura di calice estremamente "vagante" ne confermerebbe la mobile natura ultraterrena). Il Custode del Calice, tramite il martirio, viene così trasfigurato nell'essenza stessa di ciò che inizialmente era chiamato a difendere: l'energia ultraterrena di una Falling Star.

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