Vienna


Gustav Klimt, "Il Bacio" (1907)


Egon Schiele, "L'abbraccio" (1917)

Stanotte alle 3 partenza per un breve tour nella capitale dell'impero asburgico. Non posto foto dei luoghi perché spero vivamente di poter fare un post al ritorno con fotografie mie; mi congedo quindi momentaneamente con due inquietanti interpretazioni della sensualità femminile ad opera dei due maggiori pittori della scena viennese del primo Novecento. La prima è contemporanea dell'astrazione picassiana, ma reinterpreta la donna in modo ben più languido, nonostante la scomposizione geometrica, in questo caso bidimensinale e che guarda, invece che all'arte africana, ai mosaici bizantini, continuando così una tradizione di orientalismo che aveva caratterizzato la scena simbolista di fine Ottocento. Il dipinto di Schiele è di dieci anni successivi e il salto si vede. La figura dell'Abbraccio - ricalcato sul Bacio, nel titolo e nella posizione della figura femminile, come si può notare dal calcagno, ad esempio, che sporge nel medesimo modo - è scarnificata, essenzializzata, e percorsa da una rugosa tensione che nel dipinto precedente era totalmente assente.

Hitler, "Germania" (1912)

E poi, in mezzo a questi due autori, a Vienna soggiornava anche un terzo aspirante pittore, forse il più inquietante di tutti: Adolf Hitler. I suoi quadri sono ispirati al formalismo della peggior Accademia - che lo rifiutò - ma forse, col senno di poi, si riconosce un'inquietante pulsione compulsiva ad un ordine arcadico e raggelante. L'autore non affrontò quasi mai il tema della figura - femminile o maschile non importa - e per tale ragione fu rifiutato dall'Accademia viennese in una secessione al contrario. Ma qui egli effigia la Germania con un tratto sanguigno non spregevole, in un dipinto del 1912 che si pone, dunque, come punto medio tra le opere degli altri due. Uno non può fare a meno di chiedersi cosa sarebbe successo se Hitler, dopo i fallimentari tentativi del 1907 e 1908, avesse riprovato ancora il test. Dopo cinque anni di copie viennesi, il languido pittore di paesaggi era divenuto mediocremente bravo, e la storia dell'arte austrica avrebbe potuto fare all'umanità il suo più grande regalo: un pessimo esponente dell'Art Pompier.

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