Harry Potter e i Doni della Morte



Il film di Harry visto domenica scorsa e commentato ieri mi ha scatenato ulteriori riflessioni legate all'universo magico della Rowling, e in particolare al sistema della magia oscura ivi descritto (Allerta spoiler, come al solito). Mi sembra particolarmente interessante il fatto che la magia oscura non vi sia automaticamente denigrata, in quanto all'interno di Hogwarts permane comunque perlomeno una casata, quella di Serpeverde (Slytherin) legata alla tradizione magica oscura, contrapposta a quella chiara di Grifondoro (Gryffindor). La loro antinomia si intreccia a quella tra Corvonero e Tassorosso, che rappresentano sostanzialmente lo slancio del Genio e la normalità dell'Applicazione. Tassorosso appare sostanzialmente schierata più con Grifondoro, mentre Corvonero, pur lealista della parte chiara della magia nel ciclo di romanzi, si intuisce più avvicinabile a Serpeverde,  confermato in una costante opposizione cromatica nella serie Verde e Nero contro Rosso ed Oro. 

In realtà, ad essere criticata è solo l'estrema scelta di Voldemort, il quale nella sua pretesa di porsi come l'eletto Erede di Salazar (il dittatore clericofascista del Portogallo, paese in cui la Rowling aveva insegnato) Serpeverde trascende i limiti della stessa magia oscura, trasformandoli in un odio verso sé stesso che è palese metafora della parabola hitleriana.

Come Hitler, di presumibili origini ebraiche, voleva lo sterminio degli ebrei e la sottomissione del mondo alla presunta razza ariana, così Voldemort, mezzosangue di nascita, vuole la distruzione dei Mezzosangue, i maghi originati da umani, e la totale sottomissione degli umani, i Muggles o Babbani nella traduzione italiana.

Voldemort pare così ignorare il principio che egli stesso fa inscrivere sul Ministero della Magia quando finalmente lo conquista: "Magic Is Might", La Magia è Potere. Un principio, in verità, sostanzialmente esatto è adottato in varie forme nel mondo magico attuale ("la magia è la capacità di far accadere le cose", è la definizione più corrente) e corretto anche sotto il profilo etimologico (Mag- è la radice che genera Mag-us, ma anche Mag-is). Quindi un principio pragmatico, che riconosce il potere magico da qualsiasi parte venga, un principio contrario non tanto all'idea di una elite magica, ma all'idea di un'elite magica pura, che lo stesso Voldemort contraddice.

La magia oscura del mondo potteriano sembra essere connessa al dominio sulla morte: Vol-De-Mort stesso nel nome richiama "il volo di morte," così come i suoi seguaci, i Mangia-Morte, il cui simbolo è un teschio unito al serpente di Serpeverde. Il nome stesso dei seguaci pare indicare un'adesione a riti cannibalici, mentre Voldemort ha fatto suo il più alto rituale della magia oscura, l'Horcrux, realizzandolo sette volte: ovvero, compiendo sette sacrifici umani per spezzare sette volte la sua anima e confinarla in sei oggetti magici (più il suo corpo residuale).



 Il rituale, che viene alla fine annullato da Harry Potter, il quale riesce così ad eliminare il proprio nemico, poteva anche essere sagace, salvo che poi Voldemort rinuncia al suo principio fondante: l'estrema prudenza tattico-rituale. Il potentissimo rituale difensivo viene abbandonato, mentre egli cerca di impadronirsi dei Doni della Morte, riassunti nel simbolo che ricorre nell'ultimo romanzo. Il mantello che rende invisibili alla morte, la bacchetta che vince ogni altra, e l'anello che riporta in vita dalla morte: Triangolo, Linea, Cerchio a livello simbolico. Voldemort si concentra sullo strumento distruttivo, trascurando la magia difensiva e il messaggio implicito della fiaba del venerabile Beda il Bardo: la morte può essere fuggita dal mago, più che asservita o sfidata. In questo modo, in ultimo, viene sconfitto: ma la magia oscura della tradizione di Serpeverde non è necessariamente superata.

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