Cento Anni di Futuro

Carlo Dalmazzo Carrà, Marinetti (1910) Gino Severini, Souvenirs de Voyage (1910) Umberto Boccioni, Rissa in Galleria (1910) Aroldo Bonzagni, Mondanità Luigi Russolo, Profumo (1910) Giacomo Balla, Luce di città (1910)

E dopo aver celebrato il post cento, riprendiamo con un doppio post su un centenario illustre: quello della pittura futurista. L'anno scorso è stato più o meno celebrato il centenario del futurismo, ma quest'anno ci si è scordati dei cento anni dei due manifesti, quello dei pittori futuristi e il manifesto tecnico della pittura futurista, entrambi del 1910. Il secondo, del resto, è stato realizzato al Teatro Chiarella a Torino, lo stesso teatro dove un anno prima veniva organizzata la prima delle Serate Futuriste, i provocatori eventi con cui si è dato il via al movimento. Dato che il futurismo è obiettivamente celebre soprattutto per la genialità della sua invenzione visuale, mi pare giusto celebrarlo. Non è forse un caso, del resto, che nello stesso anno Giorgio De Chirico abbia dato vita alla sua pittura metafisica con il primo dipinto ascrivibile a tale corrente (ne ho parlato poco tempo fa in un apposito post di arte esoterica). Probabilmente De Chirico era stato stimolato dal dibattito creato dall'avvio del movimento futurista, e ne elaborava una risposta di uguale e simmetrica potenza. Ma certamente aveva influito su entrambi, futurismo e metafisica, il gusto del numero tondo, 1910, che segnavano il pieno ingresso negli anni '10 del XX secolo, il quale non era più, ormai, una novità, ma un dato di fatto, l'inverarsi della proiezione nel futuro. Probabilmente, in modo molto più modesto, la stessa ragione che mi ha spinto a scegliere proprio il 2010 per aprire questo blog, pur essendo la tecnologia disponibile ormai da un certo tempo: per il gusto di futuro che questa nuova scrittura elettronica conferisce. Comunque sia, tornando alle opere presentate, esse sono una per firmatario del manifesto: Giacomo Balla e Umberto Boccioni, ovviamente, Carlo Carrà, che poi passerà alla metafisica, i meno noti Gino Severini e Luigi Russolo, fino al totalmente misconosciuto - ma decisamente più importante di quel che si sia voluto riconoscere - Aroldo Bonzagni. Emerge da questa rapida carrellata un dato innegabile: nel suo sorgere, il futurismo non si poneva necessariamente come astrazione, sicuramente non come astrazione cubista, che è l'immagine di esso che ci tramanderà l'evoluzione successiva e il suo staticizzarsi nella tarda retorica littoria. Vediamo invece qui la vicinanza, ancora, con le ricerche post-impressioniste, tecnicamente vicine al divisionismo, tematicamente affini a un simbolismo espressionista, ma declinato nella scia del profumo della nuova, elettrica energia che dai lampioni si irradia ai caffé delle tumultuose città magmatiche, scatenando tra la mondanità le risse mesmeriche di cui Marinetti è il grande artefice. Nel post successivo, un piccolo omaggio alla tradizione futurista, il fumetto (o racconto illustrato) "Elettricità Sessuale", costruito con sei dipinti del 1910, scelti uno per artista. La lunghezza dei testi rispetto a un fumetto tradizionale vuol essere un omaggio alle tarde teorie marinettiane sul fumetto, che pretendevano un'alternanza di circa al cinquanta per cento tra testi e immagini; quanto allo stile di scrittura, non ho voluto calcare eccessivamente la mano sullo stile futurista, proprio per fare apprezzare quello che all'inizio poteva essere: un culto della velocità, della città e della macchina più raffinato che le pirotecniche esplosioni di ZANG TUM TUMB.

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