Giochi di Prestigiacomo






















E così ora se ne andrebbe anche la Stefania Prestigiacomo. Al di là del giallo delle dimissioni - questi tira e molla sono di solito estenuanti ed ondivaghi - è interessante notare come, al di là dell'esplicita rottura di Fini, la fronda più dura all'interno della maggioranza berlusconiana venga da quelle che, due anni fa, erano state oggetto delle polemiche più dure, le cosiddette "ministre-immagine": i quattro ministri donna accusati di essere scelti solo in virtù della loro avvenenza. 


















Sabina Guzzanti

Le accuse più triviali provennero all'epoca soprattutto da Sabina Guzzanti, bella attrice comica e non legata al centrosinistra, ma figlia di altro "irregolare" giornalista berlusconiano, il senatore Paolo Guzzanti (a sua volta nipote di un tecnico-politico di area destra come Elio Guzzanti). Esse si incentravano soprattutto sulla figura di Mara Carfagna, pur estendendosi anche alle altre ministre. Ed in effetti, la Carfagna era centrale in tale strategia berlusconiana.






















Mara Carfagna

La showgirl televisiva, salita alla ribalta nel 2000, e resa celebre anche da un famigerato calendario erotico della rivista Max nel 2005, precedente di appena un anno la candidatura ed elezione della Carfagna alle politiche. 

Già allora la vicenda era stata accompagnata da una polemica, legata anche la legge elettorale stesa da Calderoli in vista delle elezioni, e da lui stesso definita "una porcata", consentendo sostanzialmente l'elezione per pura cooptazione dal vertice. La sinistra non modificò la legge nei successivi tormentati due anni di governo,  anche per l'innegabile vantaggio  interno che la cooptazione forniva anche ai dirigenti di questa parte politica; ma il tema delle cooptazioni più scandalose divennero un tema ricorrente della propria propaganda, volto a mostrare Berlusconi come un novello Caligola attorniato da una corte parlamentare di rinnovati nani e ballerine.























Veronica Lario

Nel 2007 Berlusconi si inserì così con la sua consueta abilità di agent provocateur nella strategia dell'avversario (in fondo, già da lui stesso delineata), dichiarando che se non fosse stato malauguratamente impegnato si sarebbe sposato immediatamente la bella Mara Carfagna. Tali dichiarazioni furono enfatizzare dal fatto che diedero il via alla crisi di Veronica Lario, causando probabilmente la scarsa simpatia verso la Carfagna da parte dei figli dell'astuto caymano (ribadita ad esempio in recenti dichiarazioni da Barbara Berlusconi).






















Barbara Berlusconi

Il fatto quindi che nel 2008 Berlusconi collocasse la Carfagna  addirittura al ministero delle Pari Opportunità, facendole saltare ogni tappa del cursus honorum politico, va probabilmente vista come una intenzionale  provocazione tattica, per far concentrare su di lei - e sulle altre tre - il fuoco nemico sventolando le quattro belle ministre come una bandiera rossa davanti a un toro infuriato.

Non a caso, di lì in poi l'aspetto fisico della Bindi divenne, nel campo avversario, il bersaglio privilegiato di feroci battute da parte del premier in persona, mentre le fanciulle con cui egli amava mostrare di accompagnarsi iniziarono  addirittura a scendere pericolosamente di poco sotto il crinale della maggiore età, ad agitare con più forza, parrebbe, lo stendardo rosso agli occhi dell'avversario, e accompagnandosi nel 2009 alla definitiva rottamazione di Veronica Lario, ormai non più adatta all'immagine del premier (il quale, tra l'altro, ritornava così nella legittima ortodossia cattolica, con grande sollievo delle sue entrature ecclesiali, che potevano appoggiarlo più serenamente).

Del resto, se appariva oggettivamente un atto di sfida verso certo femminismo di sinistra la Carfagna alle pari opportunità, anche le altre ministre presentavano fianchi così scoperti - in senso metaforico - da far pensare ad un'intenzionale strategia: la Gelmini, punta del quadriumvirato, tagliava l'istruzione con centomila tagli rivendicando la meritocrazia che lei per prima aveva aggirato; la Giorgia Meloni al Ministero della Gioventù rievocava indubbiamente una inquietante assonanza con le organizzazioni giovanili di quella destra in cui ella aveva militato, e per cui fu infatti duramente attaccata con un fumetto satirico improntato al disgusto che salì per breve agli onori delle cronache.






















Stefania Prestigiacomo

Solo la Prestigiacomo sfuggiva in parte all'equazione, forse per rappresentare un elemento di continuità nella parzialmente nuova strategia berlusconiana: fondatrice di Forza Italia dal 1994, ministra alle Pari Opportunità per meriti all'interno della sua pars politica nel precedente governo berlusconiano, e autrice di un tentativo sfortunato di "quote rosa" che dimostrava la non assoluta velleitarietà del suo incarico, era affidata al ministero per l'ambiente, per cui non si conoscevano giornalisticamente suoi particolari demeriti. 

Tuttavia, anch'ella era inserita nel nuovo meccanismo, e si unì così alla "corrente delle ministre" che per la loro cooptazione erano tuttavia meno compromesse con gli accordi spesso sgradevoli della politica sul territorio, e puntavano quindi a proporsi quale il vero volto nuovo di cui Berlusconi aveva bisogno di fronte a una parte del suo elettorato. Il distacco di Fini indubbiamente le ha messe in difficoltà, e non a caso sono state loro i principali pontieri per evitare la rottura ormai consumata. Solo la Gelmini resiste ormai indomita nel suo ruolo, forte (o indebolita?) anche dal mantenuto appoggio finiano alla sua contestata riforma, giunta ora allo scontro con l'università.

Quali saranno le successive evoluzioni di questi giochi di prestigio, solo il tempo e le confuse giravolte della politica italiana potranno dircelo.

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