Vampires Studies. Il '900.

Continuo con questo post la serie della mia indagine sul mito del vampiro.

Negli anni in cui Stoker componeva il suo capolavoro, vedeva la luce anche il moderno mezzo cinematografico, che accolse a braccia aperte il mito vampirico giunto ormai alla sua piena maturità, rendendolo il soggetto più trasposto dopo quello dell'ineffabile Sherlock Holmes (il quale, a sua volta, divenne talvolta il miglior avversario dei vampiri stessi). Il primo caso è di un anno antecedente Stoker, e si tratta ovviamente del fantastico George Melies, che già nell'anno uno del cinema delizia gli spettatori con “Le Manoir du Diable” (1896), cortometraggio dove assistiamo all'apparizione di un vampiro prontamente sconfitto da un cavaliere con la croce. Il primo film intitolato a un vampiro è però “The Vampire” (1913) di  Robert Vignola, purtroppo perduto.

Il “Nosferatu” (1922) muto del tedesco Murnau è il primo ed insuperato capolavoro vampirico del cinema, nel suo magistrale uso espressionistico del bianco e nero per rendere l'orrore strisciante del divoratore di sangue; con Bela Lugosi (1931) quale interprete, il vampiro entrò nell'età del sonoro hollywoodiano, che stava codificandosi nei suoi generi, tra cui l'horror: e l'horror vampirico ne divenne il sotto-genere di maggior successo.

Ciò stimolò una ripresa anche nel fumetto, che in parallelo al cinema andava creando nuovi generi avventurosi oltre la dimensione iniziale dei comics. Vampiri comici erano difatti sempre esistiti nel mondo dei comics, in continuità con l'uso del vampiro come elemento di satira fin dalla nascita di tale mitologia. Ma il vampiro in chiave tragica appare per la prima volta nel fumetto anglosassone in una storia vampirica scritta da Siegel & Schuster, i creatori di Superman, sotto pseudonimo: “Doctor Occult and the Ghost Detective” (1935). Stando alle ricerche del direttore del Cesnur, l'antropologo Introvigne, il tema del vampiro è il secondo più diffuso nel campo dei comics dopo il tema del superman, grazie al suo generale predominio nel campo orrorifico, da sempre in concorrenza con quello supereroistico-avventuroso.  

Nel 1936 un salto verso il supereroismo orrorifico sarebbe avvenuto con "The Phantom" (1936), giustiziere basato sul suo aspetto terrificante per i criminali;, che raccoglieva l'eredità di supercriminali come il fantomatico Fantomas. Siegel e Schuster, prudentemente, per il loro Superman (che, non a caso, in un loro racconto precedente era il nome di un super-criminale) diedero un aspetto rassicurante alla creatura, citando esplicitamente la figura dell'Ercole del Pollaiolo; ma sottotraccia essi si ispirarono ugualmente al mito del Golem ebraico, un mito decisamente meno rassicurante e più occultistico.

Ma lo stesso concetto di super-uomo è strettamente connesso al vampirismo. Come abbiamo difatti visto, il vampiro è un super-uomo, che ottiene le sue capacità sovraumane da un atto di hybris, che lo stacca dagli altri esseri umani e lo fa odiare come pericoloso da loro, benché a fianco di questo lato demonico/sovraumano continui ad avere psicologia umana. Egli può poi cercare di combattere tale natura demonica oppure di assecondarla, esattamente come nel genere super-omistico, dove gli uomini fanno da intimorito e sospettoso sfondo alle battaglie tra super-eroi e super-villains. Del resto, già nel mito fondativo di Dracula abbiamo in fondo un super-campione della civiltà contro le orde degli invasori, pur terribilmente crudele, che viene poi denigrato per ragioni politiche e per questo dipinto come un mostro peggiore di quello che è. 

Per cui, con la diffusione del fumetto degli eroi mascherati e poi dei super-eroi, si posero le condizioni per un recupero positivo del vampiro. In questo, il fumetto (non a caso definito in inglese "comic") si avvantaggiava della lettura comico-satirica data da tempo della figura del vampiro, che lo avevano reso un diavolo meno brutto di quel che lo si dipingeva.

Il tema del vampiro comico e quindi apparentemente rassicurante era già diffuso nella vignettistica, ma divenne sistematico di una serie proprio in questi anni, con un fumetto di grande impatto come “The Addams Family” (1938) dell'omonimo illustratore Charles Addams. Gli Addams, pur non essendo dichiaratamente vampirici, lasciano intendere molti comportamenti di tale tipo: dormono in bare, sono di un pallore ancestrale, i loro cibi misteriosi sono immangiabili per gli umani, e così via.

L'anno dopo il mito di un vampiro non-negativo venne presto incanalato anche nel superomismo tramite il “Batman” (1939) di Bob Kane, l'uomo pipistrello, il quale di notte appare vestito di nero per terrorizzare i criminali, e che diverrà, assieme al solo Superman, l'unico immortale della storia dei comics a sopravvivere ancora oggi. Ma intanto, gli orrori oscuri della guerra mondiale incombevano, evocando in modo ben più cupo lo spettro demonico del superuomo.

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