Vampire Studies. Medioevo e Rinascimento.























Continuo qui con la seconda parte del mio saggio dedicato al vampirismo. Ho aggiornato anche abbondantemente il sotto-blog dedicato in questi ultimi giorni, e ho intenzione a breve di continuare con l'upload di file vampirici dedicati. Ecco comunque la parte del saggio dedicato al Vampiro nel medioevo. Immagine attribuita a "Gipsy Heart", 2000s.

Il Vampiro nel Medioevo. Order Of The Dragon.

Per quanto le radici del mito siano, come abbiamo visto nella prima parte, profonde, la prima attestazione del nuovo termine Upir la troviamo comunque in un manoscritto dei Salmi russo (1047 AD), dove il monaco copista si è firmato nei margini come Upir' Likhyi, folle stregone.

Tra 1100 e 1200, nei Detti di San Gregorio, raccolta sapienziale di area russa, appare per la prima volta la stigmatizzazione dei Vampiri – Upir come residuo del paganesimo che si stenta ad abbandonare.

Ma la culla del più vero sviluppo del mito vampirico è poi l'Ungheria, regione di confine dove i feroci Ungari si erano stanziati, divenendo il barbarico baluardo della cristianità contro la minaccia islamica dell'impero turco (dalla cui area linguistica, non a caso, il termine ubir-vampiro proviene).

Il primo sovrano a tentare di unire la nobiltà ungherese in un ordine iniziatico di tipo cavalleresco fu Carlo Roberto d'Angiò, che nel 1309 divenne sovrano del regno e nel 1326 fondò l'Ordine di San Giorgio, il mitico cavaliere cristiano che vince un drago demoniaco, per stringere a sé i nobili più valenti. Sono gli anni in cui, messi sotto accusa i templari (1307), le varie monarchie europee tentano di mettersi in continuità con la loro tradizione guerresco-sapienziale.

L'ordine di San Giorgio declinò con la morte di Carlo Roberto, nel 1342, ma al complesso mitico del drago-vampiro si ispirò nuovamente Sigismondo, re di Ungheria dal 1387, quando decise di fondare l'Ordine del Dragone (1408). Emblema dell'ordine era un drago che si mordeva la coda (richiamando il simbolo dell'Ourobouros) sormontato dalla Croce di San Giorgio, il vincitore del Drago. Scopo dell'ordine era raggruppare la nobiltà cristiana dell'Est Europa per sottrarla all'influsso dell'eresia Hussita e invece mobilitarla contro il nemico islamico, sulla memoria dell'epopea crociata e templare.

Similmente a quanto avveniva nei templari, l'assunzione del simbolo del Drago, rappresentante l'Avversario islamico, quale propria icona, voleva avere il significato di rivolgere contro di esso la sua stessa identica ferocia, simboleggiata forse anche dal suo aspetto circolariforme. Il Drago, dunque, come un nuovo volto del Bahometto adorato come demone dai cristiani templari (tra l'altro, in rumeno Drakul divenne il termine per indicare il demonio).

Tra i principali membri dell'Ordine Draconico vi fu la stirpe di Vlad II Drakul (1390 – 1447) di Transilvania, chiamato così appunto in ragione alla sua adesione all'ordine, cui sarebbe poi appartenuta la sua discendenza, la casata draculiana.

L'incarnazione storica più illustre di tale mito, come è arcinoto, fu la figura del figlio Vlad III Tepes di Valacchia l'Impalatore (1431 - 1476), campione della resistenza dell'Europa cristiana contro l'invasione islamica dell'Impero Ottomano. Salito al potere dal 1456, egli si distinse per la crudeltà verso il nemico, caratterizzata dall'atroce forma di supplizio adottata, che gli valsero la fama demonica poi rimastagli collegata.

Figure di nobili squilibrati (anche per l'eccesso di consanguineità) ma geniali in guerra e pertanto tollerati e incoraggiati dal potere centrale furono presenti in tutta la storia europea (basti pensare, negli stessi anni di Vlad Tepes, a Gilles de Rais, il compagno d'armi di Giovanna d'Arco, eroe della riscossa francese e occultista giustiziato come responsabile di riti omicidi su decine di fanciulli). Ma la Transilvania, marca di confine con l'Impero Ottomano ed ultimo baluardo della cristianità, si caratterizzò per continuare ad incoraggiare questa nobiltà draculica, creando una continuità al mito dei vampiri altrove senza precedenti.

In particolare, tuttavia, ebbe grande influsso sul mito di Dracula l'opera di propaganda di Mattia Corvino, sovrano della Romania, che intendeva denigrare il Dracula storico per giustificare la propria indolenza contro il nemico islamico. Dracula iniziò così ad apparire nell'arte sacra della sua corte a interpretare figure demoniache di persecutori dei cristiani. 
Dopo la morte di Mattia Corvino nel 1492 questa propaganda venne meno, ma il mito draculico era ormai entrato nell'immaginario collettivo prodotto dalla Galassia Gutenberg di fogli volanti a stampa nel corso del '500.

Alla fine di questo secolo il mito vampirico di Dracula trova, sempre in Transilvania, una sua prima incarnazione esplicitamente di stampo occultistico, che coincide anche con la sua prima incarnazione femminile.

Si tratta ovviamente della Contessa Elisabeth Bathory (1560-1614), definita appunto “Countess Dracula” per la sua crudeltà. Segnata nell'infanzia dall'aver assistito al tremendo supplizio di uno zingaro accusato di intelligenza col nemico islamico nel castello di famiglia, la Bathory si sposò nel 1575 con un nobiluomo fra i più crudeli della nobiltà transilvana, e mentre lui, pur amando ugualmente torturare i servi, sfogava i suoi istinti soprattutto sui campi di battaglia ove era impegnato a contrastare l'avanzata islamica, lei si poté dedicare appieno alla gestione del suo inferno domestico, con l'aiuto della strega Dorothea Zentes che incoraggiò le sue pratiche iniziandola ai segreti della magia nera, e convincendola che il sangue di giovani vergini potesse conservarle l'eterna giovinezza.

Nel 1585 iniziarono i primi omicidi, che nel 1609 culminarono nell'hybris dell'istituzione di una accademia per l'educazione delle giovani nobildonne. Questo salto di qualità le fu fatale: nel 1610 essa fu sottoposta a inquisizione e, giudicata colpevole di centinaia di omicidi, venne murata viva, condizione in cui morì nel 1614. Ma la leggenda del vampiro ne era stata tremendamente rafforzato.

La reale esistenza del Dracula venne tuttavia messa in crisi dalla definitiva vittoria dell'Occidente cristiano sull'Islam con l'assedio di Vienna del 1683, con il quale l'impero ottomano venne definitivamente ricacciato dall'Europa, iniziando così il suo lento ma inarrestabile declino. Il vampiro era ormai pronto a trasmigrare svolazzante dalla realtà alla finzione.

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