Apocalipse Is Now



Pochi giorni  dopo il mio post sull'avvento del Cigno Nero, anche illustri esponenti della chiesa cattolica, di destra e di sinistra, confermano quanto nella blogosfera ermetica è ribadito da tempo, in modo forse poco originale ma inevitabile: la sensazione di una svolta apocalittica aperta dai recenti eventi mondiali.

"Stiamo andando verso l'Apocalisse? È questa l'impressione che hanno molti di noi rispetto ai grandi cataclismi di questi ultimi tempi e anche alle guerre e agli odi che travagliano molti popoli. La risposta vera dovrebbe essere di sì." Dice imperturbabile il cardinale Carlo Maria Martini, vescovo emerito di Milano e grande vecchio della "sinistra" ecclesiale, usando questo termine di comodo per non aprire un'infinita analisi dei vari posizionamenti.

Al candidato in pectore al soglio pontificio del movimento conciliare risponde da destra la ineffabile figura di Roberto De Mattei, vicepresidente del Centro Nazionale Ricerche, il quale sostiene che“Le grandi catastrofi sono la voce terribile ma paterna della bontà di Dio che richiama al fine ultimo della nostra vita; se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo”, ha detto. “Le catastrofi sono i giusti castighi di Dio” in quanto “alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive, e mentre Dio premia e castiga nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni”.

Aggirando dunque il precetto evangelico di un Dio che fa splendere il sole indifferentemente sui buoni e sui cattivi, De Mattei lega l'antico concetto di catastrofe come punizione divina (una posizione che, basta sfogliare Google News, è diffusa attualmente anche nel mondo orientale, a dire il vero) alla punizione delle Nazioni, che come ente astratto meritano una punizione immediata, non essendo soggette, come i singoli, al finale e terribile Giudizio Universale. Appare implicito che nel Giappone scintoista sia punita la non-conversione al cristianesimo, nuova Babilonia centro di quella nichilistica filosofia orientale contro cui si era già scagliato con forza Woytila.

E tralasciamo per carità di patria la curiosità, per così dire, che tale pensiero scaturisca da un esponente, comunque, del mondo scientifico (e pure autorevole: sempre in teoria, il numero 2 in Italia).

Intanto, proprio in queste ore viene annunciata in Italia la morte dello scrittore José Arguelles, che per primo aveva riportato, nel 1987, la celebre profezia Maya della fine nel mondo nel 2012. Come direbbero gli Orientali, viviamo davvero in Tempi Interessanti.

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