La Festa della Madonna



Lorenzo Barberis, "Madonna del Monteregale", 2010

Domani festa patronale di Mondovì, legata alla Madonna del vicino Santuario di Vico, l'antico nucleo originario del Mont'd'Vì. Questa sera, per celebrarla, la tradizione dei fuochi artificiali, importati dall'oriente dai Gesuiti nel 1610, e da allora divenuti una tradizione ininterrotta, che quest'anno - senza particolari celebrazioni civiche - compie 400 anni di storia. La Madonna di Vico risale ad una venerazione antica, se lo storico della città, il Michelotti, ci dice nel 1920 che il suo Santuario sorgesse su un'area "sacra per antiche memorie", ovvero per culti pre-cristiani, probabilmente venerazioni della dea Terra, nel suo linguaggio edulcorato e forbito. Ad ogni modo il pilastro oggi celebrato è stato edificato nel 1489 da Segurano Cigna, con ogni probabilità parente del ben più noto Giorgione Cigna, l'iniziatore della pittura cinquecentesca con la Scuola Veneta. Secondo la tradizione, il pilastro venne elevato per voto da un "Fornaciaro" che non riusciva a cuocere i propri mattoni, e che elevò il pilone per voto facendolo poi dipingere dal massimo artista della scena locale del periodo. La parentela dei due autori è dibattuta, ma la vicinanza della Vergine di Vico con la figura allegorica dipinta da Giorgione Cigna nel suo celebre "La Tempesta" (1506) è impressionante.


Il pilone venne dimenticato e poi riscoperto nel 1595 - centosei anni dopo, l'età del mitico Christian Rosenkreutz, il cui mito di lì a pochissimi anni cominciò a venir celebrato - da un cacciatore che colpì incidentalmente il pilone, dimenticato nella foresta, con un colpo di archibugio. Da qui i Savoia ne fecero oggetto di una grande rinascita come mausoleo della dinastia, edificando un grandioso "Tempio della Pace" di forma ellittica intorno ad esso. La forma era assunta seguendo, caso quasi unico, le rigorose indicazioni della controriforma che proibivano la pagana forma circolare consigliando perlomeno una conciliazione con la forma della croce latina medioevale generando la forma ellittica; ma l'interesse per tale forma è probabilmente legato al simbolismo di rinascita implicito nella forma ovale. Il mausoleo sabaudo nasceva anche come compensazione per la città di Mondovì, che era stata privata dai Savoia di molte sue prerogative in favore di Torino. In seguito anche il mausoleo fu sottratto e fu poi completato a metà Settecento dalla città di Mondovì per mano del geniale architetto Francesco Gallo, che riuscì ad elevare la più grande cupola ellittica al mondo.

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