Harry Potter 7

Visto ieri il falso epilogo di Harry Potter, vale a dire il primo capitolo della trasposizione filmica del settimo libro del giovane mago più celebre al mondo.

A me il ciclo potteriano della Rowling non è dispiaciuto, e la trasposizione filmica ha solitamente mantenuto lo stile dei libri. Gli ultimi capitoli, in verità, si erano rivelati troppo compattati, e quindi ben venga la scelta di questa dilatazione sul finale, anche se ovviamente motivata da ragioni commerciali, di non uccidere troppo in fretta la gallina dalle uova d'oro. Per paradosso l'ultimo capitolo è meno denso di eventi spettacolari, e quindi quello che meno avrebbe avuto bisogno, in un'ottica utilitaristica, di questa dilatazione. Però ciò ha permesso, viceversa, un film che rende bene i pregi del settimo libro, così diverso dagli altri nella sua struttura. 

Gli altri sei volumi difatti erano caratterizzati da un rigoroso meccanismo seriale, pur nelle variazioni: inizia un nuovo anno ad Hogwarts, la scuola di magia; il malvagio Voldemort infiltra un suo agente per uccidere Harry e/o altri scopi collaterali; Harry e i suoi indagano fino a risolvere l'elemento giallistico della storia, giungendo al momentaneo scontro finale. Centrale restava sempre l'affascinante comunità magico-scolastica di Hogwarts, con le sue quattro casate giustapposte, i suoi intrighi di potere e di palazzo, passaggi segreti, misteri, incantesimi: un cosmo che rimanda all'infinito fascino da romanzo gotico dell'esplorazione dell'abbazia di Northanger o le sue ennesime riproposizioni.

Il settimo rompe questo schema, adottando un percorso totalmente nuovo, con Harry e i suoi due inseparabili amici spersi al di fuori della loro consueta struttura sociale (e narrativa). Questo sperdimento rafforza la metafora resistenziale che percorre potentemente il ciclo potteriano (riproposizione, nonostante i dinieghi della Rowling, del mito già elaborato da Tolkien - che negò tale metafora - e soprattutto da Guerre Stellari), e che affonda le sue radici (destino paradossale per i principali snodi della narrativa fantastica moderna!) nella narrazione (sia pure quella meno strettamente neorealistica) della resistenza piemontese, in un Fenoglio, in un Calvino.

Il film riesce dunque a rispecchiare bene questo senso di dilatazione temporale, questo vagare sperduto tra i cascami di un'Inghilterra sotto il plumbeo dominio voldemortiano. Se nei romanzi precedenti la saga sapeva rendere il senso di una società magica sull'orlo della sua crisi al lato oscuro della Forza, qui Harry si trova in un mondo ormai completamente controllato dai Mangiamorte, ed è per la prima volta davvero antieroe impossibilitato ad agire, costretto ad un vagare alla periferia dell'impero del suo nemico nel tentativo di seguire una vaga intuizione del suo defunto maestro. 

Ma su questi aspetti, strettamente ermetici, tornerò in un secondo post, dedicato soprattutto ai riferimenti magico-iniziatici dell'opera.

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