Pyran

 





















































Piranesi, "Carceri d'Invenzione" (1750)

Ico Team, Illustrazione del manuale (2001)

Torno con questo post a parlare di arte settecentesca e di Ico, il videogame di cui avevo trattato un paio di post fa. Niente di nuovo: semplicemente, ho scansionato le immagini delle istruzioni del gioco per pubblicare visivamente il confronto tra Piranesi e il gioco, di cui avevo già accennato nel post precedente, più incentrato sul rapporto con De Chirico. In effetti, Piranesi, vissuto nel '700 italiano, e divenuto celebre per le sue "Carceri d'Invenzione", pubblicate attorno al 1750, è stato l'antesignano dell'immaginario visivo del romanticismo prima, e del surrealismo poi (due fenomeni artistici, a mio avviso, più strettamente connessi di quanto normalmente si creda, collegati tra loro dall'esperienza-ponte del Simbolismo). Piranesi infatti evolve il gusto classico da quello puramente descrittivo delle antiche rovine e della loro ambigua magnificenza - meravigliose, ma anche inquietante memento mori - a un gusto per la rovina fantastica, immaginifica, e in cui l'elemento terrificante è accentuato e sottolineato. I maestosi spazio deserti di Piranesi sono infatti un universo carcerario, luogo quindi di sofferenza e imprigionamento; ma tuttavia bello nella sua temibile grandiosità.

Tale gusto per il castello, la segreta, l'antro oscuro trasmigrerà nel Romanticismo, divenendone uno degli elementi costituenti: e sarà proprio l'elemento che verrà ripreso e amplificato dal Surrealismo, a partire dal suo metafisico antesignano De Chirico: la potenza spiazzante di luoghi di sperdimento desertificati.

Tra l'altro, la fortuna di Piranesi come riferimento surreale pare sottolineata anche dall'omofonia con Pirandello principale autore letterario italiano, se non europeo, avvicinabile agli stranianti mondi dechirichiani. Una omofonia, del resto, che rimanda in entrambi i casi a un prefisso Pyran, il prefisso greco del fuoco e della Pyramis, la Piramide, la forma ad esso associata. E la Piramide è in qualche modo l'archetipo dell'elemento architettonico surreale e spiazzante, sia nella sua forma colossale egizia che in forma di obelisco, spesso sepolcrale, all'interno di numerose piazze inquietanti.

A un livello di curiosità più triviale, non posso mancare di osservare che il sestuplice ponte in alto a sinistra nell'incisione di Piranesi ricorda da vicino la grande Ruota centrale nel meccanismo ludico di Ico, non a caso evidenziata anche in copertina (è l'unico elemento che rende l'immagine parzialmente difforme da un dipinto tipo di De Chirico, creando il necessario straniamento rispetto alla pura e semplice copia). Per il resto, c'è poco da dire, in quanto il calco è abbastanza evidente: l'illustrazione di Ico vede solo una maggiore semplificazione dei dettagli, anche per rendere forse meno evidente una citazione come quella Piranesiana, e lasciare in primo piano il riferimento a De Chirico, di più impatto comunicativo sul pubblico.

Ma, forse, proprio per questo, è il più significativo e rilevante.

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