Cento Anni di Bunga Bunga























Non avrei voluto occuparmi di questo triste argomento, e infatti il mio post giunge con un certo, colpevole ritardo. Tuttavia, apprendo oggi che il Bunga Bunga assurto negli ultimi tempi al centro dell'attenzione nazionale compie in verità cento anni proprio in questo 2010. Dato che sul blog ho celebrato cent'anni di futurismo e metafisica, non posso esimermi dal celebrare i cento anni della grande moda con cui si conclude la prima decade del XXI secolo. Il Bunga Bunga nasce infatti come una beffa inventata da Virginia Woolf nel 1910. La fanciulla, allora ventottenne (era nata nel 1882) organizzò con alcuni amici una beffa alla marina militare. Travestitisi da nobili abissini, visitarono la Dreadnought, la più potente nave da guerra inglese, ripetendo ammirati "Bunga Bunga" ad ogni cosa che veniva loro mostrata.

La beffa, che ironizzava sulla visione imperialista inglese dell'indigeno come rozzo primitivo, divenne poi un archetipo ripreso in numerose altre rappresentazioni stereotipe dell'africano primitivo. Un cartone animato di Bugs Bunny del 1950 rappresenta un selvaggio che ripete furiosamente e in continuazione "Bunga Bunga!" affrontando lo strafottente coniglio; ma è possibile che esso rifletta anche altre trasposizioni animate più antiche. Da esclamazione di ammirazione, il Bunga ripetuto diviene così grido di guerra, anche per l'omofonia inglese con l'onomatopeico "Bang", rumore dell'esplosione o di un forte colpo.

Nel 1955 è un fumetto italiano a riprendere la dizione, modificandola in "Bingo Bongo", termine che, reso celebre anche da un film con Celentano del 1982, è stato ripreso nella retorica leghista ad indicare, sbrigativamente, gli extracomunitari. Tra le righe, possiamo citare come un caso di poco dissimile il giovine cavernicolo Bam Bam dei Flintstones (1960), che ripete ossessivamente tale verso mentre distrugge ogni cosa con la sua clava.

Possiamo immaginare che sia in questo periodo che emerga la barzelletta prediletta da Berlusconi (almeno stando alla sua precedente pupilla Noemi Letizia), dove tre esploratori che oltrepassano i sacri confini di un villaggio di aborigeni si sentono proporre l'alternativa tra la morte e il Bunga Bunga, rituale punitivo in cui tutta la tribù sodomizza lo sventurato trasgressore. E' qui che il Bunga Bunga assurge alla sua massima dignità esoterica, divenendo una sorta di rito magico-sacrale, volgare parodia di quelli realmente esistenti (ma del resto, il rovesciamento dissimulatorio è in centro stesso della cultura esoterica).

Ai nostri giorni, del resto, la barzelletta ha dato il nome ad un effettivo rituale in uso nei più esclusivi club di scambisti, che richiama nelle modalità l'originale, in una sorta di Eyes Wide Shut girato dai Vanzina. Stando alle dichiarazioni di Ruby Rubacuori, l'escort marocchina e minorenne salvata dal carcere da Berlusconi dichiarandola nipote del premier egiziano Mubarak, Berlusconi avrebbe appreso tale rituale dall'amico libico Gheddafi. Mubarak, Ruby, Gheddafi: tutta la costa nord dell'Africa è coinvolta nella ricreazione di questo rito africano. A rendere tutto più stuzzicante, si è appena concluso il primo mondiale africano, con tanto di ossessivo tormentone sul Waka Waka che il meglio della sinistra di casa nostra - il surreale cantante Elio - ha già provveduto a riadattare nei testi al presunto rito berlusconiano.

Così il cerchio si chiude: e sarebbe davvero bizzarro se il ventennio berlusconiano (o ben di più, se si include anche la precedente ascesa televisiva sotto la protezione di Craxi) si chiudesse davvero nel segno di queste moderne giornate di Salò, dirette da una versione dozzinale del Tarantino di  "Inglorious Basterds". Ma del resto, la storia si ripete sia in farsa che in tragedia: e spesso è difficile distinguere tra una delle due.

(Nella foto di copertina, la buona vecchia Noemi Letizia in una delle sue pose più castigate).

Post più popolari