Per Un Pugno Di Libri



La scorsa settimana, a "Che tempo che fa" di Fazio, il giornalista cuneese Giorgio Bocca (pilastro del giornalismo italiano), aveva parlato di Mondovì in collegamento al suo exploit televisivo a "Campanile Sera" nel 1959, per lui primo prodromo dell'età berlusconiana. Avevo allora ricordato le altre presenze televisive della città, e il fatto che il sindaco da lui citato fosse mio nonno Memo Martinetti. Oggi Mondovì torna ad essere protagonista su RaiTre nella bella trasmissione "Per Un Pugno Di Libri", condotta dal critico Piero Dorfles e dall'attore Neri Marcoré. 

A partecipare è il Liceo Classico locale - ricordo che se ne parlava già quattro anni fa, quando insegnavo presso il connesso liceo sociale - che trionfa 80 a 2 contro i pur bravi avversari di Sala Consilina vicino a Salerno (i quali, per contro, vincono 5 a 0 nel classico gioco "Fuori gli autori", perdendo però tutti gli altri). 

L'autore su cui si gioca è il giornalista argentino Osvaldo Soriano (1943-1997). Esordito col romanzo "Triste, Solitario Y Final" (1973) dove Philip Marlowe indaga sul declino artistico di Stanlio ed Ollio per loro incarico, nel 1976 lascia l'Argentina dopo il golpe, trasferendosi a Parigi. Nel 1982 la disfatta dell'Argentina nella guerra delle Falkland contro l'Inghilterra ferrea della Tatcher manda in crisi il regime militare, favorendo il ritorno della democrazia nel 1983. Soriano torna in patria nel 1984, diventando in breve celebre nel suo paese e quindi nel mondo quale interprete del calcio come unico vero rito sacrale collettivo dei nostri tempi. 

In Italia in particolare Soriano ebbe una particolare ricezione, forse in ragione della potente componente italoamericana degli argentini (su 40 milioni di abitanti, quasi tutti d'origine europea con minime componenti indigene, 25 milioni hanno un avo italiano), ma più probabilmente anche per il ruolo che, dal 1984, svolse quale icona calcistica del Napoli, con un culto quasi divino che non ha probabilmente pari per altri giocatori in Italia. La vittoria del mondiale argentino nel 1986, contro l'odiata Inghilterra delle Falkland, tramite il gol di mano rivendicato come Mano De Dios, e l'accoppiata scudetto/coppa al Napoli nel 1987, costituirono l'apice dell'evemerismo di Maradona, testimoniato anche dall'immagine scelta a copertina di questo post, un murales argentino ispirato alla cappella sistina michelangiolesca, prima del declino cocainomane negli anni '90. 

La morte di Soriano nel 1997, per contro, venne celebrata con un titolo a tutta pagina dal Manifesto, il giornale di sinistra orgogliosamente comunista cui lo scrittore aveva collaborato; e ancora oggi, in fondo, il passaggio a "Per Un Pugno Di Libri" testimonia del rilievo che egli mantiene nel Pantheon della sinistra.

Tornando a quest'ultima, non mi resta che fare i miei più vivi complimenti ai brillanti allievi del Classico locale, cui vanno anche le mie congratulazioni per aver scelto, tra i cinque libri identitari da portare in trasmissione, il "Pendolo di Foucault" di Umberto Eco, opera che questo blog omaggia costantemente fin dal titolo.

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