Siamo Messi Come Ipazia

Interessante conferenza ieri, a Mondovì Breo, sul "Segno di Ipazia", l'ultima esponente della Scuola di Alessandria barbaramente massacrata dai parabolani, fondamentalisti cristiani al servizio del vescovo Cirillo. Dagli spunti del convegno nasce questo post.

In effetti la figura di Ipazia (Hypatia, in latino) è particolarmente interessante.
Nata intorno al 360-370 DC ad Alessandria d'Egitto, cuore culturale dell'antichità ellenistica, era figlia di Teone, filosofo e matematico a capo allora della scuola alessandrina, il quale aveva effettuato una importante revisione degli studi di Tolomeo, alla cui stesura aveva partecipato la stessa Ipazia.

Gli studiosi antichi che ci parlano di lei  sono concordi nell'affermare che ben presto Ipazia superò il padre negli studi, prendendone verso il 390 DC il posto alla guida della scuola filosofica di Alessandria, rinunciando ad una vita sentimentale e personale per dedicarsi interamente alla sapienza. Ipazia stese il commento alle Aritmetiche di Diofanto e alle Coniche di Apollonio, con cui proseguiva gli studi iniziati col commento astronomico a Tolomeo.

Lo studio delle coniche, unito alla analisi del problema del geocentrismo, proposto da Tolomeo come soluzione complicatissima alla questione della struttura del cosmo, fanno ipotizzare ad alcuni che Ipazia potesse essere giunta alla consapevolezza di come poter difendere la fino allora perdente ipotesi di Aristarco di Samo, l'eliocentrismo: ipotizzando cioè che le orbite dei pianeti intorno al Sole non fossero circolari, ma ellittiche.

L'allievo Sinesio di Cirene ricorda inoltre come, verso il 400 DC, la sua maestra Ipazia avesse innovato radicalmente l'Astrolabio di Ipparco (150 AC circa), migliorando così la sua utilità per l'osservazione del cielo.

Ipazia tuttavia, oltre a tale elemento matematico ed astronomico, centrale nelle sue dottrine, aveva voluto - a differenza di Teone - dare anche un fondamento filosofico alla sua visione del cosmo; forse per giustificarne la rivoluzionarietà, se si fosse trattato dell'eliocentrismo.

Probabilmente Ipazia proponeva una versione del Neoplatonismo ellenistico meno misticheggiante, una sorta di razionalismo che, in quanto tale, proclama la ricerca filosofica indifferente, e non ostile alla fede religiosa, a differenza del misticismo platonico di Atene che si proponeva in polemica diretta coi cristiani. Ciò spiega probabilmente la profonda devozione nei suoi confronti di Sinesio, divenuto poi vescovo della chiesa, che dispregia invece come decadente la Scuola d'Atene.

Anche Socrate Scolastico accredita Ipazia come la vera discepola di Plotino, quella che aveva saputo rettamente interpretare la sua riscoperta di Platone, al contrario di Giamblico e gli altri mistici i quali praticavano la Teurgia, ovvero l'uso del platonismo per invocare e costringere gli dei, pratica inaccettabile al cristianesimo.

Del resto, l'azione di Ipazia si svolge in una fase in cui i fondamentalisti cristiani hanno ormai vinto la loro battaglia con la classicità. L'imperatore Teodosio si è appoggiato ai vescovi più potenti per ottenere il potere: ma quando egli si è opposto alla chiesa, Ambrogio di Milano l'ha costretto a inginocchiarsi dinnanzi a lui, e per espiare l'ha spinto a perseguitare i non-cristiani, con dei decreti persecutori del 393 DC.

I testi della biblioteca di Alessandria erano custoditi nel Tempio di Serapide: erano stati qui spostati dopo il sacco di Cesare, per evitare che venissero distrutti dalla soldataglia durante i periodici saccheggi ponendoli in un luogo sacro. Questa trovata, che per quattro secoli aveva funzionato bene, preservando la BIblioteca più importante dell'antichità fino allora, fu la loro condanna: i fondamentalisti cristiani distrussero il tempio e bruciarono la biblioteca.

Ipazia probabilmente rappresenta l'estremo tentativo di difendere la tradizione filosofica del platonismo restituendola all'antica dimensione razionale. Di Ipazia si accentua infatti la tendenza a predicare anche in luoghi aperti ed a un vasto pubblico, ottenendo un notevole successo e consenso: tra i suoi discepoli, figurava anche il prefetto della città, Oreste.

Ma nel 412 l'ascesa di Cirillo alla cattedra vescovile di Alessandria pose fine alla possibile convivenza tra cristianesimo e filosofia. Cirillo convocò i Parabolani, monaci-guerrieri al servizio del fondamentalismo cristiano, e il loro leader Ammonio tentò di assassinare il prefetto Oreste scagliandogli un sasso in testa proprio mentre questi si professava cristiano. Oreste lo mise a morte, e il vescovo Cirillo lo proclamò martire. Dopodiché, nel 415 creò una nuova sedizione con cui fece rapire e uccidere Ipazia, accoltellata con dei cocci di vaso, fatta a pezzi, bruciata viva e quindi buttata nel Cinerone, la discarica di Alessandria. Anche i testi di lei, probabilmente, vennero bruciati, perché non ne rimane traccia alcuna.

Nonostante che Cirillo sia stato fatto santo per i suoi discutibili meriti, molti autori cristiani hanno scritto di lui con riprovazione, e con ammirazione di Ipazia; secondo tesi accreditate ad ella è ispirata la figura mitica di Santa "Caterina" di Alessandria, la santa "pura", dotta, in grado di discutere in pubblico di filosofia stupendo la città più colta dell'epoca, finché il malvagio "imperatore" (Cirillo era accusato, del resto, di comportarsi più come un sovrano che come un uomo di chiesa), non riuscendo a sottometterla, la fa assassinare, prima vincolandola a una ruota, che si spezza, poi facendola decapitare con una spada.

Il supplizio fallito, quello dell'incatenamento alla ruota, diviene il simbolo della santa: è impossibile non notare il parallelo con la ruota dell'Astrolabio, perfezionato da Ipazia, l'oggetto che più si prestava a divenire il simbolo della sua attività filosofica e, forse, della sua dottrina eliocentrica (la ruota spezzata, addirittura, potrebbe alludere all'invincibilità razionale dell'eliocentrismo contro il geocentrismo, la ruota che viene infranta). Forse anche il fatto che Caterina divenga, nell'Italia settentrionale, figura della morte può derivare dalla residua consapevolezza che, in verità, la ruota che porta in mano è l'Astrolabio, la Ruota del Mondo, quindi la Ruota della Vita, che la morte può far girare a suo piacimento.

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