La Principessa E Il Ranocchio

Ho visto l'ultimo film d'animazione Disney tradizionale, "La principessa e il ranocchio" (2009), e devo ammettere di esserne rimasto affascinato. Il film è l'ultimo in tutti i sensi, in quanto la Disney avrebbe dichiarato che questo 49° film d'animazione tradizionale sarebbe stato l'ultimo prima del passaggio al digitale. L'ultimo avrebbe dovuto essere "Mucche alla riscossa" (2004), film ben più modesto e meno significativo; ma le proteste dei fan hanno poi spinto la Disney a girare un ultimo capitolo della sua grande saga d'animazione. L'avventura si conclude così con quest'opera, a sessant'anni dal suo inizio con Biancaneve; a meno che la Disney non voglia chiudere con una cifra tonda ed arrivi ancora a cinquanta.

Ad ogni modo questo film è una degna conclusione, essendo stato affidato alla squadra di John Muskers e Ron Clements, due talenti emersi nel 1986 con Basil l'investigatopo, brillante perla in un'era altrimenti oscura di triste buonismo; squadra che aveva operato la rinascita disneyana degli anni '90 con "La Sirenetta" (di cui ho scritto in un post che è fra i più letti del blog), per poi proseguire con capolavori come "Aladdin", "Hercules" e "Il pianeta del tesoro". Se l'epopea disneyana era iniziata con la più classica principessa delle fiabe, Biancaneve, ed era proseguita con una galleria di vivaci eroine femminili, la prima "black princess" della serie chiude il ciclo con quello che è forse l'archetipo della principessa, il bacio al ranocchio che lo tramuta in un principe.

L'opera è ambientata nella New Orleans del 1926, patria del jazz e del voodoo, cui appartiene il cattivo della storia, il magnifico Doctor Facilier. Primo cattivo disneyano privo di reali poteri, e per questo più realistico nella sua duplice figura di apparente ciarlatano e reale occultista, egli deriva la sua potenza dal ricorso agli spiriti diabolici della sua magia oscura. L'animatore Bruce Smith l'ha immaginato come il figlio illegittimo di Capitan Uncino e Crudelia De Mon, dandogli un aspetto conseguente e un certo elegante equilibrio tra le doti migliori dei due (la vanesia ostentazione senza la stupidità del padre, la malvagia intelligenza senza il freddo isterismo della madre). L'uso del voodoo non ha mancato di attirare alcune polemiche da parte dei fondamentalisti cristiani di oltreoceano.

Il film ha ottenuto comunque un ottimo successo, anche grazie al carattere nostalgico di "last animation hero", ottenendo ottimi incassi (oltre 250 milioni di dollari) e un appoggio della critica (in particolare il critico americano Roger Ebert, oppositore dei videogame e del cinema digitale). Pare che forse questo exploit abbia portato la Disney a ipotizzare di realizzare ancora, sporadicamente, film d'animazione tradizionale, dilazionandoli di più nel tempo in modo di creare la giusta attesa. Non ci resta che da augurarci che sia così.




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