Europa Art

 Coypel, Europe (1727)

Il blog ha superato ieri i 4000 visitatori globali, col post su Orfeo che si appresta a raggiungere i 200 contatti, cifra a quel che ne so non disprezzabile per un blog di nicchia come il mio. E dato che ieri ho parlato di Ereb-Europa, vediamo di incoraggiare il trend di crescita con un nuovo post dedicato alla raffigurazione di tale mito nella storia dell'arte.

Europa era nel mito una principessa fenicia, il cui nome appare per la prima volta, nel mito greco, nella Teogonia di Esiodo (700 AC) tra le figlie del dio Oceano e della sua sposa Teti, sottolineando quindi fin da subito la dimensione marittima della divinità fenicia.

L'etimologia del suo nome è duplice: da un lato, in greco, esso significa "Fronte Larga", con probabile riferimento a qualche femminea divinità taurina, cosa che, per estensione, indicherebbe in seguito la sua caratteristica di nume dell'intelligenza, simile ad Atena (ancor oggi, la "fronte bassa" è sinonimo di scarsa intelligenza). 

Ma come già detto, un termine più antico, accadico, Erebu, ripreso anche dai fenici che dall'area mesopotamica provenivano, indica appunto "Occidente": Europa sarebbe quindi anche l'Occidente per le civiltà della Mezzaluna fertile. Curiosamente, il continente europeo ha anche una forma che si può avvicinare volendo a quella taurina; ma la connessione con divinità tauriformi deriva dal loro diffuso culto mesopotamico, collegato all'istituzione dell'allevamento bovino.

Nel mito greco del resto la stessa Europa discendeva dall'unione di Zeus (con cui ella stessa si congiungerà) e la ninfa Io, tramutata da Zeus in una vacca sacra. Il padre, Agenore, era il re di Tiro, la principale città della Fenicia (l'attuale Libano); tuttavia alcune tesi vogliono identificare la Tiro di Europa con una colonia fenicia omonima sita nell'attuale Sardegna. 

Ad ogni modo dopo il suo ratto erotico in forma di toro Zeus la condusse a Creta dove, tramutatosi in aquila per vincere le di lei resistenze, la violò. In altre versioni del mito, sono semplicemente i cretesi di Minosse a rapirla sull'Isola, e non il loro Dio. Ella ebbe da egli tre figli, Minosse, Radamanto e Sarpedonte, e si sposò con Asterione, il quale la rese regina dei Cretesi in modo da beneficiare di tale discendenza divina. Giove inoltre le donò Talos, il gigante animato di bronzo che difendeva miticamente Creta, ed in suo onore generò la costellazione del Toro, la più importante (nell'antico Eone la primavera iniziava con tale formazione zodiacale). Alla morte di Europa i cretesi diedero il nome al continente occidentale in suo onore.

Ad Asterione (il cui nome si ricollega ad Aster, astro, con il costante riferimento mitologico all'astrologia sacra, strettamente connessa ai miti taurini) successe Minosse (il cui nome, Minos, rimanda più genericamente a un diffuso termine indoeuropeo per Sovrano) che avrà come figlio il secondo Asterione, il Minotauro, il cui nome riprendeva dal nonno e la cui madre Pasifae, secondo la tradizione di famiglia, si unì ad un gigantesco toro bianco sacro a Zeus per generare una nuova incarnazione del Dio-Toro.

Nonostante la sua enorme rilevanza, non vi era un esplicito culto greco di Europa; tuttavia, il suo nome si sovrapponeva spesso alla dea Demetra (la Cerere latina) protettrice della terra e dell'agricoltura. Il rito di Demetra, il più importante culto misterico dell'antica Grecia si combinava così nel continente Europa con la figura cui tale territorio era dedicato, donna divinizzata collegata dall'antica radice Ereb al sottosuolo, regno dei morti dove anche il dio-seme, inseritovi dall'aratro trainato dai buoi, doveva morire per poi rinascere a nuova vita.

Va sottolineato come inoltre come Minosse diventi, dopo la sua morte, il Giudice degli Inferi, in ragione della sua grande saggezza come legislatore (pur accecato infine dall'hybris) evidenziando ulteriormente questo rapporto tra Europa ed Erebo del sottosuolo. La reale adozione del nome per identificare il continente, tuttavia, non sarà classica ma medioevale: i Romani difatti identificavano al limite la loro cultura col mediterraneo Mare Nostrum, mentre solo con la giustapposizione tra cristianesimo e islam, verso il 700 DC, i monaci inizieranno ad indicare dottamente, nelle loro storie, i territori dell'Impero franco, baluardo contro l'invasione saracena, quale "Europa". Da allora il nome proseguirà il suo forte valore identificativo dell'Occidente, che perdura tuttora nella spinta alla creazione dell'Unione Europea che, nel suo procedere, sta forse risvegliando simbolicamente l'antica divinità dal sonno.



