Battifollo






Lorenzo Barberis, "Postcards from Battifollo" (2011)

Ieri visita a Battifollo per un matrimonio di una cugina di Laura. Non ero mai stato in questo piccolo comune di 250 abitanti, di cui ho potuto apprezzare la chiesa, dedicata a San Giorgio (di cui ho parlato casualmente proprio ieri sul blog: coincidenze...). Il piccolo centro monregalese prende il nome dal Battifolium (in piemontese Batifol), ovvero dalla torre di avvistamento medioevale che ho avuto modo di vedere - ma era troppo lontana per foto col cellulare, e che quindi riporto da internet qui sotto.


Attualmente come si può vedere è piuttosto diroccata, ma è decisamente suggestiva così, come una sorta di ciclopico menhir che svetta su una aguzza collina. La prima attestazione risale al 1142; l'investitura feudale ai marchesi di Ceva avviene da parte dell'imperatore ottoniano nel 1203. In seguito, fino al '300, il luogo è identificato anche come il Castrum Ultra Tanarum, il castello al di qua del Tanaro, roccaforte strategica dei confini tra il Marchese di Ceva e il Monferrato. 

Nel 1532 viene inaugurata l'attuale parrocchiale di San Giorgio, di impianto come si può vedere dalle mie foto rinascimentale; la dedicazione al santo guerriero per antonomasia sarà probabilmente da ricondursi alla funzione eminentemente militare del centro. Gli interni sembrano successivi, si direbbe settecenteschi, con un bel catino absidale dedicato alla gloria del santo e curiose decorazioni marginali che non effigiano altri santi minori ma, coerentemente, le "armi" di tali santi, ovvero i loro emblemi allegorici, con un effetto decisamente esoterico che ho apprezzato ma, per condizioni avverse, non ho potuto più di tanto fotografare (la Torre che ho ripreso è l'unica immagine relativamente decente, e penso rappresenti la verginità di Maria).

Il centro resta comunque feudo marchionale di Ceva fino praticamente agli eventi della rivoluzione francese, quando vi si svolge anche una minore battaglia napoleonica nei pressi della "montagna della Bastia", con probabile riferimento al forte. In seguito alla Restaurazione passa alla diocesi e alla provincia di Mondovì (1817) e poi, con l'Unità, a quella di Cuneo, (1859) in cui Mondovì è unificata con Alba e Saluzzo. 

La sua importanza ovviamente declina con la perdita del ruolo di confine nel nuovo stato unitario, e così si passa dagli 835 abitanti del censimento del 1871 ai 244 attuali (2010) in un calo costante nel tempo. Cancellato come comune dal fascismo ed unificato a Bagnasco nel 1928 (centro su cui da sempre Battifollo gravitava), nel secondo dopoguerra riottiene la dignità comunale (1947) ma proprio in tale periodo, con il boom, lo spopolamento si accelera, e si passa dagli ancora 615 abitanti del 1951 ai 395 del 1961, con una perdita secca di oltre duecento abitanti, che in seguito si stabilizza. 

Durante il pranzo di nozze, tenutosi nei locali attigui al Municipio, ho potuto ammirare una ultima nota vagamente esoterica: la scultura che adorna le spoglie targhe dei caduti nel primo e secondo conflitto è decisamente recente, e soprattutto della stessa mano dello scultore che ha effigiato un analogo Angelo (ora Nero) davanti alla massonica stazione a compasso di Mondovì. Una di quelle "suggestive coincidenze" che fanno supporre un recondito messaggio ermetico a chi vuol credere a queste cose (dato che avevo già assistito, senza preordinarlo, al taglio della scultura la scorsa estate, come riferito su questo blog). Per conto mio sono piuttosto scettico su tali cose: ma non mancherò di indagare un po' più a fondo sul possibile autore dei due anonimi monumenti lignei.

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