Lovecraft Film























Post numero 200 e, come promesso, un post particolarmente significativo. Abbiamo finalmente visto il film "Road to L.", mockumentary realizzato dal regista Federico Greco e dal giornalista Roberto Leggio, in seguito al ritrovamento di un ipotetico autografo di Lovecraft che dimostrerebbe come elementi del suo mito di Chtulu siano stati ricavati anche dalle leggende italiane del Polesine, il delta del Po, basandosi sugli uomini-pesce del folklore locale, i racconti del Filò.

Il ritrovamento del manoscritto sarebbe avvenuto ad opera di Roberto Leggio su un mercatino di Montecatini Terme, all'interno di una copia della "Voluttà della vita" (1884) di Emile Zola. Si tratta di quaranta pagine scritte in inchiostro blu su una carta comune, corredate di immagini e contenute in una rovinata busta giallastra; alcune pagine risulterebbero strappate. In esso verrebbe narrato un viaggio in Polesine compiuto tra maggio e giugno del 1926, alla ricerca delle tradizioni locali. 























Completa il ritrovamento una cartolina del Caffè Florian di Venezia, datata l'8 gennaio 1937, contenente la misteriosa frase: "I have good grounds for believe that this needful thing some way come back home... Tempus Fugit…" e firmata da "Grandpa Theo", uno degli pseudonimi usati nelle sue corrispondenze da H.P.Lovecraft. La cartolina è datata due mesi prima della morte di Lovecraft, avvenuta il 15 marzo 1937, e farebbe pensare che Lovecraft abbia spedito questi suoi appunti a un suo corrispondente residente in Italia, in modo da far sì che quella "utile cosa" trovasse in qualche modo la strada per casa.

Dato che a Montecatini risiedette, dai primi anni '30, lo scrittore americano Alfred Galpin (1901 - 1983), corrispondente di Lovecraft negli ultimi anni della sua vita, è chiaro (fin troppo...) che è lui il probabile destinatario della lettere. Galpin, che aveva sposato un'italiana trasferendosi definitivamente nel nostro paese, era ritenuto da Lovecraft il suo pupillo più brillante; nonostante tra loro siano intercorse moltissime lettere (Lovecraft ne scrisse oltre ottantamila nella sua breve vita), solo ventisette sono state conservate da Galpin e pubblicate come epistolario ufficiale, le altre sarebbero state distrutte, tranne ovviamente qualche possibile missiva sfuggita (tra cui, potenzialmente, questa).

Dalla lettera - che, se fosse autentica, sarebbe una rivelazione epocale: in quanto tutti i miti chtuliani sarebbero influenzati da un mito italiano - i due registi hanno ricavato una duplice opera, caratterizzata da una forte ambiguità: "Road to L." (il titolo è un riferimento alla cittadina di L., centro dei misteri indagati dal manoscritto, L. come Lovecraft stesso e infine "el", come suono che rimanda al termine inglese per inferno: Road to Hell, insomma).

Una scoperta dunque epocale, con corrispondenze perfette ma al tempo stesso sufficientemente sfumate da non vincolare ad affermazioni definitive. Troppo bello per essere vero, forse? A mio parere, sì; anche se, ovviamente, la parola definitiva potrebbe venire solo dal sottoporre il manoscritto ad una perizia calligrafica e i materiali usati - carta, inchiostro, busta... - ad una datazione rigorosa. Procedimenti costosi, che i proprietari  hanno, ovviamente, intenzione di effettuare, ma che a tutt'oggi pare non siano ancora stati realizzati. In fondo, il mito lovecraftiano si nutre ancor più di suggestive nebbie apocrife che di prosaiche, scientifiche certezze.
 
Una prima parte del film è dunque un documentario piuttosto serioso, in cui vengono intervistati i principali esperti italiani di fantastico: lovecraftiano e antropologia del Polesine: Sebastiano Fusco, Alfredo Castelli, Carlo Lucarelli, Gianni Sparapan. 

Nella seconda parte, il mockumentary, ovvero il falso documentario, gli stessi elementi sono inseriti nella falsa ricostruzione del "making of" del documentario fallito, quello che avrebbe documentato la reale consistenza dei miti polesiniani ispiratori di Lovecraft. Una ripresa - voluta o no - del celebre mockumentary horror americano "The Blair Witch Project" (1999), molto più incentrato comunque sull'azione horrorifica che sulla colta ricostruzione di un mito.

