La Sacra Lega
























Un altro spunto sulla Mondovì Esoterica che ci viene in questi giorni dal giornale  "Provincia Granda" è costituito dalla recente riscoperta, da parte dello storico G.B. Rulfi, di un libello del vescovo domenicano di Mondovì, Tommaso Ghilardi, che nel 1870 scrisse un'infuocata requisitoria contro la Breccia di Porta Pia - di cui ricorre, quest'anno, il centoquarantesimo decennale.

Ghilardi ovviamente era, come la maggioranza della chiesa dell'epoca, favorevole all'ipotesi federalista di Gioberti, detta neoguelfa, che prevedeva una federazione di stati sotto la guida del pontefice come primus inter pares per il suo ruolo di sovrano vicario di Dio. Tutto sommato, col senno di poi, forse l'ipotesi federale non sarebbe stata così malvagia, come lascia intendere "Provincia Granda" del 22 ottobre 2010, su cui l'articolo è pubblicato (suscitando anche, nel successivo numero del 29 ottobre, un interessante strascico polemico...).

Ghilardi tra l'altro era stato fondatore di una Sacra Lega cattolica per perseguire i fini del neoguelfismo, ovviamente in memoria di quella Sacra Lega fondata dal suo predecessore come vescovo di Mondovì, il Ghislieri, quando divenne papa come San Pio V. La Lega di Pio V infatti sbaragliò nel 1571 la marina islamica a Lepanto, ponendo fine alla loro supremazia navale sul Mediterraneo.

Ghilardi quindi, quando ormai lo sfacelo è compiuto, profetizza un futuro di "agitazione e discordia, chiacchiere, malcontento, debiti e fame" al nuovo regno, di cui tuttavia lo preoccupa soprattutto la vittoria di professori atei steampunk che "fanno nascere l'anima dal fosforo e la paragonano ad una macchina a vapore".

Qui il riferimento è indubbiamente al Carducci dell'Inno a Satana del 1863, che sarebbe venuto di lì a poco anche a Mondovì, nel 1879, citando la città nel suo "Piemonte" (tra l'altro, forse per un brillante scherzo massonico, nel 1878 si era appena costruita a Mondovì la Funicolare come sistema ferroviario di trasporto urbano, riadattando in senso tecnologico il progetto di un sacro scalone tra Breo e Piazza voluto, nel 1870, dallo stesso Ghilardi).

Ma soprattutto Ghilardi chiudeva la sua invettiva con un tremendo vaticinio contro i Savoia: "Potrebbe Iddio volere che, mentre vi vantate di formare in Roma la capitale d'Italia, non riusciate altro che a formare una Babilonia, da cui potreste essere cacciati!".

In questo caso il rimando, che "Provincia Granda" non specifica, è ad una celebre maledizione profetica di Don Bosco. La figura di questo santo, che oggi si è voluto interpretare solo per la sua componente sociale, di certo presente, è intrisa di un profondo rapporto col sovrannaturale, in una chiave non sempre puramente angelicata e rassicurante.

Il primo contatto con un piano superiore della sua vicenda agiografica è nell'incontro, nel 1852, con un cane nero che mise in fuga dei misteriosi assalitori - Don Bosco era particolarmente sgradito all'élite occultistica del massonismo risorgimentale, fortemente anticlericale, anche se egli non specifica la natura dei suoi aggressori - e che rimase con lui fino al 1866, proteggendolo durante i suoi spostamenti (non si può fare a meno di notare che un cane nero, per altri santi e nella cultura popolare, è di solito una figura diabolica).

Ma veniamo alla profezia in questione. Nel 1854, mentre si discuteva la legge Rattazzi che espropriava le organizzazioni religiose dei loro beni e privilegi, il sacerdote rivelava le sue visioni di un angelo che gli intimava di annunciare "gran funerali a corte".

Il 5 gennaio l855, mentre il disegno di legge è presentato ad uno dei rami del Parlamento, si diffonde la notizia di una improvvisa malattia che ha colpito Maria Teresa, la madre del Re Vittorio Emanuele II. E sette giorni dopo, a soli 54 anni, muore la Regina madre muore. I funerali sono previsti per il giorno 16 gennaio. Mentre sta tornando dal funerale, la moglie di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide, che ha partorito da appena otto giorni, subisce un improvviso e gravissimo attacco di metro-gastroenterite.
Proprio quel giorno il Re riceve un'altra lettera di don Bosco: "Persona illuminata ab alto ha detto: Apri l'occhio: è già morto uno. Se la legge passa, accadranno gravi disgrazie nella tua famiglia. Questo non è che il preludio dei mali. Erunt mala super mala in domo tua. Se non recedi, aprirai un abisso che non potrai scandagliare".

Quattro giorni dopo la lettera, il 20 gennaio 1855, la regina Maria Adelaide muore a soli 33 anni. Quella stessa sera il fratello del Re, Ferdinando, duca di Genova, riceve il sacramento dei morenti e muore l'11 febbraio. Aveva anche lui, come la Regina, solo 33 anni.

La legge viene tuttavia approvata il 2 marzo, con 117 voti a favore contro 36. In maggio la legge passa al Senato per la definitiva approvazione. Ma il giorno 17, a un passo dall'approvazione, si verifica una nuova sconcertante morte nella famiglia reale: muore il piccolo Vittorio Emanuele Leopoldo, il figlio più giovane del Re.

Ma la maledizione di Don Bosco viene estesa al crollo dell'intera dinastia. In un altro opuscolo dello stesso periodo don Bosco ammoniva Vittorio Emanuele II: "la famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione".

Vittorio Emanuele II muore a soli 58 anni di malaria,febbre presa proprio nella Roma da lui iniquamente conquistata. L'erede Umberto I muore nel 1900 a Monza, a 56 anni, per mano dell'anarchico Gaetano Bresci. Il secondo erede, Vittorio Emanuele III, è costretto ovviamente a fuggire da Roma l'8 settembre 1943, e tre anni dopo abdica in favore del figlio Umberto II, che tuttavia viene deposto dal referendum del 1946. In questo modo la dinastia è stroncata alla terza generazione.

Don Bosco del resto aveva compiuto un altro sogno profetico, meno citato, nel 1862 (ad un anno dall'Unità d'Italia) in cui aveva visto la flotta della Chiesa attaccata da una flotta nemica. Inizialmente la flotta avversaria era sembrata trionfare, uccidendo il Pontefice ammiraglio, ma alla fine il nuovo Papa aveva legato la nave madre alle due colonne di Cristo e di Maria, provocando uno sconvolgimento che aveva disperso la flotta avversaria.

L'immagine è evidentemente ricavata da quella della visione che rivelò a San Pio V l'avvenuta vittoria navale di Lepanto, con le forze divine che distruggono dall'alto le forze demoniache e quindi la flotta nemica. Il significato iniziatico appare evidente: le forze del male conquisteranno Roma (morte del Papa), ma in seguito il Pontificato recupererà il suo potere (coi Patti Lateranensi?) e in questo modo i nemici saranno sconfitti (crollo del regno sabaudo).

Probabilmente a questa visione si ricollegava l'estrema profezia di Ghilardi, ultimo alfiere del guelfismo lepantista della Sacra Lega, che molti ormai sembrano quasi rimpiangere.

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