Game Over











Questo 2011 si è aperto con una serie di grandi sconvolgimenti di portata storica nell'area nordafricana nostra dirimpettaia sulle sponde del Mediterraneo. A partire dalla Tunisia, le cui rivolte hanno portato alla deposizione anticipata di Ben Ali, per passare all'Egitto di Mubarak, caduto ufficialmente l'11 febbraio 2011. Ora l'epicentro della crisi è l'Egitto, dove il colonnello Gheddafi tuttavia ha dichiarato e dimostrato di non esitare di fronte a nulla pur di difendere il proprio potere: i bombardamenti sulla folla hanno ucciso circa mille manifestanti e la situazione sembra solo all'inizio di una terribile degenerazione. Ma anche tutti gli altri paesi dell'area sono scossi dalle rivolte, incluso l'Iran, attuale epicentro del fondamentalismo islamico. 

Le conseguenze a medio e lungo termine, al di là della tremenda destabilizzazione attuale, sono ancora completamente ignote. Una cosa sicuramente è da rimarcare: la rivolta, causata dalle tremende condizioni di vita sotto le varie dittature, è stata permessa anche dalla nuova rete informatica del web, delle email, di twitter, dei blog, che sono stati usati dai manifestanti per comunicare e organizzarsi (e, forse, l'assenza di libertà informatica è una delle concause della rivolta: alle pessime prospettive di vita si unisce in quei paesi la radicale repressione dei media al di fuori delle voci ufficiali dello stato). Appare quindi significativo che la parola chiave delle varie rivolte sia lo slogan apparentemente occidentale, sicuramente videoludico, "game over", a segnare la fine del gioco per il dittatore mediterraneo.




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