Vampire Studies. L'Età Antica.























Proseguendo il discorso sui vampiri, e in assenza di altre essenziali informazioni sulla Mondovì esoterica, pubblico qui la prima parte di un mio work in progress sul fenomeno vampirico, che sarà probabilmente oggetto, nel tempo, di correzioni e aggiustamenti. Questa prima parte indaga le fondamenta classiche del mito vampirico, prima dello sviluppo medioevale della tradizione che identifica il demone-uomo succhiasangue con tale nome.

Le origini del vampiro.

Il mito del vampiro ha origini profonde nella cultura occidentale. Il termine proviene dalle lingue dell'area slava, dove è quasi sempre attestato con varie sfumature. Il suo significato deriva probabilmente dal Turco “ubir” e significa originariamente “stregone”.

Un divoratore di sangue, dunque, ma di origine inizialmente umana, e non direttamente sovrannaturale, con un probabile riferimento ai Riti del Sangue praticati dalle popolazioni preistoriche fin dalla più remota antichità. Tramite la suzione del sangue del nemico se ne acquisiva  infatti lo spirito vitale, fino ad ascendere, miticamente, a quella dimensione di immortale che caratterizza il vampiro quale uomo-demone.

Nel mito classico, tale ancestrale cannibalismo rituale era stato rappresentato del resto negli antichi dei zoomorfi Titani, il cui feroce regno – che richiedeva appunto sacrifici umani con cui soddisfare le loro voglie – era stato concluso dall'avvento del più umano regno dell'antropomorfo Zeus.

Gli adepti degli antichi riti, sia pur demonizzati, erano sopravvissuti mescolandosi a riti orgiastici tollerati come quello di Dioniso, dio della festa, del vino e dell'eccesso, presso il cui corteo si radunavano le sconfitte divinità nell'attesa del ritorno ciclico dei Saturna Regnia. Il mito delle streghe succhiatrici di sangue è ben attestato in ambito greco. La maledizione dell'esecrato rito del sangue, in particolare, avvolgeva la più importante dinastia della Grecia mitologica, gli Atreidi. Il capostipite Tantalo, difatti, venne condannato al celebre supplizio dell'eterna inutile fatica per aver offerto agli dei dell'Olimpo il proprio figlio in sacrificio umano, ormai non più gradito ai nuovi dei.

Demetra, essendosene cibata per distrazione, diede al figlio Pelope una nuova spalla d'avorio forgiata da Efesto, che favorirono il giovane a divenire signore di tutto il Peloponneso e a fondare le Olimpiadi in retto tributo ai nuovi dei. Tuttavia, la maledizione del sangue ricadde sui figli Atreo e Tieste: quest'ultimo infatti diede in pasto il figlio di Atreo al padre per vendetta, segnando di sangue per sempre la sua dinastia. Anche se in modo meno brutale, difatti, anche le vicende dell'Atride Agamennone furono funestate da analoghe sventure in seguito al suo ritorno vittorioso da Troia. Tieste divenne invece modello positivo per i superstiti riti ancestrali, che presero infatti il nome di “riti tiestei”.

Col passaggio all'età romana l'esecrazione dei Riti del Sangue si rafforzò, poiché i romani ne fecero il distinguo tra la loro Civiltà e la Barbarie circostante, traendone spunto e giustificazione per guerre offensive di “civilizzazione” contro i presunti barbari.

I Celti da un lato, i Cartaginesi dall'altro vennero accusati, del resto a ragione, di praticare rituali di sacrificio umano; e anche contro i nemici interni l'accusa di bere sangue umano era una tipica arma politica non sempre fallace. Sallustio attribuisce ad esempio, sia pure con distinguo cautelativi, l'usanza di bere una coppa di sangue umano a sigillo delle riunioni al perfido Catilina, ultimo attentatore alla Repubblica prima del definitivo rovesciamento della stessa ad opera di Cesare.

Le accuse di cannibalismo rituale furono poi rivolte, ovviamente, contro il nuovo rituale cristiano quando questo iniziò la sua diffusione, nella stragrande maggioranza dei casi a completo torto, ma con un'incomprensione del rituale simbolico che poteva avere qualche elemento di non totale malafede.

Già nel rito di Dioniso infatti il Vino, elemento centrale del convito, era associato simbolicamente al sangue come “fuoco di vita”, energia vitale; e anche nel mito ebraico il nuovo patto suggellato da Dio con Noé dopo l'ultimo cataclisma includeva l'invenzione del Vino, tramite il quale viene abbandonato il sacrificio umano come tributo alla divinità (episodio presente già nel sacrificio di Caino a Dio, che per non sfigurare uccide Abele superando così l'offerta di sacrifici animali del fratello, e in modo più esplicito ribadito nel susseguente episodio biblico di Abramo e Isacco). Nel suo manifestare nella forma più pura il compimento del peccato originale Caino si dimostra il più autentico figlio di Adamo: e per tale ragione viene risparmiato dal "Nessuno tocchi Caino" di biblica memoria. Da qui, lo sviluppo col tempo della concezione per cui da Caino, sopravvissuto, si fosse generata la stirpe vampirica: Caino e i vampiri come metafora perfetta di una umanità maledetta dal Peccato Originale che in essi si manifestava pienamente.

È quindi possibile che il Rito del Sangue (di cui poi, a loro volta, i cristiani accusarono con veemenza pressoché sempre falsa gli ebrei e, talora con maggior verità, gli eretici) fosse effettivamente praticato da sette minori di Cainiti biblici della gnosi ebraico-cristiana.

Inoltre, la figurazione del diavolo venerato dalle streghe e riportato prima in manoscritti e poi sulle pareti di pietra delle cattedrali assume l'aspetto di un uomo nero dalle ali di pipistrello e le grandi zanne, due elementi che sottolineano la natura vampiresca: solo in seguito si aggiungono le corna da satiro. Anche il Drago, simbolo del demonio, possiede ali di pipistrello sul corpo serpentiforme, e perfino le streghe, adoratrici demoniache, sono spesso dette mascherarsi (mascae) in qualche uccello notturno (strix è il nome di uno di questi) ivi incluso appunto il pipistrello stesso, secondo i poteri tipici del vampiro.

La Croce, simbolo del resto ancestrale di dispersione del male ai quattro angoli dell'universo, è accettata come distruttiva, e similmente l'Acqua benedetta dalla nuova religione.

Insomma, il mito vampirico si muove quindi ormai in un immaginario sostanzialmente cristianizzato: ed è qui che esso troverà la sua piena maturità e realizzazione.

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