Il "Mistero" di Saliceto

Saliceto, Chiesa di San Lorenzo (1500), Pellicano rosacroce.

Come si era già accennato a Novembre, lo scorso martedì 18 gennaio 2011 è andato in onda su Italia 1, alle 21, la puntata di "Mistero" dedicata ai segreti esoterici della Chiesa di San Lorenzo a Saliceto. Il torinese Marco Berry ha intervistato lo studioso di Cengio, Giorgio Baietti, che da tempo si occupa di tematiche ermetiche - ricordo di averlo sentito parlare rispetto a Rennes-Le-Chateaux a Mondovì, dove ricordava di aver studiato, forse non casualmente.  La trasmissione, ben realizzata, consente di comprendere i punti salienti delle sue ricerche sui misteri iniziatici.

La trasmissione comincia da Piana Crixia, luogo di un importante incrocio (Crux) sulla via Emilia che conduceva ad Alba e Torino, dove si trova una chiesa di San Colombano, santo spesso collegato ai misteri celtici, il cui dipinto (comunque tardo, si direbbe almeno secentesco, ma su questo la trasmissione non dice) è celato da una tenda rossa dietro all'altare.

Ci si sposta quindi nella vicina Altare in virtù di tale indicativa connessione mistica, dove viene illustrata la figura di Don Giuseppe Giovanni Bertolotti (1842 - 1931), benefattore del paese che, nato da famiglia poverissima, verso il 1875, a ventitré anni, parroco di una cittadina tutto sommato marginale, si viene a trovare ricchissimo, in grado di fare grandi donazioni, edificare due ville per le sorelle, donare due asili alla città, edificare una chiesa maestosa e regalare ulteriori appartamenti, a Torino e altrove. 

Grazie a tale inattesa e munificente ricchezza il sacerdote è nel 1886 fatto accedere all'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, la cavalleria mistico-iniziatica dei Savoia; il papa Pio X gli proporrebbe di divenire vescovo di San Giovanni in Laterano a Roma, in parole povere il vicario del vicario di Cristo, ma egli rifiuta, dicendo che "la cura delle anime" di Altare gli impedisce di allontanarsi dal luogo. 

Da qui l'idea che egli custodisse un qualche rilevante segreto, che Baietti ricollega all'ars vetraria sorta in paese a partire dalla presenza benedettino-templare in loco. Tale cosa si ricollegherebbe alle due ricchissime ville  gemelle costruite dal sacerdote per le due sorelle, dove si troverebbe anche una singolare vetrata in stile neogotico con raffigurati dodici cavalieri templari. Il simbolo araldico adottato dal Bertolotti è poi riportato con frequenza, e riporta un Drago, simbolo del Custode del Segreto.

La Via Crucis della ricca chiesa di Bertolotti è ovviamente invertita rispetto alla dispositio abituale, secondo convenzione ermetica (celeberrimo il caso di Rennes Le Chateaux) per rimarcare che il racconto degli eventi è stato rovesciato. Tale caratteristica si ritrova anche nella terza e più interessante chiesa di tale mistico itinerario, quella di San Lorenzo a Saliceto.

La chiesa di San Lorenzo è in effetti singolarmente ricca di simboli ermetici: nella facciata oltre al Bafometto e all'Hermes Trismegistus di cui avevo già parlato, si parla anche della Rana Alata, simbolo dell'alchemica unione tra Acqua, Terra ed Aria nell'animale anfibio che diviene dotato di ali. In alto, la chiesa è sormontata dal simbolo del Pellicano, che era stato adottato dai Rosa+Croce, rinascenti templari del '600, come il segno della loro segreta continuità templare. 

Ventidue cerchi segnano la chiesa, riportandovi il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico e dei geroglifici degli Arcani Maggiori del gioco dei Trionfi o Tarocchi, le due grandi cattedrali di carta - letterale e visuale - che vengono messe così in correlazione con la chiesa di pietra. Anche all'interno ritornano i cerchi, associati alla predetta via crucis invertita.

Qui inoltre ad essere invertita è anche la N di Inri nella scena della Deposizione, per Baietti è un segno di (N)ascondiglio. in effetti, quella N è spuria nell'italiano Nascondo, che deriva da (N)+abs+condo, con valore pleonastico rispetto all'originale latino. A mio avviso, se vogliamo seguire la linea ermetica renniana, si potrebbe anche interpretare come "inversione" rispetto alla tradizione raccontata, un modo di dire che quella storia non è vera da quel momento (e difatti, la versione della fuga in Francia presuppone un divergere dalla deposizione in poi). 

Ovviamente, com'è tipico, Giovanni è raffigurato come donna nell'ultima Cena, secondo un topos figurativo ampliamente codificato (cui si riallaccia del resto, e ci dovremmo tornare, il mito della papessa Ioanna dell'VIII secolo d.C.). Altrettanto naturalmente non poteva mancare un Sauniere locale, individuato da Baietti in padre Bortolotti ("i preti, tutti massoni", come diceva un personaggio femminile, mi pare, di "Nature Morte" di Nicola Duberti).

Da approfondire sarebbe ancora la costruzione della Chiesa di San Lorenzo verso il 1500, massimo capolavoro del Rinascimento piemontese, superiore in certi aspetti anche al Duomo di Torino (anch'esso dedicato a San Lorenzo), voluto dal cardinale Carlo Domenico del Carretto, amico del Papa Giulio II e di  Leonardo da Vinci, e il cui fratello Fabrizio era il gran maestro dei Cavalieri di Rodi, sopravvivenza templare dell'epoca. E si è solo accennato alla particolare natura di Marchesato autonomo di Saliceto, solo tardivamente annesso dai Savoia ultimi al loro nascente regno nel passaggio tra Cinque e Seicento: due temi di cui tratta con dovizia di particolari il blog "Vento Largo" nei suoi post su Saliceto.

"Mistero" ha preferito passare subito alla presenza templare in queste zone e alla leggenda di Abdul Amin, invasore saraceno sepolto in loco con un enorme tesoro. Una leggenda che ricorda quella del Moro monregalese, e che forse ad esso si collega, come alle recenti polemiche sull'ambiguo riferimento ai Saraceni (e dei templari) nei manifesti della provincia cuneese per celebrare i centocinquant'anni dell'Unità, di cui ho già parlato a suo tempo. 

La conclusione di "Mistero" è in questo caso quella più tranquillizzante, ovvero la presenza di un ricco tesoro arabo-templare che Bertolotti avrebbe scoperto e utilizzato, in modo simile a un Sauniere scopritore dell'Oro del Tempio in senso fisico e non alchemico-spirituale. Il vero esito della ricerca, o una versione conciliatoria, pubblicamente accettabile?



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