Garibaldi a Mondovì























Torno a rimpinguare i post sulla Mondovì esoterica la recente celebrazione delle scuole e dei giornali locali di ua figura dei 150 anni dell'Unità: Giovanni Bozzo, garibaldino palermitano che poi si stabilì, dopo aver preso parte all'impresa dei Mille, qui a Mondovì. In effetti la cosa non deve sorprendere, perchè inizialmente il monregalese fu un territorio particolarmente favorevole al movimento garibaldino, caratterizzato da un mazzinianesimo visceralmente anticlericale. Il fondatore del primo giornale cittadino, Pietro Delvecchio, fu il segretario di Garibaldi per un certo periodo, mentre il garessino Benedetto Rovella fu pare il messaggero che portò il celebre messaggio "Obbedisco", con cui il repubblicano Garibaldi cedeva il Sud ai re di casa Savoia.

Addirittura, l'eroe dei due Mondi soggiornò anche nel Piccolo Mondo di Mondovì, ospite del pittore Andrea Vinai verso il 1850, in semiclandestinità (il nuovo Carnevale era stato istituito, due anni prima, proprio come forma segreta di appoggio ai "crociati lombardi", ovvero ai patrioti risorgimentali, soppiantando la previa tradizione poco illuminata della simbolica decapitazione dell'Oca fornita dagli ebrei della città). Convinto garibaldino, Andrea Vinai era il pittore prediletto del vescovo colto ma reazionario Ghilardi, ed effigiava segretamente Garibaldi nelle sue figurazioni di San Giuseppe, secondo un omaggio diffuso tra i pittori garibaldini dell'epoca. Forse per questo il generale Turr e i suoi uomini, eroi della spedizione dei Mille che si trasferirono a Mondovì alla fine della guerra, istituirono nel giorno di San Giuseppe (Garibaldi) una borsa di studi in onore del grande patriota. Un vecchio trucco, che sarebbe durato fino al fronte popolare del 1948, di cui Guareschi stigmatizzava la presentazione di Garibaldi come San Giuseppe (e a sua volta ne rovesciò "l'onesto faccione" in quello terribile di Stalin, per contropropaganda).

Ad azione corrisponde reazione, e no a caso infatti la città di Mondovì non possiede una via Garibaldi: alle celebrazioni del 1911 si erano ormai imposti i liberali moderati collegati a Giolitti, desideroso di quegli accordi coi cattolici che scatteranno nel 1913; e il massone Garibaldi, che sosteneva che il papato fosse "l'abominevole nemico della fratellanza umana" poco era utile allo scopo. Più avanti, nel secondo dopoguerra, si era tentato di intitolare in tal modo Via Sant'Agostino, ma il tentativo era caduto in un nulla di fatto. Oggi la giunta pare intenzionata ad omaggiare l'eroe con la dedicazione del nuovo, forse non indispensabile ma elegante ascensore tra Breo e i Piani. Vedremo che sviluppi la cosa avrà.

Post più popolari