Benché siano numerose le figurazioni della Dea associata al Toro già in età arcaica, come detto il tema di Europa in senso specifico emerge dopo la sua descrizione esiodea del 700 AC, e le prime testimonianze artistiche appaiono verso il 600 AC, in opere di pittura vascolare a figure nere e in opere scultoree come il cippo votivo di Selinunte, qui effigiato, dove la figura della dea è aggraziatamente seduta sul toro rituale in un'area perfettamente inscritta in un quadrato.

Un tema, quello di tale simmetria sacrale quadrata, che torna nella  pittura vascolare delle figure rosse (500 AC) sovrapposizione spaziale della donna divinizzata con la figura del toro: l'estensione delle braccia di lei è identica a quella del corpo dell'amante, così come i piedi di lei sono perfettamente allineati ai suoi zoccoli. La perfetta corrispondenza sottolinea il valore mistico dell'unione ierogamica, apportatrice della fertilità agricola dei campi.

Il mito verrà recepito generosamente nell'arte romana, dove l'evoluzione artistica dell'ellenismo a partire dal 300-200 AC favorirà sempre più la sensualità della figura: l'affresco pompeiano vicino all'Anno Zero nella Casa di Giasone mostra il costante raffinarsi della resa artistica nell'arte romana ormai imperiale, mentre la nudità di Europa nella parte superiore del corpo evidenzia ulteriormente l'unione col Dio-Toro. La cosa diviene ancora più evidente nel successivo mosaico del 250 DC, dove Europa appare sensualmente adagiata sul corpo del toro invece che seduta in una posa artificiosa.





L'Europa del Bellano (1470 c.) è forse una delle prime riprese rinascimentali del mito all'interno dell'arte scultorea, mentre in contemporanea Liberale da Verona (1470 c.) la raffigura nell'arte pittorica. Siamo negli anni '70 del Quattrocento, agli albori della grande rinascita del tema classico in pittura, già apparso in modo sistematico nella scena ferrarese degli anni '50 e '60 ma che avrà la sua grande legittimazione dalla ripresa, negli anni '80, da parte della corte fiorentina di Lorenzo de Medici ad opera del Botticelli, dove il tema tuttavia non sarà affrontato. Tale ripresa continuerà nel corso del primo '500 tra scultura e pittura, con l'energica e infuriata Europa del Riccio (1520 c.) in scultura e, ormai anche fuori d'Italia dopo la diffusione europea - appunto - del rinascimento nel 1530, che porterà ad esempio all'interpretazione pittorica del francese Jean Cousin (1550 c.).


Nella ripresa post-controriformistica di Tiziano (1562) la figura di Europa si fa sensualmente scomposta, rappresentando con maggior realismo la scena del rapimento, rispetto alle pose  comunque composte e simboliche tipiche dell'età classica e delle prime riprese rinascimentali, tornando a scoprire il seno nella concitazione della folle corsa del Toro divino.

Anche il Veronese, tra i veneti, si cimenta nel tema verso il 1578, a concludere il Cinquecento ormai verso un gesuitico barocco, accentuando la sensualità nell'apparentemente casuale denudarsi del seno di Europa, ma al tempo stesso tornando in una composizione che riesce ad essere dinamica ed inverosimilmente composta al tempo stesso. Le ancelle paiono cercare invano di arrestare il rapimento cui Europa sembra invece prestarsi con rassegnata fatalità.

Nel 1630, la ripresa europea di Rubens riparte dalla didascalica copia di Tiziano, di cui riprende ogni dettaglio in un cromatismo ancor più vibrante e meno cupo del  grande modello veneto.

A fine secolo, tuttavia, i toni soffusi di Luca Giordano (1677) anticipano già la leggiadra leziosità del rococò che incombe, trionfando nei suoi gradi più zuccherosi in un Boucher (1747). 

Il tema declinerà con l'avvento del Romanticismo ottocentesco, volto a un graduale abbandono dei più consunti temi mitologici, per rinascere con rinnovata forza però nel simbolismo di fine secolo, dove appare ad esempio nelle opere di Moreau (1870 c.) e di Watts. Da allora, rivivificata nel suo simbolismo, Europa poté talvolta rinascere nell'arte Novecentesca, come ad esempio appare nell'incisione xilografica di Gaugin che proietta il mito europeo nell'esotismo extra-europeo che ispira la sua produzione.


Venendo ai giorni nostri, la rinascita dell'Europa come sia pur fragile unità politica ha suscitato la ripresa del mito d'Europa sulle monete greche da due euro, dove è stato istoriato un bassorilievo tratto da una figurazione antica di area spartana. E con questo finisce questo nostro breve viaggio nel mito, nella speranza che Europa abbia ancora molto da rivelarci nella sua inesausta potenza archetipa.

Post più popolari