Al di là dell'interesse per il tema trattato, l'opera risulta nel complesso poco convincente, anche per via della forzata recitazione in inglese, una scelta forse voluta per rendere fruibile l'opera a un pubblico internazionale, ma mescolando in modo poco fluido l'inglese con elementi di italiano e dialetto locale. Però... però, proprio questa incongruenza complessiva dell'opera intriga nel leggervi dentro qualche messaggio esoterico più che un semplice sfruttamento commerciale.



Interessante è soprattutto l'identificazione del paese di L., centrale dei miti, con Loreo, cittadina centrale del Polesine, il cui nome deriva dal latino Lauretum, "luogo dei Lauri". Qui esiste una confraternita dei Fratei della Santissima Trinità, i quali si vestono di un saio scarlatto e praticano in date canoniche dei rituali cui è strettamente vietato l'accesso ai non appartenenti alla congregazione, cui si può accedere solo dietro presentazione di un padrino già membro della stessa. Nel 1951, l'alluvione del Polesine dimezzò la popolazione di Loreo, facendola scendere da seimila a tremila abitanti, per l'emigrazione di metà della popolazione lontana dal centro originario. 

La confraternita si sparse così un po' in tutto il Nord Italia; gli autori del documentario sostengono che una buona parte degli adepti viene da Torino, ovviamente anche per sottolineare la liason avvenuta con la capitale ermetica d'Italia. Ma anche siti religiosi confermano una buona provenienza da Lombardia e Piemonte al rituale, come del resto logico (si tratta delle altre due grandi regioni del Nord). 

Il vincolo rigoroso di segretezza nella confraternita non stupisce affatto; più che altro, è singolare che essa si sia mantenuta in modo ferreo ancora oggi; nel suo sito, il regista spiega di essere riuscito solo a strappare ad un accolito alcune stravaganti considerazioni sulla Trinità (spiegabili però anche con la generica scarsa competenza teologica del medio fedele cattolico italiano). Comunque, anche siti di stampo religioso confermano la particolare vitalità di questo rituale, probabilmente rafforzato dalla sua natura di collegamento simbolico di una comunità dispersa. 

I riti segreti riguardano una "disciplina spirituale", che può includere riti flagellanti ma probabilmente un percorso più profondo di disciplinamento psichico da parte dell'adepto, tramite cerimonie tenute segrete anche per accrescerne il potere psichicamente dirompente su chi vi viene iniziato senza conoscere il rituale e nutrendo verso di esse profonde aspettative esistenziali. Come i riti massonici, del resto, confraternita laica, i cui riti di morte e resurrezione nella fratellanza - non a caso il termine è identico - sono però nel tempo stati divulgati oltre la cortina del silenzio iniziatico, anche in ragione dell'ampio numero degli adepti (in un gruppo di alcune centinaia di devoti è più facile costringere tutti al vincolo del segreto).


I Racconti del Filò rimandano invece alla tradizione di trovarsi nelle stalle a filare nelle notti d'inverno raccontandosi storie per passare il tempo. Tale tradizione contadina porta ad economizzare la luce - è diffusa anche in Piemonte come Vjià (Veglia) - e diviene da sempre l'occasione per la narrazione di storie terrificanti, aiutate dal buio che circonda i partecipanti. Tra tali narrazioni, il film estrapola quella degli Uomini-Pesce, diffusa nella zona paludosa del Delta del Po (il nome Polesine significa appunto palude, luogo paludoso). 

Con una citazione carpiata di Conrad, il documentario paragona il Fo ad un lungo serpente, e il Polesine alla sua bocca spalancata. Ecco così che Loreo diviene la possibile fonte di Innsmouth (In-Mouth, nella bocca), la cittadina americana immaginaria infestata dagli uomini-pesce lovecraftiani. In effetti il Polesine, per il suo ricco tessuto archetipico, è ancora oggi scenario di numerosi avvistamenti alieni, della tipologia rettiliana, quella più avvicinabile al mitico uomo-pesce od homosaurus. Alcuni hanno osservato come Chtulu, divinità astratta da miti già esistenti, potrebbe essere un rimando a "Cht-onio", intesa come divinità propria di un luogo.


