Cigno Nero




Gli eventi incredibili che stanno caratterizzando questo primo anno della decade degli anni Dieci del nuovo, terzo millennio ha trovato di recente una sua etichettatura all'interno di una lunga tradizione di studi filosofici: e simbolici il Cigno Nero. 

La logica aristotelica tradizionale aveva da sempre appoggiato sul presupposto che fosse possibile giungere agli universali tramite il processo dell'Induzione: tutti i cigni che vedo sono bianchi, quindi tutti i cigni sono bianchi. Tale proposizione veniva assunta come esempio corrente del meccanismo induttivo, ed era passato a luogo comune perfino nella prosa narrativa e nella lirica. Giovenale, nell'82 DC, ci parla ad esempio di "rara avis in terris nigroque simillima cygno", raro come un cigno nero, per indicare ironicamente qualcosa di cosi raro da essere impossibile.

L'espressione "rara avis", del resto, per indicare qualcosa di eccezionale, è rimasta tutt'oggi nell'italiano sufficientemente colto, e in forma tradotta esiste ad esempio anche in altre lingue, incluso l'inglese: la sua diffusione risale al '500, sull'influsso del moderno aristotelismo rinascimentale, da cui l'espressione sarebbe passata nel parlato.

Il cigno nero tuttavia esisteva in Australia, dove fu avvistato nel 1697, catturato nel 1726 e infine classificato da John Latham nel 1790, nell'Anno Uno dell'età contemporanea, che forse è in verità tale per l'avvento del nuovo cigno più che per la presa della Bastiglia. Lo shock culturale non fu infatti da poco: la parte colta della popolazione reagì incuiriosita dal divertente paradosso, e il Cigno Nero visse una nuova fortuna come bizzarra metafora, apparendo tra le altre cose come emblema del Sud Australia  (la prima volta nel 1854, sui francobolli) e nel Lago dei Cigni (1875), il capolavoro di Tchaikowski, come il simbolo dell'inquietante e irriducibile oscurità. Il popolo reagì in modo meno mediato, ritenendo il Cigno Nero un mostro prodotto dal demonio, cacciando e uccidendo i rari esemplari che venivano portati in Europa per una fallimentare trasposizione.

Ma la reale portata della sua presenza fu colta solo nel Novecento, quando il filosofo Karl Popper (1902 - 1994) si servì nel 1930 proprio del Cigno Nero per dimostrare la falsità dell'Induzione, il pilastro su cui si reggeva filosoficamente l'aristotelismo occidentale. Da allora, il concetto è passato nelle scienze sociali a indicare un evento che non viene previsto dal sistema, ma che lo mina alle fondamenta. Oggi, a quanto pare, ci troviamo di fronte a questo terribile Cigno Nero: la crisi mondiale avviatasi nel 2008 (e che aveva portato alla vittoria di un altro Cigno Nero come Obama...) poteva forse in parte essere prevedibile, ma essa si assomma ora alla concomitanza delle epocali rivolte nel mondo arabo - che mettono in discussione in tempi brevi la disponibilità di petrolio - unitamente alla epocale crisi nucleare in Giappone che hanno costretto tutti i paesi occidentali a una marcia indietro sui loro programmi atomici, che non possono quindi compensare l'improvvisa carenza petrolifera. 

Di fronte a eventi di questa portata c'è poco che si può fare o dire, per quanto uno si senta spinto a commentare in qualche modo su Internet anche solo per lasciare al sè futuro una traccia di quel  che pensava, o diceva, in quei frangenti. Data la natura di questo blog, non potevo far altro che ricostruire la storia di questa ermetica allegoria che oggi si sta manifestando nella sua potenza. 

Aggiungendo una inquietante nota di sapore ermetico locale: l'Ordine del Cigno Nero, difatti, fu fondato nel 1350 dal conte Amedeo VI di Savoia, in occasione del matrimonio della sorella Bianca. Il conte, resosi celebre per le sue imprese crociate, che l'avevano spinto a battersi contro i turchi e a rivendicare, sia pur velleitariamente, il trono di Costantinopoli, attribuiva infatti grande importanza simbolica ai colori araldici, e per sè aveva voluto ad esempio il colore verde, per il quale era divenuto famoso come Conte Verde (il figlio Amedeo VII sarebbe stato il Conte Rosso). Tra l'altro in quello stesso 1350 Roberto di Ginevra, vescovo savoiardo che sarebbe divenuto il primo antipapa avignonese (Amedeo VIII di Savoia fu l'ultimo antipapa, simmetricamente), si era espresso con estrema durezza contro la riapparsa Sindone di Lirey, che sarebbe poi passata ai Savoia, ordinando ai canonici che la custodivano di "dire ad alta e chiara voce, al fine di far cessare ogni frode, che la Sindone non era il vero sudario di Gesù Cristo ma una figura o una sua rappresentazione". L'effimero ordine iniziatico, fondato dal Conte Verde con il consueto scopo ufficiale di tali ordini, ovvero di pacificare la nobiltà locale, ebbe vita breve e sparì di fronte a nuovi e più duraturi ordini iniziatici sabaudi; è difficile dunque indagare a fondo la sua natura ermetica, su cui però non nutro molti dubbi.

Speriamo quindi che anche il Cigno Nero che spalanca minaccioso le sue ali su di noi si decida a passare in tempi brevi. Ma su questo, viceversa, ho molte perplessità.

(In copertina, ovviamente, una serie di meravigliose incisioni di Escher, dal 1938 al 1956, raffiguranti il tema del Cigno Nero e il Cigno Bianco mirabilmente giustapposti).

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