Alice

Con oggi avvio la collaborazione col blog di Laura, mia moglie, di cui ho parlato ieri. Dato che Laura intende realizzare recensioni letterarie (e non) delle cose che più le interessano, nel segno di Alice in Wonderland che è indubbiamente la sua opera preferita, ho deciso che mi occuperò per lei di recensioni sull'immaginario della fantascienza (in senso molto lato), altro mio grande interesse che trova poco spazio su questo blog, primariamente ermetico e monregalese. 

Ovviamente non potevo non iniziare con Alice, una delle opere che entrambi maggiormente amiamo. Là analizzo il perché (abbastanza noto ai cultori del genere) questo romanzo apparentemente per ragazzi del 1865 è un caposaldo della filosofia fantascientifica più moderna; qui mi limito ad analizzare il filone più tradizionalmente, ancora, esoterico.

Al di là dei significati logico-matematici, difatti, Alice è il racconto di una discesa agli inferi: la fanciulla incontra, mentre sta leggendo nel parco (il bosco dantesco) un bianconiglio (animale psicopompo presso ogni cultura per la sua fulminea rapidità) ossessionato dallo scorrere del tempo che la guida nella sua tana, una profonda voragine verso il centro del mondo. La discesa agli inferi di Alice la vede oltrepassare la Porta degli Inferi, semiannegare nell'oceano delle sue stesse lacrime (splendida trasposizione dell'Acheronte), asciugarsi superando la Maratonda degli Ignavi (ove incontra il Dodo, trasposizione di Dogdson - Carroll, che diviene una sua bizzarra e piuttosto inutile prima guida - Virgilio? - nel nuovo mondo). 

Alice impara presto - ma non da lui - che ingerire i cibi e le bevande di quel mondo le fa cambiare dimensione; dopo una disavventura nella Casa del Bianconiglio (ingresso vero e proprio nel Regno della Morte) ella incontra il Brucaliffo che, fumando un narghilé indiano, le rivela le potenzialità del Fungo su cui egli è seduto. Possiamo immaginare che anche pasticcini e bevande derivino dai suoi poteri metamorfici. 

Ad ogni modo, perché inserire un elemento indiano, orientale, in un racconto che pareva fino ad ora incentrato principalmente sull'ermetismo cristiano della Commedia dantesca? Forse si deve leggere in ciò un riferimento obliquo alle tesi già ottocentesche che volevano - anche sulla scorta del nuovo interesse per le droghe psicotrope derivanti dall'India - Gesù discepolo dei gimnosofisti indiani, e le sue apparizioni dopo la risurrezione effetto dell'uso di un fungo psicotropo, il vero cibo sacro dell'Ultima Cena: l'Amanita Falloide, sacra per la sua forma e per i suoi effetti, non letali se assunta in dose minime.

Al di là di queste tesi ereticali, in effetti Alice, subito dopo aver parlato col Brucaliffo, assume il fungo e il suo collo si allunga assumendo sembianze falliche, che rimandano alla suddetta Amanita. Ulteriore incontro psicotropo è il the (altra modalità indiana di assunzione di droghe) con il Cappellaio Matto (i cappellai inglesi erano spesso vittima di allucinazioni prodotte dal mercurio usato per lavorare il feltro), che prelude allo scontro con la Regina Rossa (Lucifero?) e il successivo risveglio.

Tutti questi indizi ed altri ancora, disseminati nel testo, hanno favorito una lettura ermetica e filosofica di questo solo apparente "classico per l'infanzia"; ma gli indizi che richiamano una sorta di ritualistica segreta mascherano, a mio avviso e non solo, un rimando ad un più profondo significato logico-filosofico celato con abilità dal matematico Dogdson. Per l'approfondimento rimando al più ampio intervento sul blog di Laura, di cui trovate il link nel post precedente.

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