Il Panorama della Scuola

Oggi post non-esoterico, con una riflessione personale sulla mia professione, e in particolare sullo stato della scuola. Poco interessante per il lettore-tipo, probabilmente, che può tranquillamente saltarlo: questo è più che altro un mio appunto personale di riflessione. In questi giorni si va stabilizzando, dopo un mese dall'avvio, il caos causato dalle nomine tardive e dalla mancata individuazione degli assistenti alle autonomia nella scuola italiana. Nel mentre, in parallelo, si scaldano i muscoli per la campagna elettorale, e il governo di centrodestra continua a polemizzare contro gli insegnanti, utile bersaglio delle frustrazioni sociali, e in giustificazione dei tagli che esso ha deciso di concentrare su questo settore.

All'interno di tale strategia, alla scuola - in senso negativo - è dedicato il servizio di copertina del numero di Panorama del 23 settembre 2010. La rivista ovviamente si concentra polemicamente sul dato negativo dei risultati scolastici, senza scorporare, come andrebbe fatto, per aree regionali, ove al Nord si è più o meno in linea con l'Europa mentre è il Sud a presentare problemi strutturali gravi, legati ovviamente anche all'influenza dello strapotere mafioso in ogni ambito, e dunque anche sulla scuola.

Dall'analisi dei dati grezzi (sia pure imprecisi, perchè privi del riferimento relativo all'anno) forniti da una fonte non favorevole al mondo della scuola, emergono però anche alcuni dati particolarmente interessanti. In effetti, come evidenzia Panorama, il rapporto alunni/professori è in Italia più basso che altrove. Qui siamo intorno a un rapporto 10 a 1, in altri paesi, come Inghilterra, Francia e Germania (il servizio non fornisce per questo dato una media) siamo intorno a 18 a 1. Il numero di studenti per classe, però, è sostanzialmente simile: 21 studenti per classe in Italia, su una media europea di 23, quindi sostanzialmente molto vicino.

In Italia, poi (cosa che Panorama, per ideologia, pone ipso facto come uno svantaggio, mentre in teoria, se messo a frutto, è oggettivamente un vantaggio) vi è un primato di ore fornite per allievo: 8200 ore contro una media di 6700 ore di lezione a livello europeo. Ciononostante, la spesa per l'istruzione è in Italia decisamente bassa, solo il 4.5% della spesa rispetto al 6% della media europea.

La motivazione è, ovviamente, nell'ultimo elemento dell'equazione: gli stipendi dei docenti italiani, decisamente più bassi della media europea, 35.000 euro all'anno lordi per un docente con quindici anni di servizio (ma chi, come me, nelle nuove generazioni, è entrato in ruolo dopo oltre dieci anni di precariato, è ben lontano da tale cifra) contro una media di 50.000 europea, con punte come la Germania dove si arriva a 60.000 euro l'anno. Le ore di lavoro di un docente italiano sono sostanzialmente simili a quelle degli altri colleghi europei, aggirandosi in una forbice tra le 600 e le 800 ore annue (molto più basse, intorno alle 400, quelle di Polonia e Grecia).

Ovviamente i problemi sono più complessi di quanto può emergere da una fotografia approssimativa come quella citata. E tuttavia, essi danno una prima indicazione: una riduzione delle ore scolastiche (questo tema è stato affrontato), una riduzione graduale dei docenti (unica componente fortemente voluta dalla Gelmini), ma anche un significativo aumento del loro stipendio (qui siamo agli antipodi: si parla invece di tagli agli scatti di stipendio per il futuro), corrispondente anche a un significativo aumento della spesa per la scuola (e qui siamo nell'ambito dell'impossibile), sarebbe il modo di fornire un servizio su parametri, almeno formali, più vicini a quelli europei.

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