La connessione tra i riti dei Fradei e il segreto degli uomini-pesce è lasciato tutto all'immaginazione dello spettatore, perché il mockumentary non si azzarda a fornire ipotesi di spiegazione. Tuttavia, per il gusto di fantasticare, non si potrebbe affatto escludere una connessione tra i due elementi. Se il mito dell'uomo-pesce era diffuso (ed è probabile che lo fosse, come in terre di boschi , in Piemonte, era diffuso quello dell'homo selvaticus) non è da escludere che esso fosse recuperato nel rito iniziatico, per una dimostrazione di virilità e coraggio. 

Ad esempio, all'adepto era fatto incontrare un celebrante di rango elevato che, per metterlo alla prova, gli appariva in un mascheramento da uomo-pesce, diabolico serpente fluviale personificato e superabile solo nel salto di fede richiesto dalla confraternita. Superata la prova, l'adepto avrebbe potuto comprendere che l'uomo-pesce era una finzione gestita dai Fratelli, i quali avrebbero potuto usarla anche nel caso fosse venuta utile agli scopi della fratellanza, sfruttando il timore popolare che circondava le acquatiche creature ai propri fini. Siamo, beninteso, nell'ambito della fantasia più sfrenata: ma finché non saranno accessibili antropologicamente i dati della confraternita (forse mai, del resto), non si può fare altrimenti.

























La figura di Alfred Galpin (1901-1983), invece, sarebbe ben conosciuto, ma il documentario non si sofferma sulla sua figura, che in rete è comunque poco documentata, benché sia una figura di intellettuale americano piuttosto rilevante. 


La sua corrispondenza con Lovecraft inizia nel 1918, con la fondazione del triangolo epistolare Gallomo, Galpin-Lovecraft-Moe. Nel 1921, Lovecraft aveva riconosciuto nel giovane ventenne il più brillante negli ultimi anni della sua vita; "He is intellectually exactly like me save in degree. In degree he is immensely my superior—he is what I should like to be but have not brains enough to be", diceva di lui. Lo stesso anno, tuttavia, il trio scioglie la propria triade epistolare, e in seguito l'allontanamento, perlomeno intellettuale, diverrà maggiore.


Difatti Galpin ufficialmente si era dichiarato molto scettico, verso la metà degli anni '20, circa la svolta del fantastico lovecraftiano verso i miti di Chtulu: egli infatti parlava di "concoction", di assemblaggio mal riuscito, rimproverandogli l'assenza di riferimenti ad archetipi chiaramente riconoscibili. Una certa irritazione lovecraftiana traspare nel racconto "Innominabile", nel cui ottuso professorino di liceo Joel Manton è possibile riconoscere le obiezioni al fantastico del Galpin critico lovecraftiano.

Trasferitosi in Italia nei primi anni '30 in seguito al matrimonio con la studiosa italiana Isabella Panzini, nel 1938 - a un anno dalla morte del maestro di Providence - Galpin si associò agli studi americani di italianistica del professor Joseph Russo. Nel 1955 divenne il direttore della società americana di studi italiani (AATI).

Nel 1958 Galpin pubblicò "De Sanctis on Dante", in cui analizzava la lettura del celebre storico letterario del nostro autore più noto (e non privo di ermetica rilevanza...); nel 1959, scrisse una memoria sulla sua amicizia con Lovecraft, che stava iniziando un lento recupero nella considerazione degli studi.

Sotto la sua guida, nel 1966, gli studi italianistici giunsero alla loro massima espansione statunitense, giungendo a 1200 studenti universitari. Nel 1977 parteciperà a Trieste al primo congresso lovecraftiano nei 40 anni della morte, dove è l'ospite di onore. Al convegno partecipa anche Sebastiano Fusco, che diverrà il principale studioso lovecraftiano del nostro paese. 
Concludo il resoconto del duecentesimo con una annotazione personale, ma indubbiamente gustosa sotto il profilo ermetico: durante la visione del film, alla scena finale, in cui gli uomini pesce giungono alla porta del Filò - e forse, in contemporanea, alla roulotte dei ricercatori - qualcuno ha suonato alla porta di casa nostra, per errore o per scherzo. Una corrispondenza inquietante, che ha rafforzato il divertimento occultistico della visione del film...

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