The Prophecy

Visto di recente "The Prophecy" (1995) di Gregory Widen (allerta spoiler come al solito). Imperdibile classico dell'horror, mi ha affascinato la raffinata componente teologicamente corretta, perfettamente messa in scena da un Christoper Walken nelle parti di un agghiacciante arcangelo Gabriele. 

Come in altri classici del theological horror (in tempi recenti, il brillante serial Supernatural, di cui ho a suo tempo parlato) il film sdogana una concezione anticamente presente, ma poco diffusa al largo pubblico: il fatto cioè che gli angeli rimasti lealisti alla fazione celeste siano animati da un disprezzo per l'uomo analogo a quello dei demoni, cui sovrappongono l'algida obbedienza al volere divino che non capiscono e non condividono. 

Un tema che, probabilmente, è entrato nella pop culture per effetto di Alan Moore e del suo mai abbastanza celebrato "Hellblazer" (1985), dove l'occultista inglese John Constantine divulga a un vasto pubblico i complessi equilibri tra un inferno comunque terrificante e un cielo algido e distante, rappresentato in terra soprattutto da un Gabriel snob ed irritante ma non ancora più che diabolico come quello di Walken. 

Un tema che ritornerà nel migliore allievo di Moore, Neil Gaiman, e nel suo "Sandman" fumettistico, dove il signore dei sogni si troverà impegnato in una battaglia per il controllo degli inferi sfiorando così controvoglia una sfera del divino, quella angelico/demoniaca, che poco gli è congeniale e gradita, lui classica divinità archetipa Immortale.

Lo sviluppo in questo bel film di quindici anni fa ha comunque tratti originali di particolare inquietudine, e probabilmente contribuì a far penetrare gradualmente il cinema dalla carta stampata all'immaginario visivo, anticipando le moderne trasposizioni Mooriane del "Constantine" del 2000 e le attuali avventure dei fratelli Winchester. La copertina del post è ovviamente "Gabriel" Walken.

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