Flashforward

















Gli ultimi due post sono stati dedicati al Cigno Nero, direttamente il penultimo, e indirettamente l'ultimo, l'articolo di videogame per Wundergammer. Così oggi ho pensato di recensire una recente serie TV in cui il concetto di "Cigno Nero" è stato sdoganato con anticipo sui tempi. Sto parlando di "Flashforward" (2009), tratto dall'omonimo romanzo di Robert Sawyer di dieci anni prima (1999), ma ambientato appunto nel 2009 (allerta spoiler come al solito).

Il tema centrale è appunto un generale flashforward, un salto avanti nel futuro compiuto dall'intera popolazione mondiale in seguito a un deviato esperimento sugli acceleratori di particelle compiuto il 6 ottobre di quell'anno. La data per due giorni non coincide col mio compleanno (ma è invece il compleanno della ragazza di un mio ermetico amico...) e ancor di più mi ha colpito la coincidenza con l'esperimento del CERN di Ginevra dell'11-13 settembre 2008, che in una data ritenuta poco scaramantica ha avviato la ricreazione del Big Bang facendo temere la creazione incontrollata di buchi neri, conclusosi nel giorno del mio matrimonio. Ovviamente nel serial tutto è spostato in America, ma il romanzo è ambientato attorno al CERN autentico, come il (modesto) romanzo di esordio di Dan Brown, "Angeli e Demoni", oltretutto uscito l'anno dopo a Sawyer, con tempismo sospetto.

Il telefilm quindi sviluppa abilmente un tema che - è evidente fin dal titolo - si riallaccia al grande successo di Lost cercando di reduplicarlo. Il flashback alternato alle vicende insulari era stato il tema portante di Lost fino alle ultime serie, in cui lo sconquasso spazio-temporale ci aveva portato a vedere i flashforward dei vari futuri alternativi al posto dei ricordi del passato. L'idea narrativa era la cosa più interessante della deludente conclusione, e l'idea di riprenderla, oltre che furba, è stata ben sviluppata nel serial, che si avvale anche della Penny di Lost, Sonya Walger, nel personaggio di Olivia, la protagonista femminile, e di Dominic Monaghan, il Charlie di Lost, nella parte del cattivo centrale.

Tuttavia, lo sviluppo differisce poi ovviamente da Lost, e si avvicina invece maggiormente a serie come Heroes (2006) e la sottovalutata - almeno da noi - e ancora antecedente 4400 (2004): due serie che ipotizzano cosa avverrebbe se tutti, nel mondo, finissero per avere dei superpoteri. Un'idea, quindi, simile in fondo a quella degli X-Men (1963) fumettistici di Lee e Kirby, che per primi hanno iniziato ad applicare una estrapolazione rigorosa al concetto di superpoteri legandola a mutazioni cromosomiche e organizzazioni massonico-militar-gesuitiche dei vari superpotenti (non necessariamente super-eroi o super-villain, ma anche con le necessarie zone grigie).

Rispetto a X-Men e alle sue precedenti declinazioni cinematografiche (ma l'opera stessa, dal 2000, è divenuta anche una serie di film di successo), Flashforward si concentra su un singolo elemento di superpotere, quello più interconnesso al medium cinematografico: il potere di avere visioni in forma di profezia, che ben si sposa con il flashforward come espediente visivo/narrativo. Nonostante questo sviluppo interessante e in buona parte originale, la serie comunque ha chiuso, fallendo l'obiettivo di un "nuovo Lost"; il nuovo santo Graal delle produzioni hollywoodiane. Una serie comunque interessante, che consiglio a chiunque di vedere.

In copertina del post, l'evidente parallelo tra l'avvio della serie, con tutti gli uomini svenuti nella loro visione, e la Grand Jatte di Seurat (1885), opera manifesto del puntinismo: una connessione interessante che nessuno mi pare abbia fatto osservare.

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